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Storia del Pontificato

 

 

 

 

 

 

Storia del Pontificato

Papa Paolo  V

 

Fonte: Wikipedia

Paolo V, nato Camillo Borghese (Roma, 17 settembre 1550 - Roma, 28 gennaio 1621), fu Papa dal 1605 alla sua morte. Nacque Camillo Borghese, dalla nobile famiglia Borghese di Siena, che era recentemente fuggita a Roma, e ROMANUS appare in molte delle sue iscrizioni. Era un avvocato educato a Perugia e Padova.  

Nel giugno 1596 venne nominato Cardinale e Cardinale-Vicario di Roma da Papa Clemente VIII. Quando Papa Leone XI morì (27 aprile 1605), il Cardinal Borghese divenne Papa avendo la meglio su diversi candidati, tra cui Cesare Baronio e Roberto Bellarmino, il futuro Grande Inquisitore. La sua neutralità e la distanza dalle varie fazioni lo resero un ideale candidato di compromesso. Il suo carattere era molto severo e inflessibile, un avvocato più che un diplomatico, che difese i privilegi della Chiesa con tutte le sue forze. Il suo primo atto fu quello di rispedire nelle loro diocesi i vescovi che soggiornavano a Roma, poiché il Concilio di Trento aveva insistito che ogni vescovo risiedesse nella sua diocesi.

L'insistenza di Paolo sulla giurisdizione ecclesiastica portò a diverse discussioni tra la Chiesa ed i governi secolari di vari stati, soprattutto Venezia, dove l'esenzione del clero dalla giurisdizione delle corti civili era un punto dolente. Venezia approvò due leggi invise a Paolo, una vietava l'alienazione delle proprietà in favore del clero, la seconda richiedeva l'approvazione del potere civile per la costruzione di nuove chiese. Due preti vennero trovati colpevoli e condannati alla prigione. Paolo insistette perché venissero rilasciati e restituiti alla Chiesa. La posizione veneziana venne difesa da un abile avvocato, Paolo Sarpi, che estese la questione ai principi generali, definendo sfere separate per potere secolare e potere ecclesiastico. Nell'aprile 1606 il Papa prese la decisione di scomunicare l'intero governo di Venezia e pose l'interdetto sulla città. 

Tutto il clero si schierò con la città, comunque, ad eccezione dei Gesuiti, dei Teatini e dei Cappuccini, che vennero espulsi dai territori di Venezia. Le messe continuarono a venire celebrate, e la festa del Corpus Christi venne svolta con un'impressionante pompa e magnificenza, per la mortificazione del Papa. Nel giro di un anno (marzo 1607) il disaccordo venne mediato da Francia e Spagna. La Serenissima si rifiutò di revocare le leggi, ma affermò che avrebbe tenuto una condotta dettata dalla "sua abituale pietà". I Gesuiti, considerati agenti sovversivi del Papato, rimasero banditi. Non potendosi attendere nulla di più, il Papa ritirò la sua censura.

La rigida diplomazia di Paolo V tagliò l'erba sotto i piedi anche ai cattolici moderati d'Inghilterra. La sua lettera del 9 luglio 1606 per congratularsi con Giacomo I della sua ascesa al trono, giunse con tre anni di ritardo ed apparve, agli occhi degli inglesi, come un semplice preambolo a ciò che seguì. Inoltre, il riferimento al Complotto della polvere da sparo, ordito contro la vita del monarca e di tutti i membri del Parlamento nel novembre precedente, fu infelice, poiché gli inglesi ritenevano che vi fossero stati coinvolti agenti del papato. Ma egli pregò Giacomo di non far soffrire i cattolici innocenti, per il crimine di pochi. Promise di esortare tutti i cattolici del reame a sottomettersi al loro sovrano, in tutte le questioni che non si opponevano all'onore di Dio. 

Sfortunatamente il giuramento di fedeltà che Giacomo chiedeva ai suoi sudditi conteneva clausole alle quali nessun cattolico del XVII secolo poteva in coscienza aderire: il giuramento di fedeltà venne condannato solennemente in una nota pubblicata poche settimane dopo (22 settembre 1606, venne estesa il 23 agosto 1607). Questa condanna servì solo a dividere i cattolici inglesi. L'altro elemento di disturbo nelle relazioni con l'Inghilterra fu la lettera del Cardinale Roberto Bellarmino all'arciprete inglese Blackwell, che lo rimproverava per aver prestato il giuramento di fedeltà in apparente spregio dei suoi doveri nei confronti del Papa. La lettera ricevette sufficiente diffusione da venire citata in uno dei saggi teologici di Giacomo (1608), e Bellarmino si trovo a duellare in uno scambio di pamphlet con il Re d'Inghilterra.

Paolo V si incontrò con Galileo Galilei nel 1616, dopo che il Cardinale Bellarmino aveva, su suo ordine, avvertito Galileo di non sostenere o difendere le idee eliocentriste di Copernico. Che ci fosse stato o meno anche un ordine di non insegnare tali idee in alcun modo, è stato oggetto di discussione.

A Roma il Papa finanziò il completamento della Basilica di San Pietro e migliorò la Biblioteca Apostolica Vaticana. Incoraggiò sempre Guido Reni. Canonizzò Carlo Borromeo (1 novembre 1610) e Francesco di Roma. Beatificò Ignazio di Loyola, Filippo Neri, Teresa d'Avila, e Francesco Xavier. Come molti altri Papi, fu colpevole di nepotismo e suo nipote, Cardinale Scipione Borghese, dispose di enorme potere, consolidando l'ascesa della famiglia Borghese.