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Storia del Pontificato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Storia del Pontificato

Papa Innocenzo XI

 

Fonte: Wikipedia

Innocenzo XI, nato Benedetto Odescalchi (Como, 16 maggio 1611 - Roma, 12 agosto 1689), fu Papa dal 1676 alla sua morte. Nato a Como nel 1611, apparteneva a una famiglia nobile di questa città - fin dall’inizio del Quattrocento personaggi appartenenti a questo lignaggio sono segnalati nella città lariana - ma lì si può, ancor oggi, visitare il palazzo dove egli nacque il 19 maggio 1611.

Le origini

 La famiglia Odescalchi non fu tuttavia una delle molte famiglie di sangue blu legate alla terra e estranee a quell’attività commerciale ormai in decadenza, che era stata il fulcro dei secoli d’oro dell’Italia medievale. Al contrario, gli Odescalchi erano coraggiosi e fortunati imprenditori. Nel 1619, infatti, a Genova il fratello del futuro papa con tre zii aveva fondato un banco d’affari, il quale, in pochi anni, era fiorito rapidamente. Quando soltanto quindicenne - dopo avere compiuto gli studi di grammatica e lettere umane presso i gesuiti della sua città natale ed essere poi rimasto orfano del padre - il giovane Benedetto si trasferì a Genova per fare pratica nell’azienda famigliare come semplice apprendista, il banco si trovava in piena prosperità. Esso intesseva lucrose relazioni economiche finanziarie con numerosi operatori residenti nei principali centri italiani ed europei.

In un momento imprecisato fra il 1632 e il 1636 (le fonti al riguardo non sono univoche) Benedetto Odescalchi interruppe la propria spola fra Como e Genova: egli decise infatti di spostarsi a Roma, per frequentare i corsi di diritto civile e canonico alla Sapienza, studi completati, poi, a Napoli, dove si laureò il 21 novembre 1639 in ‘utroque jure’.

La carriera ecclesiastica

Furono quelli gli anni decisivi per il destino di Benedetto Odescalchi, segnati dalla vocazione allo stato religioso (già pochi mesi dopo aver terminato gli studi ricevette infatti, a Napoli, la tonsura) e dalla fortuna di riuscire, per merito del fratello Carlo, a entrare nelle grazie sia di Giovanni Battista Pamphili, il futuro Innocenzo X, sia del Cardinale Barberini, personaggio onnipotente sotto il pontificato di suo zio Urbano VIII. Resse successivamente gli incarichi di protonotaio, presidente della camera apostolica, commissario della Marca di Roma, e governatore di Macerata.

Non fu soltanto grazie ai preziosi appoggi, ma pure per il fatto di essere preparatissimo in campo economico e fiscale che egli fu nominato – in una momento nel quale le casse dello Stato della Chiesa erano ormai vuote - commissario straordinario delle tasse nelle Marche. Benedetto Odescalchi seppe assolvere questo compito – ingrato già allora – non soltanto con indubbia competenza, ma pure con umanità inusuale. Questi ottimi risultati gli assicurarono appunto, nel 1644, la carica di governatore di Macerata e, nel 1648, di Ferrara. Qui, ancora una volta le sue - per l’epoca e per un membro del clero - inusuali competenze economiche si sarebbero rivelate preziose.
La sua accorta politica economica, la lotta alle frodi, la distribuzione di viveri e denaro ai poveri e il calmiere dei prezzi ridiedero vita all’economia ferrarese afflitta da una prolungata carestia, tanto che sui muri della città romagnola si scrisse “Viva il cardinale Odescalchi, padre dei poveri”

Nel 1647 Innocenzo X lo nominò cardinale, ed egli divenne legato pontificio a Ferrara e quindi vescovo di Novara. In tutti questi ruoli, la semplicità e la purezza del suo carattere, che mostrò congiuntamente ad una benevolenza aperta e priva di egoismo, gli assicurò un posto di rilievo nell'affetto e nella stima popolare.

Breve fu tuttavia l’attività pastorale di Benedetto Odescalchi a Novara. Già nel 1654, recatosi a Roma per la periodica visita ad limina, il Papa lo trattenne presso di sé come consigliere, cosa che avrebbe fatto anche il suo successore Papa Alessandro VII. Costretto a stare lontano da Novara, nel 1656, l’Odescalchi chiese al Papa di essere esonerato dal compito di vescovo residenziale, così da rispettare i principi del Concilio di Trento, i quali esigevano che i vescovi risiedessero presso le proprie diocesi, norma per il cui puntuale rispetto Benedetto Odescalchi avrebbe combattuto duramente anche quale Papa.

Negli anni seguenti Benedetto Odescalchi rimase quindi a Roma al servizio di quella Chiesa, di cui divenne uno degli esponenti più in vista, tanto che egli fu tra i favoriti già durante il conclave del 1670, nel quale fu invece eletto, all’età di ottanta anni il Cardinale Emilio Altieri, divenuto Clemente X.

Il conclave

Il 21 settembre del 1676, dopo un estenuante conclave di ben 50 giorni vissuti dai cardinali - bloccati dall’ostilità fra le famiglie Chigi e Altieri - nell’infuocata estate romana, due mesi dopo la morte di Clemente X (21 settembre 1676) egli venne, nonostante l'opposizione francese, scelto come suo successore.

Il pontificato

Innocenzo non perse tempo nel dichiarare e manifestare nella pratica il suo zelo di riformatore dei costumi e correttore degli abusi amministrativi. La forte statura morale di Papa Odescalchi fu evidente fin dai primi giorni di pontificato. La cerimonia di incoronazione, il 4 ottobre 1676, fu infatti singolarmente semplice e modesta, perché il nuovo Papa volle che il denaro che si sarebbe potuto risparmiare in tale occasione fosse distribuito alle chiese e ai poveri di Roma. Egli cercò di abolire le sinecure e cercò di innalzare anche i laici ad un più alto standard di vita morale. Nel 1679 condannò pubblicamente sessantacinque proposizioni, prese principalmente dagli scritti di Escobar, Suarez, e simili, come "propositiones laxorum moralistarum" e vietò a chiunque di insegnarle, pena la scominica.

Presagio della volontà di ferro di Papa Odescalchi era già stata, peraltro, la sua decisione di fare sottoscrivere ai cardinali una capitolazione elettorale come condicio sine qua non per la sua accettazione del pontificato: Benedetto Odescalchi voleva avere la mano libera nell’affrontare la riforma della Chiesa e dei costumi. Quest’ultima, come già abbiamo accennato, si concretizzo nella lotta al nepotismo e nelle battaglie per il risanamento finanziario, ma Papa Innocenzo XI condannò pure l’usura e perfino cercò (in anticipo sui tempi) di giungere all’abolizione totale del commercio degli schiavi, sul quale era assai informato, in quanto riceveva personalmente i missionari, al fine di essere tenuto al corrente sulle situazioni locali.

Per modernità si segnala pure l’atteggiamento di Papa Odescalchi nei confronti delle altre confessioni cristiane. In un’epoca, nella quale era indiscutibile il principio secondo il quale il dissenso religioso non andava assolutamente tollerato, egli deplorò esplicitamente l’uso della forza da parte di Luigi XIV contro gli ugonotti, “pubblicando” – come riferiva da Roma l’ambasciatore veneto – non fosse proprio far missione di apostoli armati e che questo metodo non fosse il migliore, giacché Cristo non se ne era servito per convertire il mondo.

Più conforme alle visioni e all’ideologia dell’epoca fu invece il sogno di Papa Innocenzo XI – nato forse anche quale reazione alla grave minaccia al mondo cristiano rappresentata dal fallito assedio di Vienna ad opera dei Turchi nel 1683 - di riprendere la lotta contro gli Ottomani, promuovendo una nuova crociata che avrebbe dovuto unire Austria, Polonia, Malta e Venezia. Progetto, che, con suo grande dolore, non vide però mai la luce

Personalmente non avverso a Molinos, egli cionondimeno mantenne l'enorme pressione su quest'ultimo per confermare nel 1687 il giudizio degli inquisitori con il quale le sessantotto proposizioni Moliniste vennero condannate come blasfeme ed eretiche.

Il suo pontificato venne segnato dalla prolungata lotta con Luigi XIV di Francia, sulla questione delle cosidette "Libertà Gallicane", e anche a riguardo di certe immunità pretese dagli ambasciatori alla corte papale. Innocenzo morì dopo un lungo periodo di malfermità, il 12 agosto 1689.

La causa per la sua canonizzazione venne aperta nel 1714, ma l'influenza della Francia costrinse alla sua sospensione nel 1744. Nel XX secolo la causa venne reintrodotta e Papa Pio XII annunciò la sua beatificazione il 7 ottobre, 1956.

Innocenzo XI viene celebrato il 12 agosto.