PARROCCHIA SANTA GIOVANNA ANTIDA THOURET

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Storia del Pontificato

 

 

 

 

Storia del Pontificato

Papa Paolo I

Fonte: Wikipedia

Paolo I fu Papa dal 757 al 767. La sua prima apparizione fu come diacono a Roma e venne spesso impiegato da suo fratello, Papa Stefano III, nei negoziati con i Re longobardi.

Dopo la morte di Stefano (26 aprile 757) Paolo venne scelto come suo successore da coloro i quali desideravano una continuazione delle politiche del Papa precedente. Il regno del nuovo Papa venne dominato dalle sue relazioni con i Re Franchi e Longobardi e con l'Imperatore Bizantino. Egli adottò un tono indipendente nell'informare l'esarca di Ravenna della sua elezione, ma scrisse a Pipino il Breve che l'alleanza con i Franchi doveva essere mantenuta inalterata, essendo stato costretto a questo corso dall'atteggiamento del Re Longobardo, Desiderio. Quest'ultimo controllava le città di Imola, Osimo, Bologna, ed Ancona, che erano pretese da Roma, e nel 758 prese i ducati di Spoleto e Benevento.

Nello stesso Desiderio visitò Roma e spinse Paolo a scrivere una lettera a Pipino chiedendogli di riconoscere tutte le pretese longobarde ad eccezione di Imola; un'altra lettera di tenore opposto venne inviata dallo stesso messaggero. Pipino trovò consigliabile mantenere buone relazioni con Desiderio, e Paolo non ottenne niente dal suo doppio gioco. Successivamente comunque, Pipino diede al Papa del supporto e agì come arbitro tra le pretese di Roma e quelle dei longobardi.

Nel 765 i privilegi papali vennero ripristinati nel territorio beneventino e toscano, e in parte a Spoleto. Nel frattempo, crebbe l'alienazione di Bisanzio. Diverse volte, specialmente nel 759, Paolo temette che l'imperatore greco avrebbe inviato delle armate contro Roma; ed egli visse nel continuo terrore che le macchinazioni bizantine volgessero l'influenza dei Franchi in favore dei Longobardi. Questa manovra venne in effetti tentata, ma Pipino si attenne alla sua originaria politica italiana. Paolo morì il 28 giugno 767.

 

Fonte: Santi e Beati

Due fratelli papi, uno dopo l’altro: mai accaduto prima, e mai più dopo. Morto al Laterano Stefano II, e prima ancora di seppellirlo in San Pietro, la maggioranza di clero, nobili e popolo di Roma chiama a succedergli il diacono Paolo: ha assistito fino all’ultimo il fratello, e ora prende il suo posto, per guidare la Chiesa in una situazione del tutto nuova. Al tempo di Stefano II è finito il dominio dell’Impero d’Oriente su Roma e gran parte dell’Italia centrale, e rapidamente è entrato in quei territori il re longobardo Astolfo, che ha assediato Roma e saccheggiato le catacombe fuori città.

Dal regno dei Franchi è intervenuto allora in soccorso del Pontefice Pipino (detto “il Breve” per la sua bassa statura), che con due campagne militari ha ripreso quei territori, ponendoli sotto la sovranità di Stefano II. Il quale, in contraccambio, lo ha riconosciuto e consacrato re dei Franchi, al posto dei discendenti di Clodoveo. Così Paolo I si ritrova Pontefice, capo spirituale della Chiesa e sovrano temporale in territori italiani. Un evento di portata enorme: dopo secoli, l’Italia non dipende più da re stranieri, e si ritrova ad avere, per l’epoca, «il migliore dei governi nazionali sperimentati», secondo lo storico Corrado Barbagallo. Maal tempo stesso la missione spirituale della Chiesa si ritrova mescolata alle politiche terrene. Con pericoli enormi. 

E proprio a Paolo I tocca sperimentarne le prime novità. Il re longobardo Desiderio (successore di Astolfo) cerca di provocare uno sbarco bizantino in Italia. L’imperatore d’Oriente prova a mettere Pipino contro Roma, intrecciando le questioni politiche e territoriali con i dibattiti dei teologi. E lo stesso re Pipino, per amico e buon cristiano che sia, è assai lento nel restituire al Pontefice varie città che ha strappato ai Longobardi. Allora il capo della Chiesa deve agire anche da capo di Stato per farsele consegnare.

Paolo I è considerato il salvatore di molte reliquie dei martiri cristiani: le ha fatte togliere dalle catacombe (sempre esposte ai saccheggi) per esporle alla venerazione dei fedeli nelle chiese. E nel suo tempo è l’amico migliore dei carcerati: li va a trovare regolarmente di persona, girando di notte da un carcere all’altro, soccorrendo le famiglie, riscattando i detenuti per debiti. Questo deve fare il capo della Chiesa. Ma adesso tocca a lui per primo fronteggiare il sovrano bizantino e quello longobardo, tenersi buono Pipino oggi con ammonimenti, domani con regali e lodi. E poi c’è la politica interna, ormai; c’è da governare il territorio e Roma affidandosi ai funzionari, non tutti di prima scelta. Certuni sono chiamati “iniqui satelliti” dal Liber pontificalis; e con titoli peggiori dalla gente. Verso il decimo anno del suo pontificato si attenua la conflittualità politica. 

Ma finisce anche la vita di Paolo I. Ai primi colori dell’estate viene colpito da una “febbre maligna”, probabilmente malaria, e muore in un monastero presso la basilica di San Paolo fuori le Mura. Non è possibile celebrare subito i funerali, perché nel giorno della sua morte scoppia in Roma una sommossa, frutto del rancore seminato dagli “iniqui satelliti”. Il corpo viene dapprima inumato nella basilica di San Paolo, e tre mesi dopo avrà sepoltura in San Pietro.