PARROCCHIA SANTA GIOVANNA ANTIDA THOURET

Adorazione eucaristica perpetua

"Il Padre cerca adoratori che lo adorino in Spirito e Verità" (Gv 4,24)

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SANTO ROSARIO 

IN VERSI

 

IL SANTO ROSARIO

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Misteri della luce

Misteri del dolore

Misteri della gloria

 

Rosarium Virginis Mariae

Storia del Santo Rosario

 

 

 

 

 Santo Rosario in versi

"Faville nel Roseto"

di Stella Lomonaco Giugni

 

 

NEL SENTIERO ALATO

 

 

 NELL'ALBA DEL PATER

 

Sul monte, solo, nella pace austera,

Gesù pregava assorto e celestiale

e la luce solenne della sera

pennellava l’attesa d’immortale.

 

Lo raggiunsero i Suoi e un di loro:

- Oh, Rabbì nostro, insegnaci a pregare -

La Sua voce era polla di tesoro

e l’agonia del giorno era sperare.

 

E con dolcezza mistica, divina,

si sparse la parola Sua d’intorno

sul vagare dell’ora vespertina

e tra gli ulivi insonni e notte e giorno.

 

D’un’aureola d’oro, qual miraggio,

rifulse il monte dalle guglie accese,

e l’ansia pia di  mattutino raggio

al supplicar futuro si protese.

 

L’ascoltarono i Suoi. Ricolma l’ora

fu nella dignità della preghiera,

il divino compendio, eco sonora

del Paradiso sull’umana schiera.

 

Con gli occhi volti a Lui, le mani al petto,

come a serrar sembiante e voce e segno,

ed abbellito e pio il rude aspetto,

accolsero commossi il sacro pegno.

 

- Padre nostro… - Pur l’eco della valle

- Padre nostro - diceva al Cielo, al mare,

all’infinito cosmo e  la convalle

ne germinò la luce e lo spaziare.

 

- Padre nostro… - Non prima la dolcezza

di tale appello nuovo era provata.

“Padre e Nostro”. - Una voce di carezza

in buona confidenza era donata.

 

E scandendo la prece nascitura:

 

- ... Che sei nei Cieli… - Furon  gli occhi attenti

faville d’una fede imperitura

e specchi in sommità opalescenti.

 

- … sempre Santo il Tuo nome sia…- Allora,

strette al petto le braccia, con veemenza

sacrarono un giurare su quell’ora,

mentre la via s’apriva alla semenza.

 

- … venga il Tuo regno… - Si, un re potente

lampeggiò nel desio degli usurpati

di patria dignità chè non presente

l’Amor che poi li rese illuminati.

 

Ma il regno novello era d’intorno

aleggiante fra nembi porporini,

e di pene e di gloria era l’adorno,

contrasto nel futuro dei destini.

 

- … in terra fatta sia Tua volontà

come si fa nel Ciel…- Il paragone,

da vette azzurre delle sommità,

dirigeva sicuro ogni timone.

 

Si, far la volontà, quella divina

che il Rabbì ripeteva eccelsamene

nella legge, parola mattutina

d’unione all’alto Ciel devotamente.

 

- … dacci oggi il nostro pane quotidiano… -

Tornarono le mense, i casolari,

i bocconi remando e piano piano

i loro usi dell’opulenza ignari.

 

Eran passati nelle mani loro

pani moltiplicati a fonte arcana,

sapevano di pane del lavoro

e pur di provvidenza sovrumana.

 

- …rimettici le colpe, o buon Signore,

che perdoniamo a quei che ci hanno offeso… -

Nello spaziar, così, tra Cielo e cuore

sorrise l’infinito al ben disteso.

 

Di quel cambio del dare e dell’avere

e per misura colma paga piena,

lo sapevan da cure del mestiere

e di perdono pur la via serena.

 

E fecero qui sosta, un meditare,

compresa di tristezza la pupilla:

di colpe… tante, e pure offese amare

ma dell’amarci c’era la favilla.

 

E quando - …non c’indurre in tentazione… -

furon presi dal brivido d’inquieto,

chè sapevan degli ossessi la cagione

e il lavorio del male nel segreto,

 

fissaron il maestro lor divino

a trarre forza ed essere scampati.

Ma non c’era nell’ombra del destino

un veto da non essere tentati.

 

- … Ci libera, o Signore, d’ogni male. -

E raggiunse le vie del firmamento

la prece sovrumana, senza uguale,

dettame del divino insegnamento.

 

E non la colse l’alba delle stelle,

non il chiaro sul loro tramontare,

non le volte de’ cieli, neppure quelle,

chè Dio la volle all’anima donare.

 

La portarono i dodici viandanti

per ogni dove in nome dell’amore,

prece di confidenza, via dei santi,

anelito alle glorie del Signore.

 

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