PARROCCHIA SANTA GIOVANNA ANTIDA THOURET

Adorazione eucaristica perpetua

"Il Padre cerca adoratori che lo adorino in Spirito e Verità" (Gv 4,24)

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Scritti dei Santi sull'adorazione

Sant'Ignazio di Loyola

 

 

Dal Diario

 

[Messa] dello Spirito Santo

 

Lunedì [11 febbraio 1544] - Durante l’orazione solita, senza elezione, mentre rinnovavo l’offerta e nel pregare Dio nostro Signore che l’oblazione di ieri fosse accolta dalla sua divina maestà, molta devozione e lacrime. Un po’ di tempo dopo, nel colloquio con lo Spirito Santo in preparazione a celebrarne la messa, con la stessa devozione e lacrime mi pareva di vederlo, o sentirlo, come luce intensa o colore di fiamma di fuoco, insolita.

 

Tutto questo consolidava l’elezione che avevo fatto.

In seguito mi dispongo a riflettere e a fare elezione, quanto a me già risoluto. Dopo aver cercato il foglio dove avevo scritto i pro e i contro, per tornare a considerarli, nel fare orazione a nostra Signora e poi al

Figlio e al Padre perché mi dia il suo Spirito che mi assista a riflettere e a discernere - anche se ritenevo la cosa come già decisa - provo grande devozione e comprendo certe verità, vedendole con qualche chiarezza.

 

Poi mi sedetti a considerare, in generale, la questione del tenere le rendite, tutte, solo in parte, o niente; ma mi spariva la voglia di esaminarne alcuna ragione. Allora mi si presentavano altre riflessioni, cioè come il Figlio prima inviò gli apostoli a predicare in povertà, poi lo Spirito Santo li confermò comunicando loro la propria forza in lingue di fuoco; così, dal momento che il Padre e il Figlio inviarono lo Spirito Santo, tutte e tre le Persone confermarono quella missione [in povertà].

 

Allora, mentre subentrava in me più intensa devozione e scompariva ogni voglia di prendere ancora in considerazione quell’argomento, con lacrime e singhiozzi feci l’offerta al Padre di non possedere nulla, stando in ginocchio e con tante lacrime giù per il volto e singhiozzi, durante l’offerta e dopo, che quasi non mi potevo rialzare per i singhiozzi e le lacrime causati dalla devozione e dalla grazia che ricevevo.

Riuscito finalmente a rialzarmi, sopravvenne nuova devozione con singhiozzi suscitati dall’aver fatto l’offerta di non possedere nulla, che ritenevo ormai definitiva, valida, eccetera.

 

In seguito, di li a poco, mentre passeggiavo, al ricordo di ciò che era accaduto, nuova mozione interiore e devozione con lacrime. Poco dopo, sul punto di recarmi a celebrare la messa, facendo breve preghiera, devozione intensa e lacrime nel sentire o vedere, in certo modo, lo Spirito Santo a conferma dell’elezione come cosa definitiva; e non potevo vedere così né sentire nessuna delle altre due Persone divine. Poi in cappella, prima e durante la messa, abbondanza di devozione e di lacrime. In seguito, grande tranquillità le sicurezza nell’anima, come di uno che, stanco, si abbandona a pieno riposo, deciso a non cercare, e nemmeno pensar di cercare ulteriori considerazioni. Ritenevo la questione ormai definita [e di non doverci tornare più sopra] se non per ringraziare, per esprimere la devozione al Padre e alla Trinità la cui messa già in precedenza avevo pensato di celebrare martedì mattina.

 

 

[Messa] del Nome di Gesù

 

Sabato [16 febbraio 1544] - Orazione consueta senza sentire i Mediatori, senza freddezza né tiepidezza, anzi con discreta devozione. Volendo prepararmi alla messa ero incerto a chi raccomandarmi per primo, e in che modo. Con questa incertezza mi misi in ginocchio considerando da dove incominciare; e mi pareva che più di tutti il Padre mi si manifestasse, e mi attraeva alla sua misericordia, e interiormente lo sentivo più favorevole e più disposto che io impetrassi quello che desideravo (e non riuscivo a pregarlo per mezzo dei Mediatori); e questo sentire o vedere cresceva, con un profluvio di lacrime giù per il viso, con una fiducia grandissima per il Padre, mentre si placava il senso di isolamento che prima sentivo.

 

Poi, andando a celebrare, nel preparare l’altare, nell’indossare i paramenti, nell’iniziare la messa, molte e intense lacrime, attrazione verso il Padre al quale orientavo le cose del Figlio, comprensione di molte verità importanti, gustose e assai spirituali. Dopo la messa, applicandomi a una particolare elezione per un’ora, esaminando bene la questione e la rendita proposta, ho l’impressione che si tratti di lacci e impedimenti del nemico; quindi con molta tranquillità e pace, facendone offerta al Padre, stabilii di non accettare rendite nemmeno per la chiesa. Riprendendo le altre elezioni giunsi alla stessa conclusione, non senza mozioni interiori e lacrime. La sera, riprendendo gli appunti per vedere i motivi dell’elezione e riflettervi sopra, al ricordo delle mancanze di quel giorno ho timore di andare avanti: forse dovrei differire l’elezione come il giorno prima. Infine decisi di procedere come le altre volte; ma non sapevo bene da dove cominciare a raccomandarmi, perché sentivo dentro di me una certa vergogna, o non so che, nei confronti della Madre; alla fine per prima cosa feci un accurato esame di coscienza di tutta la giornata, chiesi perdono, eccetera. Sentivo il Padre molto favorevole, ma non riuscivo a pregarlo per mezzo dei Mediatori. Alcune lacrime.

 

In seguito, sempre così infervorato, chiedo grazia di saper ragionare secondo il suo spirito e di lasciarmi guidare da esso; prima di rialzarmi mi pareva che non ci fosse motivo per insistere ulteriormente nell’elezione. Nel frattempo sono tutto inondato di lacrime, con devozione molto intensa, singhiozzi e favori spirituali; per un po’ mi preparo a fare la mia offerta di non accettare alcuna rendita nemmeno per la chiesa, e di non tornare più su questo argomento se non per ringraziare e rinnovare l’offerta allo stesso modo, o in forma più solenne nei due giorni successivi. Faccio questo con lacrime sovrabbondanti, ardore, interna devozione; e persistendo questo stato d’animo, mi sembrava di non potermi rialzare, anzi desideravo restare lì, così visitato interiormente.

 

Poco dopo mi si affaccia il pensiero che nei due giorni seguenti avrei potuto riprendere l’elezione, non essendo il contrario ancora ben determinato. Pur cercando di oppormi a quest’idea, essa mi turbava e mi

sottraeva a quella devozione così intensa. Infine rialzandomi mi metto a sedere e sottopongo per un poco questo problema a elezione: riflettendo su alcuni aspetti spirituali e cominciando alquanto a lacrimare, mi convinco che si tratta di una tentazione; perciò mi metto di nuovo in ginocchio, offro l’impegno di non fare più elezione su questo argomento e di impiegare invece i due giorni successivi, cioè fino a lunedì nel dire la messa in ringraziamento e nel rinnovare le offerte.

 

Mentre facevo questa offerta e oblazione, ancora tante lacrime, così abbondanti e accompagnate da tanti singhiozzi e doni spirituali che, dopo averla presentata al Padre alla presenza di nostra Signora, degli angeli, eccetera, perdurando lo stesso lacrimare, sentivo che mi mancava la volontà di alzarmi, anzi desideravo stare lì, in ciò che sperimentavo sensibilmente con tanta intensità. Alla fine, provando grandissima soddisfazione, mentre perduravano quella devozione e quelle lacrime, mi rialzai con il fermo proposito di attenermi all’oblazione che avevo fatto e a tutto ciò che avevo offerto.

 

 

[Messa] della Trinità – XIª

 

Giovedì [6 marzo 1544] - Nell’orazione consueta, senza fatica trovo subito devozione; è abbastanza intensa e, proseguendo, aumenta sempre più, con soavità grande e chiarezza mescolata a colore. Dopo essermi vestito, ancora discreta devozione e invito ad essa, facendo capo alla santissima Trinità.

 

Nella orazione preparatoria aderisco sempre più alla santissima Trinità, con maggiore quiete o serenità di spirito, mosso a più intensa devozione e come a lacrimare. Pur volendolo, non riesco a vedere cosa alcuna del passato circa la riconciliazione.

 

In cappella, devozione intensa e quieta; mentre preparo l’altare vanno aumentando certi sentimenti o nuove mozioni come a lacrimare. Più avanti, nell’indossare i paramenti e, mi sembra, anche in alcune fasi

precedenti, [fisso] il pensiero e l’attenzione su cosa volesse fare di me la santissima Trinità, cioè per quale via condurmi. Riflettendo sul come e in quale direzione voleva che io andassi, rimuginavo tra me e pensavo che forse voleva farmi contento senza il dono delle lacrime, senza che io fossi avido di esse o disordinato [nel desiderarle].

 

Do inizio alla messa con interiore e umile soddisfazione; proseguo nella celebrazione fino al Te igitur con devozione molto spirituale e molto soave; diverse volte, in modo assai blando e con soavità interna, mi viene come da lacrimare.

 

Al Te igitur sento o vedo, non oscuramente ma in modo lucido, molto lucido, lo stesso essere o essenza divina in forma sferica, un po’ più grande di come appare il sole. Da questa essenza pareva uscire o derivare  il Padre; così che al pronunciare Te, cioè Padre, l’essenza divina mi si presentava prima del Padre. In questo rappresentarmisi, o vedere, l’essere della santissima Trinità, senza distinguere o vedere le singole Persone, [provo] una molto intensa devozione alla cosa rappresentata, con molte mozioni ed effusioni di lacrime.

 

Vado avanti con la messa, riflettendo o ricordando, altre volte vedendo la stessa cosa, con abbondante effusione di lacrime, amore molto grande e intenso verso l’essere della santissima Trinità. Non vedo né

distinguo le Persone, ma solo quell’uscire o derivare del Padre, come ho accennato.

 

Al termine della messa, tante lacrime e visite spirituali. Pur osservando attentamente non riesco a vedere cosa alcuna che possa ostacolare la riconciliazione. Sento una grande sicurezza e non posso avere dubbi circa la cosa rappresentata e vista; anzi, tornando a fissare lo sguardo e a riflettere su di essa, [ho] nuove mozioni interiori che mi trasportano tutto ad amare la cosa rappresentata, al punto che mi sembra di vedere più chiaro, al di là dei cieli, ciò che quaggiù cercavo di esaminare con l’intelletto: là c’era tutta quella luce, come ho detto.

 

Tolti i paramenti, nell’orazione all’altare, di nuovo mi si mostra lo stesso essere e la visione come di una sfera. Vedevo in qualche maniera tutte e tre le Persone come avevo visto la prima, cioè da una parte il Padre, dall’altra il Figlio, da un’altra lo Spirito Santo che emanavano o derivavano dall’essenza divina, ma senza uscire fuori dalla visione sferica.

 

Con questo sentire e vedere [provo] altre mozioni a lacrime. Recatomi in San Pietro, mentre comincio una preghiera all’altare del Santissimo, mi si ripresenta, sempre col medesimo colore lucido, lo stesso essere divino; e non mi e possibile non vederlo. Poi, mentre assisto alla messa del cardinale di Santa Croce, ho la stessa visione e rappresentazione, nel modo di prima, con nuove mozioni interiori. Due ore dopo scendo allo stesso altare del santissimo Sacramento col desiderio di ritrovare quel [dono spirituale] di prima; ma per quanto lo cerchi non c’era verso [di ritrovarlo].

 

La sera poi, appena scritte queste [cose], mi si ripresenta lo stesso [essere] ; e vedo qualche cosa con l’intelletto, però in gran parte non tanto chiara, né tanto distinta, né della stessa grandezza: era come una grossa scintilla. Ma nel [modo di] presentarsi all’intelletto e di attirarlo a sé, mostrava che era lo stesso [di prima].