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Storia del Pontificato

 

 

Storia del Pontificato

Papa Niccolò  II

 

Fonte: Wikipedia

Niccolò II, nato Gerard de Bourgogne (Gerardo di Borgogna) (980 ca. - Firenze, 19 o 27 luglio 1061), talvolta erroneamente chiamato Papa Nicola II, fu Papa dal dicembre 1058 alla sua morte.

L'episcopato a Firenze

Il primo atto pervenutoci riguardo al suo episcopato risale al gennaio del 1045, una data probabilmente vicina alla sua elezione.

Si ritiene probabile che fosse originario della Borgogna, forse inviato dallo stesso imperatore, dimostrò comunque di amare Firenze come una seconda patria, dedicandovi il suo zelante lavoro.

Nel 1055 partecipò al concilio tenutosi a Firenze alla presenza di Papa Vittore II e nel 1058 presenziò alla fondazione della Badia di Coltibuono, vicino all'odierna Gaiole in Chianti. Anche dopo l'elezione papale concesse numerosi privilegi ai monasteri fiorentini, in particolare a Santa Felicita e a Sant'Andrea a Mosciano.

L'elezione al soglio pontificio

Il conclave si svolse a Siena e la sua elezione fu decretata il 24 gennaio 1054. Venne posto a capo della Chiesa da Ildebrando, con l'appoggio dell'imperatrice reggente Agnese di Poitou e del potente Duca Goffredo di Lorena, contro Benedetto X, nominato dai nobili romani, e venne incoronato a Roma, dopo l'espulsione di Benedetto, il 14 gennaio 1059. Il suo pontificato fu segnato dalla continuazione della politica di riforma ecclesiastica associata al nome di Ildebrando (in seguito Papa Gregorio VII).

Per assicurare la sua posizione strinse improvvisamente delle relazioni con i Normanni, ormai fermamente stabilitisi nell'Italia meridionale. In seguito la nuova alleanza venne cementata a Melfi, dove Niccolò II, accompagnato da Ildebrando, dal Cardinale Umberto e dall'abate Desiderio di Monte Cassino, investì solennemente Roberto il Guiscardo con i Ducati di Puglia, Calabria e Sicilia, e Riccardo d'Aversa con il Principato di Capua, in cambio dei giuramenti di fedeltà e della promessa di assistenza nel sorvegliare i diritti della Chiesa.

I primi frutti di questo accordo, che si basava su fondamenta non più solide della "Donazione di Costantino", che pur essendo falsa fu destinata a dare al papato una posizione di indipendenza nei confronti degli imperi di Oriente e Occidente, fu la presa in autunno (con l'aiuto normanno) di Galera, dove l'antipapa aveva trovato rifugio, e la fine della subordinazione del papato alla nobiltà romana.

Nel frattempo, Pier Damiani, il futuro santo, e il Vescovo Anselmo di Lucca erano stati inviati a Milano per comporre le differenze tra i Patari da una parte e l'arcivescovo e il clero dall'altra. Il risultato fu un nuovo trionfo per il papato, l'Arcivescovo Wido, messo di fronte al rovinoso conflitto interno alla Chiesa di Milano, venne costretto a sottomettersi ai termini proposti dai legati, che prevedevano il principio della subordinazione di Milano a Roma; la nuova relazione venne pubblicizzata dalla presenza contro la loro volontà, di Wido e degli altri vescovi milanesi ad un concilio indetto nel palazzo del Laterano nell'aprile 1059. Questo concilio non solo proseguì le riforme di Ildebrando irrigidendo la disciplina del clero, ma fece epoca nella storia del papato con la sua famosa regolamentazione delle future elezioni alla Santa Sede.

Così lo definì San Pier Damiani: "...io lo giudico uomo di molte lettere e di vivace ingegno, superiore di sospetti, casto, largo e pietoso nei poveri" . Scrisse anche dei versi in suo onore.