PARROCCHIA SANTA GIOVANNA ANTIDA THOURET

Adorazione eucaristica perpetua

"Il Padre cerca adoratori che lo adorino in Spirito e Verità" (Gv 4,24)

Home

Come raggiungerci Contatti Mail: venite.adoriamo@gmail.com
Venite adoriamo
La Parrocchia
L'adorazione
A tu per Tu
Le nostre preghiere
Testimonianze
Tabella adoratori
Regole e norme
Diventare adoratore
Archivio eventi

Adoriamo il Signore

Miracoli eucaristici
Preghiere di adorazione
Scritti sull'adorazione
Salmi di adorazione
Meditazioni
Luoghi di spiritualità
Canti
Adorazione on line

 

Storia del Pontificato

 

 

 

 

 

Storia del Pontificato

Papa Pio

 

Fonte: Wikipedia

Giuseppe Sarto nacque secondo di dieci figli in una famiglia modesta, il padre Giovanni Battista Sarto (1792 - 1852) era fattore e la madre Margherita Sanson (1813 - 1894) sarta. Giuseppe Sarto si distinse da molti suoi predecessori e successori proprio per il fatto che il suo cursum honorum fu esclusivamente pastorale senza alcun impegno presso la curia o nell'attività diplomatica della Santa Sede.

Ricevette la tonsura nel 1850 ed entrò al Seminario di Padova. Fu ordinato prete nel 1858, divenendo vicario della parrocchia di Tombolo. Nel 1867 fu promosso arciprete di Salzano e poi, nel 1875, canonico della cattedrale di Treviso, fungendo nel contempo da direttore spirituale del seminario diocesano, esperienza della quale serberà sempre un ottimo ricordo.

Giuseppe Sarto ricoprì le cariche di vescovo di Mantova, e, poi, di patriarca di Venezia. Il governo italiano rifiutò peraltro inizialmente il proprio exequatur, asserendo che la nomina del Patriarca di Venezia spettava al re e che, inoltre, Sarto era stato scelto su pressione del governo dell’Impero Austro-Ungarico. Giuseppe Sarto dovette quindi attendere ben 18 mesi prima di potere assumere la guida pastorale del patriarcato di Venezia. Con la nomina a Patriarca egli ricevette pure la berretta cardinalizia nel concistoro del 12 giugno 1893. Fu eletto Papa nel 1903 .

Il conclave

Alla morte di Leone XIII il candidato più probabile al soglio di Pietro era considerato il Segretario di Stato Rampolla. All’apertura del conclave il 1° agosto 1903,: la sorpresa: il cardinale Puzyna, arcivescovo di Cracovia comunica il veto dell’imperatore di Austria – Ungheria Francesco Giuseppe all’elezione del cardinale Rampolla.

I motivi del veto sarebbero non soltanto politici (la vicinanza del Rampolla alla Francia e le idee più aperte di questo degnissimo porporato, eccellente diplomatico e uomo di governo), ma anche personali: il Rampolla quale Segretario di Stato avrebbe infatti cercato di influenzare Leone XIII a negare una sepoltura cristiana all’arciduca Rodolfo d'Asburgo suicidatosi a Mayerling.

Malgrado l’indignazione di molti cardinali la candidatura di Rampolla sfumò e i suffragi si orientarono sul Patriarca di Venezia, che fu eletto il 4 agosto e incoronato il 9. Prese il nome di Pio X in onore dei suoi predecessori. Scelse come motto del suo pontificato il paolino Instaurare omnia in Christo e lo attuò con coraggio e fermezza.

Una delle prime decisioni di Pio X fu proprio l’abolizione con la (costituzione apostolica Commissum nobis) del cosiddetto veto laicale, che spettava ad alcuni sovrani cattolici, e a causa del quale egli era riuscito a divenire pontefice.

Il pontificato

Il nuovo Papa consapevole di non avere alcuna esperienza diplomatica né una vera e propria formazione universitaria seppe scegliere dei collaboratori competenti come il giovane cardinale Rafael Merry del Val y Zulueta, di soli 38 anni, poliglotta e direttore dell’Accademia dei nobili ecclesiastici, che fu nominato Segretario di Stato. Stante la propria inesperienza Pio X lasciò a Merry del Val sostanzialmente campo libero nella conduzione della diplomazia vaticana.

Come, Papa Giovanni XXIII e Giovanni Paolo I che pure passarono dal Patriarcato di Venezia al soglio di Pietro provenendo da famiglie di origine popolare, egli rimase sempre semplice e umile. In Vaticano visse parcamente - assistito dalle sorelle - in un appartamento fatto allestire appositamente. La santità della sua vita personale è infatti indiscussa.

Più controversa la valutazione sul profilo politico del pontificato, la cui linea può essere caratterizzata essenzialmente come conservatrice, in particolare per la lotta ingaggiata contro il modernismo. Fu tuttavia Pio X ad avviare la riforma del diritto canonico, che culminerà nel 1917 nella promulgazione del Codice di diritto canonico e a redigere il catechismo che porta il suo nome. Anche sul piano della gestione patrimoniale fu lui a unificare i redditi dell’obolo di San Pietro e quelli del patrimonio del Vaticano. Ma, soprattutto, riformò la Curia romana con la costituzione Sapienti consilio del 29 giugno 1908, sopprimendo vari dicasteri divenuti inutili.

La « questione francese »

Pio X fu confrontato pure con il problema della Separazione fra Stato e Chiesa, sanzionato in Francia dalla legge del 9 dicembre 1905, la quale rappresentò il culmine della politica anticlericale della terza Repubblica e in particolare del governo di Emile Combes. A partire dal 1880 si era registrata in Francia una serie di provvedimenti di dissoluzione delle congregazioni religiose, di espulsione dei religiosi regolari: insegnanti, personale infermieristico ecc. Pio X si mostrò assai meno conciliante verso questa politica del proprio predecessore, malgrado la maggioranza dei vescovi francesi gli consigliasse di piegarsi alla nuova legge.

Pio X con l’enciclica Vehementer nos (11 febbraio 1906), l'allocuzione consistoriale Gravissimum (21 febbraio), e l'enciclica Gravissimo officii munere (10 agosto), proibì ogni collaborazione all’applicazione della nuova legge. L’ostilità del Pontefice alla nuova normativa francese compromise la creazione delle [associations cultuelles], previste dalla legge del 1905, alle quali avrebbe dovuto essere trasferito il patrimonio della Chiesa. Tale opposizione fece sì che i beni immobili ecclesiastici fossero trasferiti allo Stato francese. La situazione sarebbe mutata soltanto nel 1923 con la creazione delle “associations diocésaines”.]

Analoghe tensioni si registrarono con il Portogallo, in particolare dopo l’avvento in quel Paese, nel 1910, della repubblica. Pio X rispose con l’enciclica Iandudum in Lusitania.

Proprio nei mesi che segnarono l’inizio della prima guerra mondiale, Pio X si spegne nel sonno, precisamente il 20 agosto 1914. Pio X fu beatificato il 3 giugno 1951 e canonizzato il 29 maggio 1954 in ambo i casi da Pio XII.