PARROCCHIA SANTA GIOVANNA ANTIDA THOURET

Adorazione eucaristica perpetua

"Il Padre cerca adoratori che lo adorino in Spirito e Verità" (Gv 4,24)

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San Gaudenzio di Brescia

 

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Dai Trattati

 

…Cristo è lui solo che è morto per tutti. È lui il medesimo che si trova nel sacramento del pane e del vino anche se sono molte le assemblee nelle quali si riunisce la Chiesa. È il medesimo che immolato ricrea, creduto vivifica, consacrato santifica i consacranti. La carne del sacrificio è quella dell'Agnello divino, il sangue è quello suo. Infatti il Pane disceso dal cielo ha detto: «Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo» (Gv 6, 52). Molto giustamente il suo sangue viene indicato anche sotto il segno del vino. Lo disse egli stesso nel vangelo: «Io sono la vera vite» (Gv 15, 1). Il vino offerto nella Messa come sacramento della passione di Cristo è suo sangue. Per questa ragione il patriarca Giacobbe aveva profetizzato di Cristo, dicendo: Egli laverà nel vino la sua veste e nel sangue dell'uva il suo mantello (cfr. Gn 49, 11). Avrebbe infatti lavato nel proprio sangue la veste del nostro corpo, di cui egli stesso si era rivestito. Egli, creatore e signore di tutte le cose, produce il pane dalla terra e dal pane produce sacramentalmente il suo corpo, poiché lo ha promesso e lo può fare. Egli inoltre che ha fatto dell'acqua vino, dal vino fa il suo sangue. «È la Pasqua del Signore» (Es 12, 11), cioè il passaggio del Signore. Queste parole ti ammoniscono di non credere terrestre quello che è diventato celeste. Il Signore «passa» nella realtà terrestre e la fa suo corpo e suo sangue. Quello che ricevi è il corpo di colui che è pane celeste e il sangue di colui che è la sacra vite. Infatti mentre porgeva ai suoi discepoli il pane consacrato ed il vino, così disse: «Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue» (Mt 26, 26-27). Crediamo dunque a colui al quale ci siamo affidati: la verità non conosce menzogna. Quando infatti diceva alle turbe sbigottite che il suo corpo era da mangiare e il suo sangue da bere, molti sussurravano: «Questo linguaggio è duro, chi può intenderlo?» (Gv 6, 60). Per cancellare con il fuoco celeste quei pensieri aggiunse: «È lo Spirito che dà la vita; la carne invece non giova a nulla. Le parole che vi ho dette, sono spirito e vita» (Gv 6, 63).

 

…Il sacrificio celeste istituito da Cristo è veramente il dono ereditario del suo Nuovo Testamento: è il dono che ci ha lasciato come pegno della sua presenza quella notte, quando veniva consegnato per essere crocifisso. E' il viatico del nostro cammino. E' un alimento e sostegno indispensabile per poter percorrere la via della vita, finché non giungiamo, dopo aver lasciato questo mondo, alla nostra vera meta, che è il Signore. Perciò egli disse: Se non mangerete la mia carne e non berrete il mio sangue, non avrete la vita in voi (cfr. Gv 6, 53). E proprio al fine di non lasciarvi privi di questa necessaria risorsa, comandò agli apostoli, cioè ai primi sacerdoti della Chiesa, di celebrare sempre i misteri della vita eterna. Così le anime redente dal suo sangue prezioso, sarebbero state arricchite dei suoi doni e santificate dal memoriale della sua passione. E' dunque necessario che i sacramenti siano celebrati dai sacerdoti nelle singole chiese del mondo sino al ritorno di Cristo dal cielo, perché tutti, sacerdoti e laici, abbiano ogni giorno davanti agli occhi la viva rappresentazione della passione del Signore, la tocchino con mano, la ricevano con la bocca e con il cuore e conservino indelebile memoria della nostra redenzione. Il pane è considerato con ragione immagine del corpo di Cristo. Il pane, infatti, risulta di molti grani di frumento. Essi sono ridotti in farina e la farina poi viene impastata con l'acqua e cotta col fuoco. Così anche il corpo mistico di Cristo è unico, ma è formato da tutta la moltitudine del genere umano, portata alla sua condizione perfetta mediante il fuoco dello Spirito Santo. Il Paraclito esercita sul corpo mistico la stessa azione che esercitò sul corpo fisico di Cristo. Il Redentore, infatti, nacque per opera dello Spirito santo e, poiché era conveniente che in lui si compisse ogni giustizia, entrato nelle acque del battesimo per consacrarle, fu pieno di Spirito Santo, disceso su di lui, in forma di colomba. Lo dichiara espressamente l'Evangelista: «Gesù pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano» (Lc 4, 1). Per il sangue di Cristo vale, in un certo senso, l'analogia del vino, simile a quella del pane. Dapprima c'è la raccolta di molti acini o grappoli nella vigna da lui stesso piantata. Segue la pigiatura sul torchio della croce. C'è quindi la fermentazione, che avviene, per virtù propria, negli ampi spazi del cuore, pieno di fede, di coloro che lo assumono. Liberandovi pertanto dal potere dell'Egitto e del faraone, cioè dal diavolo, cercate di ricevere il sacrificio pasquale di salvezza, cioè il corpo e il sangue di Cristo, con tutto l'ardente desiderio del vostro cuore, perché il nostro uomo interiore sia santificato dallo stesso Signore nostro Gesù Cristo, che crediamo presente nei santi sacramenti e la cui virtù dura nel suo inestimabile valore per tutti i secoli.

 

…Quanti dunque, invocando il Signore, abbiamo ricevuto la salvezza dopo la distruzione degli Egiziani, impariamo a mangiare la Pasqua non come gli stolti Giudei, che dopo la venuta della Verità seguono ancora l’ombra, uccidendo e mangiando il quattordicesimo giorno del primo mese ciascuno in ciascuna casa una pecora. Da quando, infatti, è venuto colui del quale questa pecora era l’immagine, quel vero Agnello di Dio, il Signore Gesù, che toglie il peccato del mondo e ha detto: Se non mangerete la mia carne e non berrete il mio sangue non avrete in voi la mia vita, invano i Giudei si affaticano ormai in opere carnali, perché, se non agiscono spiritualmente con noi, non potranno avere in sé la vita. La Legge, infatti, è spirituale, come dice l’Apostolo, e Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato.

 

…E’ infatti la Pasqua del Signore – O altezza delle ricchezze della sapienza e della scienza di Dio! –. E’ la Pasqua del Signore, cioè il passaggio del Signore, perché tu non creda terrena l’opera celeste compiuta da lui, che passò in quella e ne fece il proprio corpo e il proprio sangue. Infatti ciò che sopra abbiamo esposto in generale sulla carne dell’agnello che deve essere mangiata, in particolare deve essere osservato quando si gustano i medesimi misteri della passione del Signore, affinché tu non creda che si tratta di carne cruda e di sangue crudo, come i Giudei, e li rifiuti dicendo: Come può costui darci la sua carne da mangiare? e non li digerisca nel recipiente del tuo cuore di carne, sempre soggetto per natura agli umori, credendo che si tratti di una cosa comune e terrena, ma creda che si è compiuto ciò che era stato annunciato, per effetto del fuoco dello Spirito divino, perché quello che tu ricevi è il corpo di quel pane celeste ed è il sangue di quella sacra vite. Infatti, porgendo il pane consacrato e il vino ai suoi discepoli, disse così: Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue.