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Storia del Pontificato

 

 

 

Storia del Pontificato

Papa Niccolò V

 

Fonte: Wikipedia

Niccolò V, nato Tommaso Parentucelli (Sarzana, 15 novembre 1397 - Roma, 24 marzo 1455), fu Papa dal 1447 alla sua morte.

Nacque nella Repubblica di Genova a Sarzana, dove suo padre era medico. Il padre morì quando Tommaso era ancora giovane, ma recatosi a Firenze Parentucelli divenne tutore per le famiglie Strozzi e Albizzi, dove fece la conoscenza dei principali studiosi umanisti. Tommaso studiò a Bologna, ottenendo la laurea in teologia nel 1422. Il vescovo Niccolò Albergati, fu così colpito dalle sue capacità che lo prese a servizio e gli diede la possibilità di approfondire i suoi studi, mandandolo in viaggio attraverso Germania, Francia ed Inghilterra. Fu così in grado di raccogliere libri, per i quali aveva una passione intellettuale, ovunque si recò. Alcuni di questi sono sopravvissuti fino ad oggi, con le sue note a margine in bella calligrafia. Tommaso si distinse al Concilio di Ferrara/Firenze, e nel 1444, quando morì il suo patrocinatore, venne nominato vescovo di Bologna al suo posto. A causa dei prolungati disordini civici a Bologna, Papa Eugenio IV lo nominò come uno dei suoi legati inviati a Francoforte per negoziare un'intesa tra Santa Sede e Sacro Romano Impero, circa l'abolizione o almeno il contenimento dei decreti di riforma del Concilio di Basilea. La sua azione diplomatica di successo gli fece ottenere come ricompensa, al suo ritorno a Roma, il titolo di cardinale-sacerdote di Santa Susanna (dicembre 1446).

Venne eletto Papa come successore di Eugenio IV il 6 marzo dell'anno successivo, prendendo il nome di Niccolò in onore del suo benefattore.

Gli otto anni del suo pontificato furono importanti per la storia politica, scientifica e letteraria del mondo. Dal punto di vista politico, fu responsabile del Concordato di Vienna, o Aschaffenburg (17 febbraio 1448), con il Re tedesco Federico III del Sacro Romano Impero, con il quale vennero abrogati i decreti del Concilio di Basilea contrari alle prerogative papali per quanto concerneva la Germania. Nell'anno seguente si assicurò un ancor maggiore trionfo tattico, con la rinuncia dell'antipapa Felice V (7 aprile) e il suo riconoscimento da parte del Concilio di Basilea, riunito a Losanna.

Nel 1450, Niccolò tenne un giubileo a Roma, e le offerte dei numerosi pellegrini che vi si recarono gli diedero i mezzi per portare avanti la causa della cultura in Italia, che gli stava molto a cuore. Nel marzo 1452 incoronò imperatore Federico III, nella Basilica di San Pietro. Fu l'ultima occasione in cui un imperatore venne incoronato a Roma.

Niccolò V introdusse a Roma il nuovo spirito del Rinascimento. Il suo progetto era quello di abbellire la città con nuovi monumenti degni della capitale del mondo cristiano. La sua prima preoccupazione fu pratica, rinforzare le mura della città, ripulire e pavimentare le strade principali e ripristinare le forniture d'acqua (la fine della Roma antica viene talvolta datata alla distruzione dei suoi magnifici acquedotti da parte degli invasori del VI secolo). Nel medioevo i romani dipendevano per la fornitura d'acqua da pozzi e cisterne, mentre i poveri sfruttavano le acque gialle del Tevere. L'acquedotto di "Aqua Virgo", originariamente costruito da Agrippa, venne restaurato da Papa Niccolò, e portava l'acqua in un semplice bacino, progettato da Leon Battista Alberti, che fu il predecessore della Fontana di Trevi.

Ma i lavori a cui dedicò particolarmente la sua attenzione furono la ricostruzione del Vaticano e della Basilica di San Pietro, dove si sarebbero concentrate le glorie rinate del papato. Si spinse fino a far abbattere parti dell'antica basilica, e apportò alcune modifiche, di cui sono testimonianza alcuni affreschi del Beato Angelico.

Sotto il generoso patronato di Niccolò fece progressi anche l'umanesimo. I nuovi studi umanisti venivano guardati con sospetto a Roma, possibili fonti di scismi ed eresie, e con un insano interesse per il paganesimo. Niccolò invece impiegò Lorenzo Valla come notaio e tenne numerosi copisti e studiosi con lo scopo preciso di una traduzione integrale in latino delle opere greche, sia pagane che cristiane, arrivando a pagare diecimila fiorini per la traduzione metrica di Omero. Questa impresa, avviata poco prima della nascita della stampa, contribuì enormemente all'espansione dell'orizzonte intellettuale. Niccolò fondò una biblioteca con novemila volumi. Egli stesso fu uomo dalla vasta erudizione, e il suo amico Enea Silvio Piccolomini (il futuro Papa Pio II) disse di lui: "ciò che non sa è al difuori del campo della conoscenza umana". Fu però anche costretto ad aggiungere che il lustro del suo pontificato sarebbe stato per sempre offuscato dalla caduta di Costantinopoli, che i Turchi presero nel 1453. Il Papa sentì amaramente questa catastrofe come un doppio colpo alla Cristianità e alla letteratura greca. "È una seconda morte," scrisse Piccolomini, "per Omero e Platone".

Niccolò predicò una Crociata, e si impegnò a riconciliare le mutue animosità tra gli stati italiani, ma senza molto successo. Non visse abbastanza a lungo da vedere gli effetti prodotti dagli studiosi, armati di manoscritti inimmaginabili, che iniziarono a farsi largo in Italia.

Nell'intraprendere queste opere Niccolò fu mosso "per rafforzare la debole fede del popolo con la grandezza si ciò che vede". Il popolo di Roma, comunque, non apprezzò né le sue ragioni né i suoi risultati, e nel 1452 venne scoperta e repressa una formidabile congiura per rovesciare il governo pontificio, guidata da Stefano Porcaro. Questa manifestazione di disaffezione, assieme alla caduta di Costantinopoli, gettò ombra sugli ultimi anni di Papa Niccolò; "Come Tommaso di Sarzana," disse, "ho avuto più felicità in un giorno che ora in un anno intero".

Morì il 24 marzo 1455. A lui è intitolato il Liceo Ginnasio della città di Sarzana.