PARROCCHIA SANTA GIOVANNA ANTIDA THOURET

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Storia del Pontificato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Storia del Pontificato

Papa Pio XI

 

Fonte: Wikipedia

Nato a Desio, il 31 maggio 1857 - quarto di cinque figli - con il nome di Achille Ambrogio Damiano Ratti , il padre Francesco fu attivo - con non molto successo come attestato dai continui trasferimenti - quale direttore in vari stabilimenti per la lavorazione della seta, la madre Teresa Galli, originaria di Saronno era la figlia di un albergatore.

Avviato alla carriera ecclesiastica dall'esempio dello zio Don Damiano Ratti, Achille studiò a partire dal 1867 al seminario di Seveso, poi a quello di Monza. Nel 1875 entrò nel Grande Seminaire di Milano e nel 1879 é a Roma presso il Collegio Lombardo. Dal 1874 Achille Ratti era pure terziario francescano.

Achille Ratti fu ordinato sacerdote il 20 dicembre 1879. Ratti fu uomo di vasta erudizione ottenne un triplice dottorato in filosofia, diritto canonico e teologia all'Università gregoriana. Egli aveva inoltre una forte passione per Dante, Manzoni ma, pure, per gli studi scientifici, egli era stato infatti in dubbio se intraprendere lo studio della matematica e fu grande amico e, per un certo periodo, collaboratore di Don Giuseppe Mercalli, noto geologo, che aveva conosciuto come insegnante al seminario di Milano. Ratti fu pure un appassionato alpinista, scalò diverse vette delle Alpi e fu il primo - nel luglio 1889 - a raggiungere la cima del Monte Rosa dalla parete orientale e nell'agosto ad aprire un nuovo itinerario per il Monte Bianco ancora oggi denominato "Via Ratti - Grasselli". Le ultime scalate del futuro Papa risalgono al 1913. Per l'intero periodo Ratti fu membro, collaboratore e redattore di articoli per il Club Alpino Italiano.

La carriera ecclesiastica

La competenza negli studi filosofici portò Ratti all'attenzione del Papa Leone XIII. Ratti partecipa ad alcune missioni diplomatiche di Monsignor Giacomo Radini-Tedeschi in Austria e Francia, probabilmente ciò avvenne su segnalazione del Radini- Tedeschi stesso, il quale aveva studiato con Ratti presso il Seminario lombardo di Roma.

Insegnò presso il seminario di Milano e nel 1888 entrò a far parte del collegio dei dottori della Biblioteca Ambrosiana, per diventare bibliotecario capo nel 1907. Chiamato da Pio X a Roma, divenne vice prefetto della Biblioteca Vaticana.

La missione in Polonia

Nel 1918 il Papa Benedetto XV lo nominò legato pontificio, precisamente visitatore apostolico (non essendovi ancora uno Stato indipendente) in Polonia, dove riuscì ad instaurare buoni rapporti tra la Chiesa e il nuovo governo ed aiutare i cristiani residenti in Russia. Nel 1919 divenne alla nascita ufficiale del nuovo Stato polacco Nunzio Apostolico in Polonia e fu elevato al rango di arcivescovo con il titolo in partibus infidelium di Lepanto.

La sua missione con lo confrontò con l'assedio sovietico di Varsavia nell'agosto 1920 fu contrastato per i problemi creati dalla creazione dei nuovi confini dopo la I Guerra Mondiale. Egli fu infatti nominato commissario nell'Alta Slesia dove doveva tenersi un plebiscito per scegliere fra adesione alla Polonia o alla Germania. Qui Ratti si conformò alle istruzioni dell'arcivescovo di Breslavia Bertram e vietò al clero polacco di prendere partito per una parte piuttosto che per l'altra. Tale posizione fu criticata fortemente dalla stampa polacca che vi vide un appoggio al clero tedesco.

Arcivescovo di Milano

Nel 1921 Achille Ratti venne nominato arcivescovo di Milano, divenendo Cardinale nel concistoro del 13 giugno 1921.

Il conclave

Achille Ratti fu eletto Papa il 6 febbraio 1922 alla quattordicesima votazione. Il conclave era stato in effetti contrastato: da un lato i conservatori (detti intransigenti) puntavano sul cardinale Merry del Val, ex Cardinal Segretario di Stato di Papa Pio X, mentre i cardinali più liberali sostenevano il Cardinal Segretario di Stato in carica il cardinale Pietro Gasparri.

Pontificato

La sua prima enciclica Ubi arcano Dei consilio, del 23 dicembre 1922, manifestò il programma del suo pontificato, peraltro ben riassunto nel suo motto "pax Christi in regno Christi", la pace di Cristo nel Regno di Cristo. Detto altrimenti, a fronte della tendenza a ridurre la fede a questione privata, Papa Pio XI pensava invece che i cattolici dovessero operare per creare una società totalmente cristiana, nella quale Cristo regnasse su ogni aspetto della vita. Egli intendeva dunque costruire una nuova cristianità che, rinunciando alle forme istituzionalidell' Ancien Régime, si sforzi di muoversi nel seno della società contemporanea. Nuova cristianità che soltanto la Chiesa cattolica costituita da Dio e interprete delle verità rivelate era in grado di promuovere.

Questo programma fu completato dalle encicliche, Quas primas (11 dicembre 1925), con la quale fu pure instituita la festa di Cristo Re e Miserentissimus Redemptor (8 maggio 1928), sul culto del Sacro Cuore.

Papa Pio XI procedette a numerose canonizzazioni, fra le quali quelle di Bernadette Soubirous, San Giovanni Bosco, Santa Teresa di Lisieux, e San Giovanni Maria Vianney. Egli nominò pure quattro nuovi dottori della Chiesa: Pietro Canisio, Giovanni della Croce, Roberto Bellarmino e Alberto il Grande.

Ratti vide nel mero rientro dei protestanti e ortodossi nella chiesa cattolica la vera soluzione alla questione ecumenica come scrisse nell'enciclica Mortalium animos del (6 gennaio 1928). Tradizionale fu pure la sua risposta alle questioni di morale sessuale con la casti connubii del (31 dicembre 1930).

In campo politico

Il suo principale impegno fu nella lotta contro ogni forma di nazionalismo, razzismo e totalitarismo in quanto minacce alla dignità dell'uomo. Emise l'enciclica Quas Primas dove veniva stabilita la festa di Cristo Re a ricordare il diritto della religione a pervadere tutti i campi della vita quotidiana: dallo stato, all'economia, all'arte. Per richiamare i laici ad un maggiore coinvolgimento religioso, nel 1923 venne riorganizzata l'Azione Cattolica (di cui disse "questa è la pupilla dei miei occhi"). In campo missionario, si batté per l’integrazione con le culture locali invece dell'imposizione di una cultura occidentale e nell'enciclica Rerum Orientalium del 1928 richiamò i cristiani dell'Est ad una maggiore comprensione della religione Ortodossa. Pio XI fu estremamente critico anche con il ruolo passivo tenuto in capo sociale dal capitalismo. Nella sua enciclica Quadragesimo Anno del 1931 richiamò l'urgenza delle riforme sociali già indicate quaranta anni prima da Papa Leone XIII.

Economia

Pio XI ritornò più volte nell'enciclica sul legame fra moneta ed economia e fra l'economia e la seconda guerra mondiale. Nella Quadragesimus annus affermò:

«Nel nostro tempo è ormai evidente che la ricchezza e un immenso potere sono stati concentrati nelle mani di pochi uomini. Questo potere diventa particolarmente irresistibile se esercitato da coloro i quali, poiché controllano e comandano la moneta, sono anche in grado di gestire il credito e di decidere a chi deve essere assegnato. In questo modo forniscono il sangue vitale all’intero corpo dell’economia. Loro hanno potere sull’intimo del sistema produttivo, così che nessuno può azzardare un respiro contro la loro volontà.»

(Papa Pio XI, Quadragesimus Annus 106-9, 1931)

La risoluzione della questione romana

Il primo segno di apertura Pio XI lo aveva manifestato immediatamente dopo l'elezione, benedicendo la folla dalla loggia esterna della basilica di San Pietro, come non accadeva più dai tempi della Breccia di Porta Pia.

Non più tardi di otto mesi dopo venne eletto Papa il 6 febbraio 1922 come successore di Papa Benedetto XV col nome di Pio XI. Il novello Pontefice contrariamente ai suoi immediati predecessori - Leone XIII, Pio X e Benedetto XV - decise di affacciarsi alla loggia esterna della Basilica Vaticana (cioè su Piazza san Pietro) sia pur senza nulla dire, limitandosi a Benedire il Popolo presente, ed i fedeli di Roma gli risposero con applausi e grida di gioia. Il gesto "dovuto" ma che si verificava dopo i fatti del 20 settembre 1870, era da considerare di portata storica; ciò accadeva perché Pio XI era convinto che la fine del potere temporale, sia pure in maniera "violenta" era, per la missione della Chiesa nel Mondo, la liberazione dalle catene delle passioni umane. La Questione romana incontrava, non solo le preoccupazioni e le speranze dei Cattolici in Italia, ma anche di tutti i Cattolici del Mondo, tanto da indurre zelanti sacerdoti (per altro Missionari) a prendere iniziative personali, come per esempio il sacerdote (oggi Santo) Don Luigi Orione a scrivere più volte al Capo del Governo Italiano Cav. Benito Mussolini; altri sacerdoti intervennero con propri studi presso la Segreteria di Stato Vaticana, nella persona del Delegato del Papa, Cardinale Pietro Gasparri.

Nel 1929 il Papa fu l'artefice della firma dei Patti Lateranensi tra il Cardinale Pietro Gasparri ed il governo fascista di Benito Mussolini, con i quali veniva data alla Santa Sede la sovranità sullo stato della Città del Vaticano, come enclave nella città di Roma, in cambio dell'abbandono da parte del Vaticano di pretese territoriali sul precedente Stato Pontificio. A compensazione delle perdite territoriali e come supporto nel periodo transitorio, il governo garantiva un trasferimento di denaro che, investito da Bernadino Nogara sia in immobili che in attività produttive, pose le basi per l'attuale struttura economica del Vaticano. In segno di riconciliazione il Papa uscì, in processione solenne, in piazza San Pietro. Un avvenimento del genere non accadeva dai tempi di Porta Pia.

Nel 1930 - pochi mesi dopo la conclusione dei patti Lateranensi l'anziano Cardinal Gasparri si dimise, egli fu sostituito dal Cardinale Eugenio Pacelli, futuro Papa Pio XII.

I rapporti con il mondo della scienza

Appassionato delle scienze fin dalla gioventù e attento osservatore dello sviluppo tecnologico, fondò la Radio Vaticana, modernizzò la Biblioteca Vaticana e ricostituì con la collaborazione di Padre Agostino Gemelli nel 1936 l'Accademia Pontificia delle Scienze, ammettendovi anche personalità non cattoliche e neppure non credenti.

La morte

Pio XI morì il 10 febbraio 1939 gli succedette sul trono di Pietro Papa Pio XII.

Critiche ed aspetti controversi

I rapporti con il regime fascista

Le relazioni tra il Vaticano e il Fascismo durante il pontificato di Pio XI furono contrassegnati da molti alti e bassi. Il Papa che aveva definito Mussolini l'Uomo della Provvidenza e che aveva assistito, non certo con dispiacere, alla fine dell'Italia liberale e alla scomparsa dei partiti fra i quali pure il Partito Popolare Italiano di Don Luigi Sturzo di ispirazione cattolica, si trovò - non più di due anni dopo la firma dei Patti Lateranensi - già in rotta di collisione con il Duce in primis a causa del ruolo della Chiesa nell'educazione dei giovani, che il regime voleva vieppiù ridurre. Il conflitto raggiunse un primo massimo con la chiusura da parte del governo nel 1931 delle sedi dell'Azione Cattolica - spesso oggetto di violenze e devastazioni - e con l'emissione dell'enciclica Non Abbiamo Bisogno, nella quale si affermava l'impossibilità di essere allo stesso tempo cattolici e fascisti.

Dopo alcuni anni di relativa calma, il progressivo avvicinarsi dell'Italia fascista alla Germania nazista con - fra l'altro - lo scoppiazzamento delle dottrine e politiche razziste raffreddò nuovamente i rapporti tra Santa Sede e il regime.

I rapporti con la Germania nazista

Nel 1933, pochi mesi dopo l'ascesa di Adolf Hitler al potere fu concluso un concordato con la Germania dopo anni di trattative - seguite in primis dal Cardinal segretario di Stato Pacelli, il quale era stato peraltro per anni nunzio in Germania . Negli anni successivi i nazisti impedirono in tutti i modi che le clausole del concordato di garanzia per la Chiesa fossero realmente rispettate. Nel 1937, a seguito delle continue interferenze del nazismo sulla vita dei cattolici e per il sempre più evidente carattere neopagano dell'ideologia nazista, il Papa emise l'enciclica Mit Brennender Sorge (con viva ansia) , scritta eccezionalmente in tedesco e non in latino, con la quale condannava fermamente l'ideologia nazista, seguita dopo poco dalla Divini Redemptoris, con un'analoga condanna dell'ideologia comunista.

Nel maggio del 1938, quando Hitler visitò Roma, il Papa si rifiutò di riceverlo, se questi non avesse condannato gli atti di violenza in corso contro la Chiesa in Germania. Siccome Hitler mai si sarebbe piegato a tale richiesta, il Papa si rifugiò a Castel Gandolfo dopo aver fatto chiudere i Musei Vaticani. Disse: "questo è un giorno triste per Roma sopra la quale si erge una croce che non è la Croce di Cristo", riferendosi alle numerose svastiche che Mussolini fece esporre a Roma in omaggio a Hitler.

Egli aveva inoltre previsto l'emanazione di un'altra enciclica - probabilmente dal titolo Societatis Unio (l'unità della razza umana), che condannava in modo ancora più diretto l'ideologia nazista della razza superiore. Il Papa aveva incaricato per la redazione dell'enciclica il tedesco Gustav Gundlach e altri due gesuiti. Essa non poté tuttavia mai essere terminata perchè il Papa morì prima che essa fosse conclusa e corretta. Alcuni concetti dell'enciclica furono tuttavia ripresi da Pio XII nell'enciclica Summi Pontificatus.

Guerra civile spagnola

Inizialmente Papa Ratti si rifiutò, fino ad una fase avanzata del conflitto spagnolo, di riconoscere i franchisti e ciò sebbene il governo del Fronte popolare avesse promosso un'aspra persecuzione della Chiesa cattolica con devastazioni di chiese, uccisioni di religiosi, addirittura il saccheggio delle tombe degli ecclesiastici. Egli non condannò tuttavia neppure le gravi violenze delle parte franchista (il bombardamento di Guernica in primis). Dopo l'abolizione della legislazione anticlericale dei repubblicani ad opera di Franco ad inizio 1938, i rapporti tuttavia migliorarono e il suo successore Pio XII avrebbe addirittura ricevuto in udienza particolare i combattenti Falangisti).

La questione messicana

Un'altra spina per Papa Ratti fu rappresentata dalla politica fortemente anticlericale del governo messicano. Pio XI condannò tali misure nel 1933 con l'enciclica Acerba Anima. I rapporti con la Repubblica messicana migliorarono tuttavia negli ultimi anni del suo pontificato.