PARROCCHIA SANTA GIOVANNA ANTIDA THOURET

Adorazione eucaristica perpetua

"Il Padre cerca adoratori che lo adorino in Spirito e Verità" (Gv 4,24)

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Sussidio di Adorazione

Secondo schema

 

1. VERSO LA PREGHIERA

 

Dopo l’Esposizione del SS. Sacramento resto per qualche minuto in ginocchio, con lo sguardo rivolto a Gesù. Poi, seduto, leggo il brano seguente, per dispormi all’adorazione.

 

Benedetto XVI: Adorare è amare, consegnarsi, unirsi all'Amato L’adorazione ... diventa unione. Dio non è più soltanto di fronte a noi, come il Totalmente Altro. È dentro di noi, e noi siamo in Lui. La sua dinamica ci penetra e da noi vuole propagarsi agli altri e estendersi a tutto il mondo, perché il suo amore diventi realmente la misura dominante del mondo. La parola latina per adorazione è ad-oratio contatto bocca a bocca, bacio, abbraccio e quindi in fondo amore. La sottomissione diventa unione, perché colui al quale ci sottomettiamo è Amore. Così sottomissione acquista un senso, perché non ci impone cose estranee, ma ci libera in funzione della più intima verità del nostro essere.

 

Breve pausa di silenzio

 

2. ENTRARE NELLA PREGHIERA

 

Ora posso cominciare a pregare, mettendomi di nuovo in ginocchio:

 

Preghiera di Adorazione (S. Giovanni M. Vianney)

 

Ti amo, o mio Dio, e il mio solo desiderio è di amarti fino all'ultimo respiro della mia vita. Ti amo, o Dio infinitamente amabile, e preferisco morire amandoti piuttosto che vivere un solo istante senza amarti.

Ti amo, Signore, e l'unica grazia che ti chiedo è di amarti eternamente.

Mio Dio, se la mia lingua non può dirti ad ogni istante che ti amo, voglio che il mio cuore te lo ripeta tante volte quante volte respiro.

Ti amo, o mio Divino Salvatore, perché sei stato crocifisso per me, e mi tieni quaggiù crocifisso con Te.

Mio Dio, fammi la grazia di morire amandoti e sapendo che ti amo.

 

Continuo la mia preghiera invocando Dio con il Salmo:


Salmo 85 (84)

 

Signore, sei stato buono con la tua terra,

hai ricondotto i deportati di Giacobbe. 

Hai perdonato l'iniquità del tuo popolo,

hai cancellato tutti i suoi peccati.

Hai deposto tutto il tuo sdegno

e messo fine alla tua grande ira.

Rialzaci, Dio nostra salvezza,

e placa il tuo sdegno verso di noi.

Forse per sempre sarai adirato con noi,

di età in età estenderai il tuo sdegno?

Non tornerai tu forse a darci vita,

perchè in te gioisca il tuo popolo?

Mostraci, Signore, la tua misericordia

e donaci la tua salvezza.

Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:

egli annunzia la pace

per il suo popolo, per i suoi fedeli,

per chi ritorna a lui con tutto il cuore.
La sua salvezza è vicina a chi lo teme

e la sua gloria abiterà la nostra terra.
Misericordia e verità s'incontreranno,

giustizia e pace si baceranno.

La verità germoglierà dalla terra

e la giustizia si affaccerà dal cielo.
Quando il Signore elargirà il suo bene,

la nostra terra darà il suo frutto.
Davanti a lui camminerà la giustizia

e sulla via dei suoi passi la salvezza.

 

Gloria...
 

Nel contatto diretto con Gesù Eucaristico, ritroviamo la felici piena di sentirci amati dall’Adorabile nostro Dio. Possiamo sentire nel nostro cuore i palpiti del suo Cuore.

 

Gesù, vita delle anime, vivificami.

Gesù, luce delle menti, illuminami.

Gesù, delizia dei cuori, amami.

Gesù, conforto dei deboli, confortami.

Gesù, guida dei pellegrini, guidami.

Gesù, perdono dei peccatori, perdonami.

Gesù, salvezza dei credenti, salvami.

LA PREGHIERA GUIDATA DALLA PAROLA

Vangelo di Giovanni (15,1-11)

 

La vera vite

Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sa dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli. Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

 

Riflessione (Benedetto XVI)

 

Per mettere in luce l'importanza della fede nella vita dei credenti, vorrei soffermarmi su ciascuno dei tre termini che san Paolo utilizza in questa sua espressione: "Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede" (cfr Col 2,7). Vi possiamo scorgere tre immagini: "radicato" evoca l'albero e le radici che lo alimentano; "fondato" si riferisce alla costruzione di una casa; "saldo" rimanda alla crescita della forza fisica o morale. La prima immagine è quella dell'albero, fermamente piantato al suolo tramite le radici, che lo rendono stabile e lo alimentano. Senza radici, sarebbe trascinato via dal vento, e morirebbe. Quali sono le nostre radici? Naturalmente i genitori, la famiglia e la cultura del nostro Paese, che sono una componente molto importante della nostra identità. La Bibbia ne svela un'altra. Il profeta Geremia scrive: "Benedetto l'uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia. È come un albero piantato lungo un corso d'acqua, verso la corrente stende le radici; non teme quando viene il caldo, le sue foglie rimangono verdi, nell'anno della siccità non si pena, non smette di produrre frutti".

 

Stendere le radici, per il profeta, significa riporre la propria fiducia in Dio. Da Lui attingiamo la nostra vita; senza di Lui non potremmo vivere veramente. "Dio ci ha donato la vita eterna e questa vita è nel suo Figlio" (1 Gv 5,11). Gesù stesso si presenta come nostra vita (cfr Gv 14,6). Perciò la fede cristiana non è solo credere a delle verità, ma è anzitutto una relazione per- sonale con Gesù Cristo, è l'incontro con il Figlio di Dio, che a tutta l'esistenza un dinamismo nuovo. Quando entriamo in rapporto personale con Lui, Cristo ci rivela la nostra identità, e, nella sua amicizia, la vita cresce e si realizza in pienezza.

 

Esempio di Francesco d’Assisi (FF 1401)

 

A Spoleto, mentre riposava, nel dormiveglia intese una voce interrogarlo dove  fosse diretto.  Francesco  gli  espose  il  suo  ambizioso  progetto.  E quello: "Chi può esserti più utile: il padrone o il servo?" Rispose: "Il padrone". Quello riprese: "Perché dunque abbandoni il padrone per seguire il servo, e il principe per il suddito?". Allora Francesco interrogò: "Signore, che vuoi ch'io faccia?". Concluse la voce: "Ritorna nella tua città e ti sarà detto cosa devi fare; poic la visione che ti è apparsa devi interpretarla in tutt'altro senso". Destatosi, egli si mise a riflettere attentamente su questa rivelazione. Spuntato il mattino, in gran fretta dirottò il cavallo verso Assisi, lieto ed esultante. Ormai il suo cuore era cambiato. Non gl'importava più della spedizione in Puglia: solo bramava di conformarsi al volere divino.

 

Pausa prolungata di silenzio per la meditazione personale, rileggendo i testi proposti, per comprendere cosa Dio chiede a me oggi.

 

Preghiera di intercessione (S. Tommaso d’Aquino)

 

Ti adoro devotamente, Dio nascosto, che sotto questi segni a noi ti celi.

A te tutto il mio cuore si sottomette perché nel contemplarti tutto viene meno. La vista, il tatto, il gusto non ti intendono, ma la sola tua parola noi crediamo sicuri. Fa’ che s’accresca sempre più in me la fede in te, la mia speranza e il mio amore per te.

O memoriale della morte del Signore, Pane vivo che dai la vita all’uomo, fa’ che la mia mente viva di te e gusti sempre il tuo dolce sapore. Gesù, che adesso adoro sotto un velo, fa’ che avvenga presto ciò che bramo: che nel contemplarti faccia a faccia, io possa godere della tua gloria. Amen.

 

Benedizione Eucaristica

 

 

Verso la fine dell'adorazione, il sacerdote si accosta all'altare, genuflette e s'inginocchia. Poi incensa il Santissimo Sacramento. Frattanto si canta il seguente inno:

 

Tantum ergo, sacramentum veneremur cernui, et antiquum documentum novo cedat ritui; praestet fides supplementum sensuum defectui. Genitori Genitoque laus et jubilatio, salus, honor, virtus quoque sit et benedictio; Procedenti ab utroque compar sit laudatio. Amen

 

Poi il ministro si alza e dice: Preghiamo. Dopo una breve pausa di silenzio, prosegue:

 

Signore Gesù Cristo, che nel mirabile sacramento dell'Eucaristia ci hai lasciato il memoriale della tua Pasqua, fa' che adoriamo con viva fede il santo mistero del tuo corpo e del tuo sangue, per sentire sempre in noi i benefici della redenzione.

 

Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

 

Detta l'orazione, il sacerdote indossa il velo omerale bianco, prende l'ostensorio e fa con il Sacramento il segno di croce sul popolo, senza dire nulla. Terminata la benedizione,il sacerdote ripone il Sacramento nel tabernacolo e genuflette.

Durante la REPOSIZIONE il popolo conclude con questa acclamazione:

 

Dio sia benedetto. 

Benedetto il suo santo nome.

Benedetto Gesù Cristo vero Dio e vero uomo.

Benedetto il nome di Gesù.

Benedetto il suo sacratissimo Cuore.

Benedetto il suo preziosissimo Sangue.

Benedetto Gesù nel Santissimo Sacramento dell’altare.

Benedetto lo Spirito Santo Paraclito.

Benedetta la gran Madre di Dio Maria Santissima.

Benedetta la sua santa e immacolata Concezione.

Benedetta la sua gloriosa Assunzione.

Benedetto il nome di Maria Vergine e Madre.

Benedetto San Giuseppe suo castissimo sposo.

Benedetto Dio nei suoi Angeli e nei suoi Santi.