PARROCCHIA SANTA GIOVANNA ANTIDA THOURET

Adorazione eucaristica perpetua

"Il Padre cerca adoratori che lo adorino in Spirito e Verità" (Gv 4,24)

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Scritti dei Santi sull'adorazione

San Massimiliano Kolbe

   

…Ma verso dove ti incammini nel corso della tua vita? Ogni giorno, ogni ora tu fai, pensi, dici sempre qualcosa. A quale scopo? La verità è che tu aspiri a qualche cosa, più vicina o più lontana; e tu tendi lì, perché speri che questa cosa ti porti un briciolo di felicità. Questa aspirazione alla felicità è tanto naturale che non esiste uomo al mondo che non desideri la felicità; per questo soltanto gli uomini ammassano denaro, cercano gloria e piaceri: per trovare la felicità.

Non è forse vero che in qualsiasi luogo e in qualsiasi cosa, su questa terra, finora hai cercato la felicità?
Però tutto questo non è stato in grado di rasserenare completamente il tuo cuore; tu ti sei reso conto che, allorché ti sei scelto come scopo la felicità terrena, ti sei imbattuto sempre nella delusione, hai trovato dei limiti, avresti voluto qualcosa di più e di più duraturo. Non ti sei forse accorto che ogni mezzo destinato ad uno scopo è limitato e che il suo limite è appunto la subordinazione ad uno scopo? [...] Anche i beni, non sono uno scopo, ma un mezzo e tu puoi e devi utilizzarli solo come tali. Se te li proporrai come uno scopo, allora non ti basteranno più.

Mettiti calmo e rifletti: quando, in definitiva, potrai essere pienamente felice? Lascia che la tua fantasia costruisca liberamente per te l'edificio della felicità che hai sognato: cerca di immaginarti tutto ciò che hai desiderato e chiediti: "e se ce ne fosse ancora di più? E se durasse più a lungo?" Se la tua anima non è ancora appagata, non hai raggiunto la tua felicità, il tuo scopo. E qualsiasi limite ti rimanga ancora da superare, sarà sempre un impedimento verso la perfezione della tua felicità. Ciò significa che tu desideri la felicità, ma una felicità senza limitazioni: infinita, eterna. Anche questo desiderio di felicità ha il proprio appagamento, vale a dire Dio infinito ed eterno.

…Tu, Dio infinito ed eterno, mi hai amato da secoli, mi hai chiamato dal nulla all'esistenza.
Per mostrarmi da vicino che mi ami, sei sceso dalle più pure delizie del paradiso su questa terra...hai condotto una vita in mezzo alla povertà; ed infine hai voluto essere sospeso tra i tormenti su un turpe patibolo in mezzo a due canaglie. O Dio d'amore, mi hai redento in questo modo terribile ma generoso! Tu, però, non ti sei accontentato di questo, ma vedendo che sarebbero trascorsi ben 19 secoli dal momento in cui sono state effuse queste dimostrazioni del Tuo amore ed io sarei apparso soltanto ora su questa terra, hai voluto provvedere anche a questo! Il Tuo Cuore non ha acconsentito a far sì che io mi dovessi nutrire unicamente dei ricordi del Tuo smisurato amore. Sei rimasto su questa misera terra nel santissimo ed oltremodo mirabile Sacramento dell'altare ed ora vieni a me e ti unisci strettamente a me sotto forma di nutrimento... Già ora il Tuo sangue scorre nel sangue mio, la Tua anima, o Dio incarnato, compenetra la mia anima, le dà la forza e la nutre.

…Chi ardirebbe supporre che Tu, o Dio infinito, eterno, mi hai amato da secoli, anzi da prima dei secoli? Tu, infatti, mi ami dal momento in cui esisti come Dio, di conseguenza mi hai amato e mi amerai sempre!
Benché io non esistessi ancora, tu mi amavi già, e appunto per il fatto che mi amavi, o buon Dio, mi hai chiamato dal nulla all'esistenza! Per me hai creato i cieli costellati di stelle, per me la terra, i mari, i monti, i fiumi... Ma questo non bastava: per mostrarmi da vicino che mi amavi con tanta tenerezza, sei sceso dalle più pure delizie del paradiso su questa terra infangata e piena di lacrime, hai condotto una vita in mezzo alla povertà, alle fatiche e alle sofferenze; e infine, disprezzato e deriso, hai voluto essere sospeso tra i tormenti su un turpe patibolo.

 Che cosa avresti potuto darmi ancora, o Dio, dopo esserti già offerto a me in proprietà? Il tuo cuore, ardente di amore verso di me, ti ha suggerito ancora un altro dono; sì, un altro dono ancora!
[...] Tu ci hai comandato di diventare bambini, se vogliamo entrare nel regno dei cieli. Tu sai bene che un bambino ha bisogno di una madre: tu stesso hai stabilito questa legge d'amore. La tua bontà e la tua misericordia, perciò, ha creato per noi una Madre, la personificazione della tua bontà e del tuo amore infinito, e, dalla croce, sul Golgota, hai offerto lei a noi e noi a lei... Inoltre hai stabilito, o Dio che ci ami, di costituirla onnipotente dispensatrice e mediatrice di tutte le tue grazie: tu non rifiuti nulla a lei, ma neppure lei è capace di rifiutare alcunché a nessuno...

…Ci sono ancora tanti uomini infelici, sedotti, ingannati, schiavi del demonio che soffrono e non sono capaci neppure di riconoscere la propria miseria... Porgere la mano a tutti e diventare guida di molte persone e condurle a Dio per l'Immacolata nostra Regina è una bella missione per la quale vale la pena di vivere, lavorare soffrire e anche morire…

All'ufficiale medico nazista che gli fece l'iniezione mortale nel braccio, Padre Kolbe disse: «Lei non ha capito nulla della vita...» e mentre l'ufficiale lo guardava con fare interrogativo, soggiunse: «...l'odio non serve a niente... Solo l'amore crea!». Le sue ultime parole, porgendo il braccio, furono: «Ave Maria».