PARROCCHIA SANTA GIOVANNA ANTIDA THOURET

Adorazione eucaristica perpetua

"Il Padre cerca adoratori che lo adorino in Spirito e Verità" (Gv 4,24)

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Luoghi di spiritualità

Monastero di Bose

 

A partire dai primi secoli vi sono stati uomini e donne, chiamati ben presto monaci, che hanno abbandonato tutto per tentare di vivere radicalmente l’evangelo nel celibato e riuniti in comunità.

Bose si innesta in questa tradizione, propria dell’oriente e dell’occidente cristiani, per vivere oggi il progetto del monachesimo, sotto la guida di una regola e di un padre spirituale, chiamato priore, che hanno il compito di rimandare costantemente all’unica luce dell’evangelo di Gesù Cristo.

«Bose» è una comunità monastica di uomini e donne provenienti da chiese cristiane diverse,  in ricerca di Dio nel celibato, nella comunione fraterna e nell’obbedienza all’evangelo.

 

La comunità di Bose nasce l’8 dicembre del 1965, giorno in cui si chiude il concilio Vaticano II, quando Enzo Bianchi decide di iniziare a vivere, solo, in una casa affittata presso le cascine di Bose.

Fr. Enzo decise di scegliere un luogo di incontro fuori Torino, un luogo in disparte, nella solitudine, che servisse di riferimento per tutti e in cui fosse possibile iniziare una vita fraterna. Individuata e affittata una povera casa a Bose, frazione del comune di Magnano, sulla grande morena tra Ivrea e Biella, il gruppo degli amici di via Piave organizzò un campo di lavoro per restituire dignità alla bellissima chiesa romanica di San Secondo, situata a poche centinaia di metri dalla cascina di Bose. I primi fratelli giungono tre anni dopo, e fra essi una donna e un pastore evangelico. Da allora, al mattino, a mezzogiorno e alla sera, si celebra la liturgia delle ore cantata, si lavora, si pratica l’accoglienza, si studia la Scrittura e la tradizione monastica, e si vive la faticosa ma feconda avventura comunitaria.

 

La Comunità monastica di Bose è stata canonicamente approvata  cf. decreto del Vescovo di Biella, mons. Massimo Giustetti in data 11 luglio 2000 che ne ha anche  approvato lo statuto e l’annessa regola monastica.

 

Scriveva il 1° gennaio del 1970 padre Ernesto Balducci, nel suo Diario dell’esodo:

"Su di una collina, nei pressi di Biella, un gruppo di cristiani di diversa confessione ha occupato, da due anni, le poche casupole lasciate vuote dal piccolo nucleo di abitanti migrati in città. Sono case per modo di dire: il vento fischia tra le fessure e la nebbia che le avvolge sembra quasi dipanarle e portarsele via. Non c’è nemmeno la luce elettrica. C’è la fede paradossale di questi amici che si propongono di preparare, in assoluta povertà, il cristianesimo di domani."

 

http://www.monasterodibose.it/