PARROCCHIA SANTA GIOVANNA ANTIDA THOURET

Adorazione eucaristica perpetua

"Il Padre cerca adoratori che lo adorino in Spirito e Verità" (Gv 4,24)

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SANTO ROSARIO 

IN VERSI

 

IL SANTO ROSARIO

Misteri della gioia

Misteri della luce

Misteri del dolore

Misteri della gloria

 

Rosarium Virginis Mariae

Storia del Santo Rosario

 

 Santo Rosario in versi

"Faville nel Roseto"

di Stella Lomonaco Giugni

 

 

NEL SENTIERO ALATO

 

 

POMPEI ANTENNA DEL ROSARIO

 

Dal lago rovente di cenere e pietre

emerse un silenzio di fumidi veli

su vita distrutta alla spenta Pompei.

Nutriti dal sole, molti anni a far secoli

vegliaron la morte nel plumbeo recinto,

e stette la plaga con albe e tramonti

silente di vita, di rito e cammino

nel muto linguaggio di triste abbandono.

Poi vita fu desta col verde rigoglio

che spunta e favella tra sole e le zolle

pe’ doni scambiati.

Chiomata la piana da ciuffi e da rovi

fu qualche sentiero pe’ nuovi verzieri.

Ma sopra un albore, così come al mito

de’ rotti silenzi rifatti vitali,

che narrano fiabe con l’oro in fucina

disparso dal sole nel bacio alla sera,

la vita novella sorgeva a Pompei.

 

Dal Cielo uno sguardo di luce e sorriso,

in terra una mano coi supplici grani,

divelsero i vespri, destaron primizia

di pregio e favori.

Su l’ali posate d’un secolo immenso,

Pompei novella,

che in cantico eterno s’inciela beata,

rimpagina luce d’albore serotino

d’approdo silente di mistica Effige

nel fausto novembre.

Maria, la regina col Figlio Bambino,

ai lati due Santi,

con mani protese a celesti Rosari:

 

Domenico eccelso, l’araldo al Rosario,

il primo in sua schiera con luce in favella;

Caterina tra i Santi sublime,

la pia del Rosario tra l’estasi e l’opera;

effuser la grazia con doni infiniti.

L’eletto prescelto sì pronto all’appello,

don Bartolo Longo,

ritolto a’ meandri d’insane dottrine,

con luce spaziale del crisma novello

d’Apostolo in via,

divenne l’emblema garrente alla fede.

Con l’oro in soldino da terre vicine,

da prode lontane,

raggiunte dai raggi di grazie celesti,

l’artefice insonne spandeva fatiche

per l’opere e il bene.

 

Quel tempio dapprima nel rustico asilo,

sonante l’ardore di guida pe’ villici,

divenne coi marmi e le cupole alate

un inno sovrano dell’arte alla fede.

D’appelli canoro, solenne e festoso

sorgeva e grandeggia nell’ermo d’altezza

il pio campanile fra tetti di vita,

lambito alla base da fiumi accorrenti.

Intanto, a ghirlande del tempio a Maria,

tepore di tetto l’Apostolo offriva

paterno, sollecito ai teneri orbati.

A pochi dapprima, poi stuoli crescenti,

da rondini a sbalzo dai nidi distrutti,

raccolti, scaldati poi resi alla vita

coi passi sicuri.

 

Ed ora che il sole carezze diffonde

sull’opere fervide,

ch’elevano i fasti di veglia sacrata,

accanto a’ sussurri da scavi al remoto,

pel Principe alato,

il pio Fondatore

s’invoca l’aureola.

Già gli echi celesti ravvolgono in luce

e suppliche e preci

al Servo di Dio,

che ascolta e sorride

dagli alti fastigi di gloria immortale.

Rosario alle mani e le vesti in marsina

congiunsero in Lui la vita e la gloria.

Rosario, legame dei sommi misteri,

divenne a Pompei retaggio sublime.

Rosario, monile di Cielo alla fede

è l’inno dei cuori sacrati,

è canto e speranza dei buoni fedeli,

è l’alito in luce dell’animo mio,

è voce d’antenna levata a Pompei.  

 

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