PARROCCHIA SANTA GIOVANNA ANTIDA THOURET

Adorazione eucaristica perpetua

"Il Padre cerca adoratori che lo adorino in Spirito e Verità" (Gv 4,24)

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SANTO ROSARIO 

IN VERSI

 

IL SANTO ROSARIO

Misteri della gioia

Misteri della luce

Misteri del dolore

Misteri della gloria

 

Rosarium Virginis Mariae

Storia del Santo Rosario

 

 

 

 Santo Rosario in versi

"Faville nel Roseto"

di Stella Lomonaco Giugni

 

 

NEL SENTIERO ALATO

 

 

NELLO SCRIGNO A LORETO CON L'AVE, IL ROSARIO

 

Dai vertici eterni

ai lembi del sole,

sul nido profetico un’ora si sciolse,

e l’oro fulmineo sui secoli sparso

si tacque all’attesa.

Fu l’ora d’Annunzio alla Vergine eletta.

La Casa fasciata di sole al mattino,

nell’intimo lieta raccolse carezze,

fluenti celesti

da luce canora:

“Ave Maria piena di grazia,

il Signore è con Te”.

Primizia radiosa di grazia e salvezza

incise l’albore per tutti i cammini

sui fiumi millenni.

 

Trent’anni silenti, trent’anni viventi…

Sorrise la Casa nel pregio sovrano

di pietre custodi alle vette del Cielo

in veli operosi, preghiera e silenzio

di Sacra Famiglia,

con santa semenza d’ascese celesti

protese al futuro.

Poi vuota e ricolma di Cielo e di fede,

la Casa più santa di tutte le case,

divenne Cappella per cura Apostolica

e teca sublime di fede e mistero.

 

Trascorso un millennio e tre secoli appena

un giorno la Casa disparve da Nazareth,

chè gli Angeli in volo, così, d’improvviso,

Casetta e mistero levaron sull’ali.

E via per il cielo tra fiaccole astrali,

su dalmate coste, a Tersatto posaron.

Sacrò quell’approdo la Vergin sollecita

col primo prodigio all’infermo pievano

guarito all’istante da lungo malore.

Poi folle accorrenti

e fede e portenti.

Ma soli tre anni…

 

Riaccesi i fanali d’angelico volo,

leggera leggera la Casa riprese

la corsa nel cielo.

In quiete serena, stellata, ridente,

su tenebre lunghe d’un dieci dicembre,

tra verde laureto, grigiore di plaghe

e mare che il sole nel balzo dell’alba

imporpora e desta,

la Casa più Santa si pose silente

sull’alto d’un colle, corona a Loreto.

Accorse premura di fede clamante,

seguita da sacra dottrina e da scienza,

che al filo del tempo col chiaro sui passi

poggiarono fiaccole,

così, che sull’ora battente rifulge

prodigio celeste fra cure esegetiche.

 

E son sette secoli

che lieti circondan

l’altissimo pregio che cinge Loreto

e invitano al plauso

i passi del sole

col bacio sull’opera in dono levate.

Dapprima le mura d’intorno  a riparo

sorprese discoste d’arcano comando,

poi Tempio solenne, Basilica augusta.

 

Custodia grandiosa, svettante magnifica

tra bifore alate,

ieratiche, tacite,

su mistiche lodi d’altari a parata

e luci d’oblò,

arieggia di nave

dovizia invitante.

La cupola aurata slanciata a ghirlanda

dell’arte in convito,

par cura di velo sospeso alla culla

che veglia e carezza la grazia crescente.

I marmi a leggio sul santo squallore

che spaginan fonti da bibliche sedi,

col palpito d’arte sul pregio d’incanto,

invitan loquenti di grazia divina

al sacro silenzio di pietre custodi.

 

Intriso d’azzurro a profilo spiegato,

in sintesi il Tempio

un cantico appare,

che cinge col sole la veglia turrita

d’un ampio forziere sui forti bastioni.

Castello sui passi severo e ridente

smerletta nell’alto

alette a parata,

che in sosta chinate echeggiano agli archi

di preci e silenzi dagli occhi dischiusi.

Ai piè della Croce su squille sonore

si taccion gli arpeggi di piani e profili,

e in coltrice d’ombra, sull’ora quietate,

rorida in luce,

grandeggia levata

la Vergin col Bimbo, suo Figlio Divino,

veglianti sovrani.

 

 

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