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Storia del Pontificato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Storia del Pontificato

Papa Pio II

 

Fonte: Wikipedia

Pio II, nato Enea Silvio Piccolomini (Corsignano, 18 ottobre 1405 - Ancona, 15 agosto 1464), fu Papa dal 1458 alla sua morte.

Pio, "il cui carattere riflette quasi tutte le tendenze dell'epoca in cui visse", nacque a Corsignano (oggi Pienza), nel territorio senese, da una famiglia nobile ma decaduta.

Dopo aver studiato alle università di Siena e Firenze, si stabilì a Siena come insegnante, ma nel 1431 accettò il posto di segretario di Domenico Capranica, vescovo di Fermo, allora sulla strada che lo conduceva al Concilio di Basilea per protestare contro l'ingiustizia del nuovo Papa Eugenio IV, che gli rifiutava il cardinalato al quale era stato designato da Martino V. Arrivato a Basilea dopo numerose avventure, successivamente servì Capranica e diversi altri signori.

Nel 1435 venne inviato dal Cardinale Albergati, legato di Eugenio al concilio, in missione segreta in Scozia, lo scopo della quale viene raccontato in vari modi anche da lui stesso. Piccolomini visitò l'Inghilterra oltre alla Scozia, e fu soggetto a diversi pericoli e vicissitudini in entrambe le nazioni, delle quali ha lasciato un prezioso resoconto. Al suo ritorno si schierò attivamente con il concilio nel suo conflitto con il Papa e, anche se ancora un laico, ottenne una parte importante nella direzione dei suoi affari. Egli appoggiò la creazione dell'Antipapa Felice V, ma quando agli inizi del 1442 il concilio elesse Amedeo, Duca di Savoia, come antipapa, Enea, percependo che la posizione del consiglio era alla lunga indifendibile, trovò un pretesto per ritirarsi alla corte dell'Imperatore Federico III a Vienna. Li venne incoronato poeta imperiale laureato, ed ottenne il patrocinio del cancelliere dell'Imperatore, Kaspar Schlick, del quale celebrò un'avventura amorosa a Siena nella romanza, Eurialo e Lucrezia.

Il suo carattere era stato fino ad allora quello di un uomo di mondo. Egli iniziò ad essere più regolare nel primo aspetto, e nel secondo adottò una linea definita facendo pace con Roma. Essendo stato inviato in missione a Roma nel 1445, con lo scopo apparente di indurre Eugenio a convocare un nuovo concilio, venne assolto dalle censure ecclesiastiche e fece ritorno in Germania con il compito di assistere il Papa. Questo fece, in maniera molto efficace, con la destrezza diplomatica con la quale ammorbidì le differenze tra la corte papale di Roma e gli elettori imperiali tedeschi; ed ebbe anche una parte importante nel compromesso col quale, nel 1447, il morente Eugenio accettò la riconciliazione offerta dai principi tedeschi, lasciando senza supporto il concilio e l'antipapa. Enea per quel tempo aveva già preso i voti, ed uno dei primi atti del successore di Eugenio, Papa Niccolò V, fu quello di nominarlo vescovo di Trieste.

Nel 1450 venne inviato come ambasciatore dall'imperatore Federico per negoziare il matrimonio di questi con la Principessa Leonora di Napoli, cosa che riuscì a portare a termine; nel 1451 intraprese una missione in Boemia dove concluse un soddisfacente accordo con il capo degli Hussiti, Giorgio di Podebrady; nel 1452 accompagnò Federico a Roma, dove l'imperatore sposò Leonora e venne incoronato Re dei Romani. Nell'agosto 1455 Enea tornò a Roma con un ambasciata per profferire l'obbedienza della Germania al nuovo Papa, Callisto III. Egli portò con se forti raccomandazioni dell'imperatore e di Ladislao d'Ungheria, per la sua nomina al cardinalato, ma sorsero dei ritardi a causa della determinazione del Papa a promuovere prima un suo nipote, ed egli dovette aspettare fino al dicembre dell'anno successivo. Ottenne invece temporaneamente il vescovato di Warmia (Ermeland).

Callisto III morì il 6 agosto 1458. Il 10 agosto i cardinali entrarono in conclave. Il benestante cardinale di Rouen, benché francese e dal carattere discutibile, sembrava certo di essere eletto. Enea, come ci dice in un passaggio della sua storia dell'epoca, pubblicò clandestinamente nel Conclavi de' Pontifici Romani, con quale arte, energia ed eloquenza frustrò le speranze del cardinale francese. Sembrò che l'elezione non dovesse ricadere su Pio, ma nessun altro candidato sembrò averci pensato seriamente, né, anche se il sacro collegio probabilmente comprendeva alcuni uomini di alta morale, vi era qualcuno complessivamente più degno della tiara. Era facoltà peculiare di Enea quella di adattarsi perfettamente a qualsiasi incarico venisse chiamato ad occupare; fu una sua fortuna che ogni passo nella vita lo aveva posto in circostanze che si appellavano sempre più alla parte migliore della sua natura, un appello al quale non mancò mai di rispondere. Lo scrittore di pamphlet era stato più rispettabile del segretario privato, il diplomatico più dello scrittore di pamphlet, il cardinale più del diplomatico; ora l'avventuriero poco scrupoloso e il narratore licenzioso di pochi anni prima sedeva in modo abbastanza naturale sullo scranno di San Pietro, e dalle risorse del suo carattere versatile produsse senza sforzo apparente tutte le virtù e le qualità richieste dal suo nuovo stato. Dopo essersi alleato con Ferdinando, il pretendente aragonese al trono di Napoli, il suo atto successivo fu di riunire un congresso dei rappresentanti dei principi cristiani a Mantova, per prendere un'azione comune contro i Turchi Ottomani. Il suo lungo trasferimento verso il luogo dell'assemblea ricordava una processione trionfale. Il congresso fu un fallimento completo rispetto ai suoi obbiettivi ostentati, ma almeno mostrò che l'impotenza della cristianità non era dovuta al Papa. Al suo ritorno dal congresso, Pio spese un periodo considerevole di tempo nel suo paese di origine, nel territorio senese, e descrisse il diletto e il fascino della vita di campagna in un linguaggio molto gradevole. Venne richiamato a Roma dai problemi causati da Tiburzio de Maso, che venne alla fine catturato e giustiziato. Gli Stati Pontifici erano a quell'epoca grandemente disturbati da baroni ribelli e dalle scorrerie dei condottieri, ma questi mali vennero gradualmente abbattuti. Anche la Guerra Napoletana ebbe fine, col successo dell'alleato del Papa, Ferdinando. Il Papa tentò anche delle mediazioni nella Guerra dei tredici anni tra Polonia e Cavalieri Teutonici, e quando fallì nell'ottenere il successo, scagliò l'anatema su polacchi e prussiani.

Nel luglio 1461, Pio canonizzò Santa Caterina da Siena, e nell'ottobre dello stesso anno ottenne quello che inizialmente sembrò un brillante successo, inducendo il nuovo Re di Francia, Luigi XI, ad abolire la sanzione pragmatica di Bourges, per la quale l'autorità del Papa in Francia era stata gravemente ostacolata. Ma Luigi si aspettava che Pio avrebbe in cambio sposato la causa francese a Napoli, e quando questo non avvenne in pratica ristabilì la sanzione pragmatica per mezzo di ordinanze reali. Pio venne anche coinvolto in una serie di dispute con il Re di Boemia e il Conte del Tirolo, e la crociata per la quale il congresso di Mantova era stato convocato non fece progressi. Il Papa fece del suo meglio: indirizzò una lettera eloquente al Sultano spingendolo a convertirsi, non è una sorpresa che l'invito venne declinato. Pio riuscì a riconciliare l'Imperatore ed il Re d'Ungheria, ed ottenne grande incoraggiamento, oltre a vantaggi economici, dalla scoperta di miniere di allume nel territorio pontificio, ma si era alienato la Francia; il Duca di Borgogna non mantenne le sue promesse; Milano era assorbita dal tentativo di prendere Genova; Firenze consigliò cinicamente al Papa di lasciare che turchi e veneziani si logorassero a vicenda. Pio era inconsapevolmente vicino alla sua fine, e il suo malessere probabilmente portò alla febbrile impazienza con la quale, il 18 giugno 1464, partì per Ancona allo scopo di condurre la crociata di persona. Sembrò certo che il risultato di tale impresa sarebbe stato ridicolo o disastroso, ma l'ingegno di Pio II comparve nuovamente e la rese patetica. Pio soffriva di febbre quando lasciò Roma, l'esercito crociato si sciolse ad Ancona alla ricerca di un trasporto, e quando infine giunse la flotta veneziana, il Papa morente poté solamente vederla dalla finestra. Spirò due giorni dopo, il 15 agosto 1464, nella morte come nella vita fu una figura pittoresca e significativa più di quanto non fosse abituale per i pontefici romani. Gli successe Papa Paolo II.

In realtà Pio, se guardato come uomo e non solamente come personaggio storico, è uno dei più interessanti successori di San Pietro. Ebbe una natura vitale, sincera, e amorevole, franca e ingenua anche nelle sue aberrazioni e difetti, che sembravano dopotutto abbastanza veniali. I fallimenti degli altri Papi sono stati spesso quelli del sacerdote. Con lui si ebbero gli errori dell'avventuriero, del diplomatico, dell'uomo di lettere e del piacere. Il tratto principale del carattere di Pio fu la sua estrema impressionabilità. Camaleontico, assumeva il colore delle circostanze che gli stavano attorno, e poté sempre diventare ciò che queste circostanze gli richiedevano di essere. Quindi, quando le sue prospettive si allargarono e le responsabilità si fecero più profonde, anche il suo carattere si ampliò e approfondì; ed egli che era entrato nella vita con un carattere mutevole, ne uscì come un modello di capo pastore. Le sue virtù non furono solo grandi, ma le più notevoli furono quelle particolarmente caratteristiche della sua natura più fine. Mentre competeva con ogni altro uomo in industriosità, prudenza, saggezza e coraggio, eccelse nella semplicità dei gusti, nella costanza degli affetti, nella gentile allegria, nella magnanimità e nella pietà. Come capo della chiesa fu abile e sagace, e mostrò di comprendere le condizioni alle quali poteva essere mantenuto il suo monopolio del potere spirituale; le sue idee erano lungimiranti e liberali; e si fece influenzare poco dai fini personali. Pio è interessante in particolare come il tipo di studioso e pubblicista che si fa strada per la sua forza intellettuale, facendo intravedere quell'età di là da venire in cui la penna deve essere più forte della spada; e non di meno come la figura in cui, più che in ogni altra, lo spirito medioevale e quello moderno si incontrano e fondono, e dove il secondo prende definitivamente il sopravvento sul primo.

Pio fu un autore versatile e prolifico, uno dei migliori e più industriosi del periodo. La sua opera più importante sono i Commentari del suo tempo, che vennero pubblicati nel 1584 con il nome di Gobelinus, al quale vennero attribuiti, ma che era in realtà solo il copista. Sembra che siano stati modificati in parte dal suo segretario Campanus. Numerosi passaggi soppressi all'epoca della pubblicazione sono stati pubblicati nella Transazione dell'Accademia de' Lincei da Signor Cugnoni, assieme ad altre opere inedite. I Commentari di Pio sono una lettura deliziosa, ed il loro valore storico è enorme. "Pio II", dice Creighton, "è il primo scrittore che tentò di rappresentare il presente come sarebbe apparso ai posteri, che applicò coscientemente una concezione scientifica della storia alla spiegazione e all'organizzazione degli eventi". Le sue Epistole, che egli stesso raccolse, sono anch'esse un importante fonte di informazioni storiche. I più preziosi di questi scritti storici minori sono le sue storie della Boemia e dell'Imperatore Federico III, quest'ultima parzialmente autobiografica. Abbozzò dei trattati biografici su Europa ed Asia, e nella prima parte della sua vita produsse numerosi trattati sulle controversie politiche e teologiche dei suoi tempi, così come su soggetti estetici. Pio fu molto ammirato come poeta dai suoi contemporanei, ma la sua reputazione nelle "belle lettere" è dovuta principalmente all'Eurialo e Lucrezia, che viene letto ancor oggi, in parte per la sua fedeltà e in parte per il fatto singolare di essere un racconto erotico scritto da un Papa. Pio compose inoltre alcune commedie, delle quali solo una è giunta ai giorni nostri. Tutte queste opere sono in latino. Pio non fu uno studioso eminente, il suo latino è spesso scorretto, e conosceva poco il greco; ma i suoi scritti hanno un'alta qualità letteraria, e verranno sempre premiati come riproduzioni vivide ed accurate dello spirito di un'epoca notevole.

Pio ispirò la struttura urbanistica, forse la prima pianificazione urbana di sempre, della sua splendida città che oggi porta il suo nome: Pienza (in Provincia di Siena).

Il palio in suo onore

Il 2 luglio del 2005, in occasione del seicentenario della sua nascita, a Siena è stato corso il palio in suo onore, vinto dalla Nobile Contrada del Bruco con il cavallo Berio montato dal fantino Luigi Bruschelli detto Trecciolino.