PARROCCHIA SANTA GIOVANNA ANTIDA THOURET

Adorazione eucaristica perpetua

"Il Padre cerca adoratori che lo adorino in Spirito e Verità" (Gv 4,24)

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SANTO ROSARIO 

IN VERSI

 

IL SANTO ROSARIO

Misteri della gioia

Misteri della luce

Misteri del dolore

Misteri della gloria

 

Rosarium Virginis Mariae

Storia del Santo Rosario

 Santo Rosario in versi

"Faville nel Roseto"

di Stella Lomonaco Giugni

 

MISTERI DOLOROSI  

 

SUL CALVARIO

 

Meriggio di sangue velato dall’ombra

di luce tremante sollecita a sfarsi,

passava nel Cielo.

 

Pativa il Fattore, languiva il creato.

 

Di vesti spogliato, d’un lacero cinto,

gravato d’insulti, frecciato di sguardi,

a strali pungenti del cumulo iniquo

dall’alba dei secoli a fine precipite,

Gesù era offerta

di vittima eccelsa.

 

Distesa per terra la croce a supplizio

disteso alla croce quel corpo straziato,

per fiera tortura

cresceva l’affanno.

 

Poggiata agli aculei la testa ferita,

a fiotti il Suo Sangue tra colpi di maglio,

da mani squarciate, fra dita rapprese,

dai piedi inchiodati, fra caldo vermiglio,

a croce de’ secoli,

in croce pe’ falli,

su croce a giaciglio

penava Gesù.

 

E bevve la terra

il Sangue Divino

a fresco germoglio di vita redenta,

e l’ombra nell’aria risvolse i suoi veli

dai cupi sentieri.

 

Levata a ludibrio la supplice croce

levato l’Eterno e dell’Uomo la pena,

levata nel Cielo l’offerta suprema

accorsero i veli per cinger mesti

l’immenso dolore.

 

Eretta e consunta la torcia vivente,

penava d’angoscia

la Madre ai Suoi piedi.

 

Un ladro al patibolo a destra invocava

un posto nel Cielo,

e gli angeli ai varchi del bene dischiuso

ponevan l’attesa

pe’ buoni redenti.

 

Tre ore strazianti

su tutto lo scorrere d’ore nel tempo,

divennero immense d’agonico duolo

e prone al cordoglio si chiusero al pianto.

 

Un nembo crescente di tenebre illuni

plorante, ferale,

d’intorno avanzava.

 

Tra braccia reggenti l’immenso perdono,

a sguardo levato dal capo reclino,

a sguardo piegato su tutti ed ognuno,

parole d’amore, respiro d’Eterno,

volarono al Cielo,

rimasero in terra.

 

Offerto se stesso per tutti i redenti,

donata la Madre,

esangue, sfinito, lo squarcio nel cuore,

esanime, eccelso

rimase Gesù.

 

Su tenebre e pena la morte pietosa

riscosse gli avelli,

diffuse gli appelli

su morti e viventi col gemere spento.

 

Da febbre riscosse, le rocce in gramaglie,

diffusero tremiti in cupi singulti,

per clivi e per piani.

 

Su morte distesa, la notte incombente,

lo schianto di madre,

il pianto dei pochi ponevan mestizia.

 

Deposto sul grembo che a vita Lo porse,

che a morte voleva strapparLo col pianto,

su piaghe al lavacro, su gelo al tepore,

rivisse Gesù,

per tutti i dolori.

 

La candida tela, le bende, il sudario,

gli aromi, le cure pietose, devote,

L’accolsero spento.

 

Degli empi il suggello su pietra tombale

rinchiuse lo strazio di Madre e di Figlio

e chiuse la morte,

speranza dischiuse.

 

Perdono, Signore, per tanto patire,

perdono e pietà.

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