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Storia del Pontificato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Storia del Pontificato

Papa Pio VI

 

Fonte: Wikipedia

Nacque a Cesena il 27 dicembre 1717 dal Conte Marco Aurelio Tommaso Braschi e da Anna Teresa Bandi. Dopo aver conseguito il dottorato in legge si trasferì a Ferrara dove divenne segretario personale del Cardinale Ruffo, nei cui vescovati di Ostia e Velletri ricoprì la carica di uditore fino al 1753.

 La sua perizia nel condurre un'importante missione alla corte di Napoli gli guadagnò la stima di Benedetto XIV che lo nominò suo segretario e canonico di San Pietro. Nel 1758 Clemente XIII lo nominò prelato e nel 1766 tesoriere della camera apostolica. Molti si sentirono danneggiati dalle avvedute economie da lui realizzate, tanto da indurre Clemente XIV a promuoverlo cardinale di S.Onofrio il 26 aprile 1773, mossa astuta con cui riuscirono a renderlo temporaneamente inoffensivo.

Il conclave

Nel conclave di 4 mesi che seguì alla morte di Clemente XIV, Spagna, Francia e Portogallo ad una ad una tolsero il proprio veto all'elezione del Braschi, che era, dopo tutto, uno dei più moderati oppositori della politica anti-Gesuiti del precedente pontefice. La sede vacante fu così finalmente occupata il 1° febbraio 1775.

Il pontificato

Le riforme economiche

I suoi primi provvedimenti fecero ben sperare in un governo liberale capace di riformare la carente amministrazione dello Stato della Chiesa. Dimostrò subito notevole acume nel modo di avvalersi dei propri collaboratori. Censurò Potenziani, governatore di Roma, per non essere riuscito a reprimere i moti popolari, nominò un consiglio cardinalizio per porre rimedio allo stato delle finanze e ridurre il peso dell'imposizione fiscale, incaricò Nicolò Bischi di soprintendere alle spese necessarie all'acquisto di grano, ridusse le uscite annuali sopprimendo l'erogazione di molte pensioni vitalizie e adottò il metodo degli incentivi per incoraggiare lo sviluppo dell'agricoltura.

Le controversie sull'ordine dei Gesuiti

Le circostanze con cui era stato eletto tuttavia furono per lui causa di difficoltà fin dall'inizio del pontificato. Egli infatti aveva ricevuto l'appoggio dei ministri della Corona e del partito anti-Gesuiti con il tacito accordo che avrebbe proseguito l'azione del predecessore Clemente XIV la cui lettera papale Dominus redemptor del 1773 aveva decretato lo scioglimento della Società di Gesù. Sull'altro versante i rappresentanti dell'ala più conservatrice, che lo ritenevano segretamente favorevole al Gesuitismo, si aspettavano da lui misure in riparazione dei presunti torti ricevuti nel corso del precedente pontificato. Il risultato di queste complicazioni fu una serie di mezze misure che finirono per scontentare entrambi gli schieramenti, e questo nonostante fosse proprio per merito di Pio VI che l'ordine riuscì ad evitare il disastro nella Russia Bianca e in Slesia. Ad un certo punto sembrò addirittura che egli pensasse seriamente di ripristinarlo in tutto il mondo, soprattutto nel 1792 in funzione di baluardo contro le idee rivoluzionarie che si stavano diffondendo.

Le controversie sull'autorità papale

Oltre a dover fronteggiare il malcontento causato dall sua politica temporale, Pio dovette subire anche contestazioni tese a limitare la stessa autorità papale. Per la verità Febronio il principale esponente tedesco delle vecchie tesi galileiane fu costretto, non senza provocare scandalo, a ritrattare, tuttavia le sue posizioni furono fatte proprie dall'Austria. In questo paese le riforme in campo sociale e religioso intraprese da Giuseppe II e dal ministro Kaunitz mettevano in discussione la supremazia di Roma a un punto tale che, nella speranza di arginarle, Pio prese la straordinaria decisione di visitare personalmente Vienna. Egli partì da Roma il 27 febbraio 1782 ma, sebbene fosse ricevuto con tutti gli onori dall'imperatore, alla fine la sua missione si risolse in un un nulla di fatto. Nonostante ciò, qualche anno più tardi, riuscì ad arginare il desiderio di indipendenza dimostrato da alcuni arcivescovi tedeschi al congresso di Ems.

A Napoli il ministro Tannucci sollevò alcune obiezioni riguardanti la concessione dell'omaggio feudale, e difficoltà ancora maggiori sorsero con il granduca di Toscana Pietro Lepoldo e Scipione de' Ricci, vescovo di Pistoia e Prato, sulla questione della riforma in Toscana. Prudentemente Pio, tuttavia, aspettò che passassero 8 anni prima di condannare le offensive deliberazioni uscite dal Sinodo di Pistoia del 1786.

Lo scontro con la rivoluzione francese

Allo scoppio della Rivoluzione Francese fu costretto a subire la soppressione dell'antico rito gallicano, la confisca di tutti i possedimenti ecclesiastici in Francia e l'onta dell'episodio del proprio stesso ritratto dato alle fiamme dalla folla nel Palazzo Reale.

Da parte sua Pio VI condannò sia la costituzione civile del clero approvata dall'Assemblea nazionale francese nel luglio del 1790 con il breve Quod aliquantum il 10 marzo 1791 sia la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, provocando sostanzialmente in Francia una spaccatura del Paese e pure del clero fra sacerdoti costituzionalisti (capeggiati dal famoso abbé Grégoire) e cosiddetti preti refrattari.

L'assassinio del rappresentante repubblicano francese Hugo Basseville avvenuto nelle strade di Roma nel gennaio 1793 peggiorò ulteriormente la situazione: la corte papale fu accusata di complicità dalla Convenzione Nazionale e Pio legò la propria sorte a quella della coalizione che si stava formando contro la Francia. Napoleone invase l'Italia e, dopo aver sconfitto le truppe papali, occupò Ancona e Loreto. Pio chiese la pace, che gli fu concessa a Tolentino nel febbraio 1797, ma, il 28 dicembre di quell'anno, nel corso di un tumulto provocato da alcuni rivoluzionari italiani e francesi, il generale Duphot fu ucciso, e ciò fornì il pretesto per una nuova invasione. Il generale Berthier marciò su Roma, occupandola senza incontrare resistenza il 13 febbraio 1798, e vi proclamò la repubblica, chiedendo al Papa di rinunciare al potere temporale. Avendo opposto rifiuto, Pio fu fatto prigioniero e, il 20 febbraio scortato dal Vaticano a Siena e quindi alla Certosa vicino a Firenze. La dichiarazione di guerra della Francia contro la Toscana comportò il suo trasferimento, via Parma, Piacenza, Torino e Grenoble fino alla cittadella di Valence dove morì 6 settimane dopo, il 2 agosto 1799.

L'amministrazione dello stato pontificio

Il nome di Pio VI è legato ai molti, e spesso impopolari, tentativi di far rivivere i fasti e lo splendore del regno di Leone X nell'opera di promozione delle arti e delle opere pubbliche e a una ripresa di vigore del nepotismo. La scritta Munificentia Pii VI P.M., scolpita su tutti i muri della città, provocò reazioni ironiche da parte dei cittadini impoveriti con le conseguenti iscrizioni in risposta da parte del famoso poeta satirico Pasquino.

Un ricordo migliore di Pio deriva dall'inaugurazione dei Musei Vaticani, opera iniziata dal suo predecessore, e da un problematico, quanto costoso, tentativo di bonificare le Paludi Pontine.