PARROCCHIA SANTA GIOVANNA ANTIDA THOURET

Adorazione eucaristica perpetua

"Il Padre cerca adoratori che lo adorino in Spirito e Verità" (Gv 4,24)

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Schema per l’Adorazione Eucaristica nelle Sante Quarantore

 PRIMO momento

“Signore, tendi l’orecchio, rispondimi, perché io sono povero e infelice”    

Canto

S. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

T. Amen.

S. Preghiamo insieme dicendo dopo ogni strofa del Salmo 85:

T. Signore porgi l’orecchio alla nostra preghiera.

 

Un lettore dall’ambone proclama le strofe del Salmo. L’assemblea risponde con il ritornello.

 

L. Signore, tendi l’orecchio, rispondimi,

perché io sono povero e infelice.

Custodiscimi perché sono fedele;

tu, Dio mio, salva il tuo servo, che in te spera. Rit.

 

L. Pietà di me, Signore, a te grido tutto il giorno.

Rallegra la vita del tuo servo,

perché a te, Signore, innalzo l’anima mia. Rit.

 

L. Tu sei buono, Signore, e perdoni,

sei pieno di misericordia con chi ti invoca.

Porgi l’orecchio, Signore, alla mia preghiera

e sii attento alla voce della mia supplica. Rit.

 

L. Mostrami, Signore, la tua via,

perché nella tua verità io cammini;

donami un cuore semplice

che tema il tuo nome. Rit.

 

L. Ti loderò, Signore, Dio mio, con tutto il cuore

e darò gloria al tuo nome sempre,

perché grande con me è la tua misericordia:

dal profondo degli inferi mi hai strappato. Rit.

 

L. Signore, Dio di pietà, compassionevole,

lento all’ira e pieno di amore, Dio fedele,

volgiti a me, abbi misericordia:

dona al tuo servo la tua forza. Rit.

 

S: Fratelli e sorelle, Cristo Gesù offrendosi liberamente alla sua passione ha dato significato alla sofferenza umana. Oggi siamo qui raccolti per adorare Colui che, caricatosi delle nostre sofferenze, ha interceduto presso il Padre affinché fosse abbondantemente riversata su di noi consolazione ad ogni nostra tribolazione. Per meditare degnamente sul valore salvifico della sofferenza, sostiamo, chi può in ginocchio, in prolungato silenzio, chiedendo allo Spirito Santo di aiutarci a pregare con semplicità di cuore. Imploriamo il dono dello Spirito in particolar modo anche sui fratelli missionari della nostra comunità in visita agli ammalati.

 

Canto allo Spirito Santo

può alternarsi al canto del ritornello la recita della preghiera che segue.

 

Rit.     

Vieni, vieni, Spirito d'amore,

ad insegnar le cose di Dio.

Vieni, vieni, Spirito di pace,

a suggerir le cose

che Lui ha detto a noi.

 

A cori alterni voci femminili (F) e voci maschili (M)

 

F Vieni in noi, Spirito Santo,

con il tuo fuoco ardente

con la tua luce che risplende.

 

M Accendi il nostro cuore,

rendilo capace di amare,

sinceramente, concretamente. Rit.

 

F Accendi la nostra mente,

rendila capace di capire

quello che dobbiamo fare.

 

M Accendi i nostri occhi,

rendili capaci di vedere

le necessità e le sofferenze dei fratelli:

fa che ci impegniamo realmente

al servizio dei poveri e dei sofferenti. Rit.

 

F Accendi la nostra vita,

rendila capace di comunicare gioia

a quelli che ci stanno accanto,

a quanti l’hanno smarrita.

 

M Accendi la nostra voglia di fare,

rendici capaci di collaborare

alla costruzione

di un mondo più bello,

di una Chiesa più unita. Rit.

                                                                                                   

Silenzio di Adorazione

 

Secondo momento

 

“Figlio, ti sono perdonati i peccati”

 

G. Chi può rimettere i peccati se non Dio solo? E Gesù ha il potere di rimettere i peccati. Questo costituisce il cuore del racconto evangelico che stiamo per ascoltare. Protagonista un piccolo gruppo di persone che, senza sconfortarsi per gli ostacoli fisici che sbarrano il cammino, con fede irriducibile presenta a Gesù un fratello paralitico. Il passo svela il senso di ogni guarigione: la nostra salvezza è più importante di ogni bene, anche della salute e della stessa vita, e Gesù guarisce i corpi per insegnarci a cercare prima il Regno ed essere salvi.

 

Un lettore dall’ambone proclama il brano del Vangelo che segue.

 

Ascoltate la Parola del Signore dal Vangelo secondo Marco  (2, 1-12)

 

Entrò di nuovo a Cafarnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola.

Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati». 

Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Alzati, prendi la tua barella e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico –: alzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua». Quello si alzò e subito presa la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».

 

Breve pausa di silenzio

 

L 1 La fede è la vera protagonista di ogni guarigione. La fede che persiste e che non demorde. Gli episodi evangelici che riportano le guarigioni di Gesù ricollegano molto spesso il risanamento ad un atto di fede eroico, capace di vincere il timore e le titubanze che raffreddano il comportamento quotidiano di noi cristiani. Un cieco sulla strada implora più volte pietà, nonostante i rimproveri della gente, e viene sanato. Una donna audace tocca il suo mantello e smette di sanguinare. Un centurione, sentendosi indegno, invoca e ottiene a distanza la guarigione di un servo. Una madre cananea gli “grida dietro”, lotta, vince il cuore di Gesù sul piano dell’umiltà, e ottiene la liberazione della figlia. Ed anche qui, tutto parte da una fede che non si dà per vinta. Un gruppo di persone senza volto e senza identità, compassionevolmente, conduce un infermo alla guarigione perché non si arrende di fronte alla folla che ostacola il cammino e che, probabilmente, deride questo strano modo di insistere e forzare le cose.

 

Breve pausa di silenzio

 

L 2 Quante volte ascoltando il Vangelo ci siamo soffermati su episodi di guarigione. Eppure in questo episodio l’evangelista Marco riporta qualcosa di nuovo. Ad attirare l’attenzione non è più il dolore, la malattia fisica, ma la malattia dell’anima, il peccato. Gesù ha sfatato l’antica credenza che la sofferenza sia causa di un male compiuto dal malato o da qualche suo antenato. Tuttavia, in quest’episodio, la paralisi del corpo è strettamente collegata a quella dell’anima. Sembra che il malato sia incapace di muoversi perché la prima malattia che impedisce di agire liberamente nel mondo è il male che si porta dentro, iniziando proprio dalla incapacità di accettare la sua condizione. In questo, il giovane sul lettuccio ci rappresenta tutti. E Gesù mette in risalto questo effetto deleterio del peccato e si rivolge a quest’uomo con una frase mai usata prima. “Figlio, ti sono perdonati i peccati”.

 

Breve pausa di silenzio

 

L 3 Rimettere i peccati – come osservano scandalizzati gli scribi presenti – è una prerogativa di Dio. Ma è anche l’unica risposta, la via d’uscita, dal non senso della sofferenza. Gesù afferma la sua autorità nel rimettere i peccati perché è anche in grado di guarire. Ma ciò, nello stesso tempo, rivela che per Dio non ha senso liberare l’uomo dalla sofferenza, senza liberarlo dal peccato.

 

Canto

 

Silenzio di Adorazione

 

Terzo momento

 

“Padre, se vuoi, allontana da me questo calice”

 

G. Cristo ha voluto salvarci nella sofferenza, e ci invita alla preghiera per non essere sopraffatti dalla tentazione. Richiamiamo la penultima invocazione del Padre nostro. “Non ci indurre in tentazione” significa “Non farci cedere nella prova”. Il problema della tentazione non è quello di essere tentati, ma quello di cedere. Così Gesù prega il Padre: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà”. Gesù sta vivendo quello che ha insegnato ai discepoli nella preghiera al Padre; esprime il suo stato d’animo, lascia intendere il desiderio di evitare quel calice, quella prova dolorosa, ma si abbandona al Padre con il desiderio di compiere pienamente il suo progetto.

 

Un lettore dall’ambone proclama il brano del Vangelo che segue.

 

Ascoltate la Parola del Signore dal Vangelo secondo Luca  (22, 39-46)

 

Uscì e andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. Giunto sul luogo, disse loro: «Pregate, per non entrare in tentazione». Poi si allontanò da loro circa un tiro di sasso, cadde in ginocchio e pregava dicendo: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà». Gli apparve allora un angelo dal cielo per confortarlo. Entrato nella lotta, pregava più intensamente, e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadono a terra. Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. E disse loro: «Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione».

 

Breve pausa di silenzio

 

L 1 “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice” (Lc 22,42). La preghiera di Gesù nell’orto degli ulivi ci da la certezza che anche il Figlio di Dio, uomo giusto, ha sentito il peso della sofferenza, e costituisce la conferma che essa non costituisce un castigo, ma un mistero da accogliere. Accogliere la sofferenza diventa per Gesù una “scelta” inevitabile in quanto coincide con la volontà del Padre, e Gesù sa che la volontà del Padre è buona, perché il Padre è il Bene, Tutto il Bene.

 

Breve pausa di silenzio

 

L 2 “Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto” (Lc 23,35). Perché gli innocenti soffrono? La domanda rimane ancora oggi priva di una risposta comprensibile a tutti. “Mentre i giudei chiedono miracoli e i greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i giudei, idiozia per i pagani. Ma ciò che è idiozia di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini” (1Cor 1,22s.25I). Il Cristo di Dio, sottraendosi dalla tentazione pressante di scendere dalla croce, l’ha accolta fino a farla diventare il simbolo della Nuova Alleanza, l’immagine di sé che lo rappresenterà dinanzi a tutte le genti sino alla sua venuta nella gloria.

 

Breve pausa di silenzio

 

L 3 “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34). Perché? Perché il senso della sua venuta, del suo annuncio, il compimento, doveva essere manifestare a tutti che la sofferenza, la sconfitta, la derisione, la solitudine, non devono farci paura perché prima che nostre, sono sue. E se Dio prende sulle sue spalle i nostri dolori, vuol dire che ci ama e che non dobbiamo aver paura di seguirlo, perché alle paure e le incertezze della tribolazione segue la certezza della consolazione. Così come per la guarigione del giovane sul lettuccio, al segno visibile che i Giudei richiedevano e si aspettavano, Il Figlio di Dio, Sapienza incarnata, ha anteposto il segno invisibile del perdono dei peccati, inchiodando per sempre la presuntuosa sapienza umana sul legno della croce. Gesù non sostituisce il perdono al miracolo atteso, ma lo antepone ad un miracolo nuovo, che irrompe, e invade di stupore i credenti. Risorge!

 

Canto

 

Silenzio di Adorazione

 

Quarto momento

 

“Per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione”

 

G. La consolazione non è semplicemente la pacca sulla spalla con le formule fatte nei momenti di lutto: “Ci vuole pazienza, bisogna farsi coraggio, fatti forza, capita a tutti, ecc.”. Non sono questi i motivi della consolazione. Ci vuole qualche cosa di molto più profondo e la consolazione in genere non viene da delle belle parole, ma viene da una presenza personale, da una simpatia personale; “simpatia” inteso come capacità di soffrire insieme, o alla latina: compassione, cioè patire insieme. È fondamentale la presenza e la compagnia.

 

Un lettore dall’ambone proclama il brano della Parola che segue.

 

Ascoltate la Parola di Dio dalla Seconda lettera di san Paolo Apostolo ai Corinzi (1,3-6)

 

Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione! Egli ci consola in ogni nostra tribolazione, perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in ogni genere di afflizione con la consolazione con cui noi stessi siamo consolati da Dio. Poiché, come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione. Quando siamo tribolati, è per la vostra consolazione e salvezza; quando siamo confortati, è per la vostra consolazione, la quale vi dà forza nel sopportare le medesime sofferenze che anche noi sopportiamo.

 

Breve pausa di silenzio

 

L 1 Il cardinal Martini, commentando questo tema della consolazione, dice che si possono identificare tre tipi di consolazione. La prima la chiama consolazione intellettuale: è quella che si ha quando riceviamo una nuova chiarezza interiore, una visione più chiara dell’azione di Dio nella storia della salvezza e nella nostra vita. Ci sono dei momenti in cui l’intelligenza si apre e capisce quello che sta succedendo; ed è Dio che ci consola facendoci capire il senso di quello che capita. Per questo noi possiamo essere anche soggetti di consolazione intellettuale aiutando altri a capire il senso della loro vita.

 

Breve pausa di silenzio

 

L 2 La seconda è la consolazione affettiva che non ha a che fare con la mente, ma è un sentire del cuore perché talvolta nel cuore sperimentiamo la gioia immensa di essere nel Signore, con il Signore, senza riuscire a darne ragione. È una esperienza affettiva, è una emozione di amore, è il modo con cui il Signore, Dio di ogni consolazione, si fa presente suscitando affetto nel nostro cuore. Ce ne è poi una terza che è la più importante, la consolazione sostanziale. Questa non ci aiuta ad approfondire la conoscenza e non è nemmeno un sentire nel cuore; forse, anzi, nella consolazione sostanziale non comprendiamo e non sentiamo niente, però la parte più intima della nostra anima viene toccata da Dio e Dio la colma di una pace talmente profonda che potrebbe esistere anche in mezzo a dolori, a prove, a sofferenze. È la consolazione della sostanza per cui uno è sereno nonostante tutto; non ha capito e non prova grandi sentimenti e tuttavia è in pace. È l’abbandono completo in Dio nella massima serenità, è una fiducia in lui che va ben oltre ogni possibilità di ragionamento e di consolazione umana.

 

Breve pausa di silenzio

 

L 3 Sperimentiamo così che il nostro Dio ci consola, ci dà forza e perseveranza. Riconoscere questo terzo tipo di consolazione è di assoluta importanza. Talvolta sosteniamo di non avere consolazioni perché non le sperimentiamo a livello emotivo, tuttavia, se ci esaminassimo seriamente, scopriremmo in noi quella consolazione sostanziale che è la vera operazione dello Spirito Santo nella nostra vita. La consolazione non è evitare i problemi, ma è avere la capacità di affrontarli e di attraversare le difficoltà conservando quella pace interiore e quella serenità di fede. È un dono di Dio, ma è anche un effetto dell’impegno delle persone e vale l’uno per l’altro, nel principio della comunione dei santi: ci aiutiamo a vicenda.

 

Segno

 

G. Durante il canto che segue siamo invitati a dirigerci spontaneamente verso l’altare, dove, dopo una breve sosta di fronte a Gesù Sacramentato preghiamo il Signore per le persone che soffrono, per i nostri missionari che li visiteranno ed esprimiamo il proposito di accettare la volontà del Signore ed il suo perdono che guarisce, con l’impegno di perdonare e dimenticare i rancori verso chi ci ha provocato sofferenze.

 

Canto

 

Silenzio di Adorazione

 

Conclusione

 

Preghiera

 

S. Alle intenzioni della comunità spontaneamente espresse dai fedeli rispondiamo insieme:

T. Per il mistero della tua passione, ascoltaci Signore.

 

S. Signore Gesù, il tuo comandamento di amarci come tu stesso ci hai amati ci ferisce il cuore e ci fa scoprire con dolore quanto siamo lontani dall'essere rivestiti dei tuoi sentimenti di misericordia e di umiltà. Siamo così fatti che riusciamo a peccare anche quando ci rivolgiamo al Padre tuo, in preghiera. Abbi pietà di noi. Donaci il tuo Spirito buono. Insegnaci a metterci in ascolto del suo grido inesprimibile, l’unico che ci permette con sincerità di gridare “Padre”, ed ottenere per noi salvezza e pace.

Canto del Tantum Ergo

 

Orazione - Benedizione Eucaristica - Acclamazioni

 

Canto finale