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Storia del Pontificato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Storia del Pontificato

Papa Gregorio XIII

 

Fonte: Wikipedia

Gregorio XIII, nato Ugo Buoncompagni (Bologna, 7 gennaio 1502 - Roma, 10 aprile 1585), fu Papa dal 1572 alla sua morte. Nacque come Ugo Buoncompagni a Bologna, dove studiò e si laureò in diritto nel 1530. Successivamente insegnò giurisprudenza per alcuni anni; Alessandro Farnese, Reginaldo Pole e Carlo Borromeo furono tra i suoi pupilli.

All'età di trentasei anni venne convocato a Roma da Paolo III, sotto il quale resse successivi incarichi come primo giudice della capitale, abbreviatore, e vice-cancelliere della campagna; da Paolo IV venne aggregato come datarius alla residenza del Cardinal Carafa; e da Papa Pio IV venne nominato sacerdote cardinale ed inviato al Concilio di Trento.

Alla morte di Pio V, nel maggio 1572, il conclave scelse il cardinale Buoncompagni, che assunse il nome di Gregorio XIII. Una volta sullo scranno di San Pietro, egli mise da parte le sue preoccupazioni terrene e si dedicò alla riforma della Chiesa Cattolica Romana, impegnandosi nel mettere in pratica le raccomandazioni del Concilio di Trento. Non permise eccezioni per i cardinali, alla regola che i vescovi dovessero prendere residenza nella loro sede, e istituì un comitato per aggiornare l'indice dei libri vietati.

 

Fonte: Cronologia

UGO BONCOMPAGNI nacque a Bologna nel gennaio 1502 da famiglia della borghesia bolognese, originaria della contrada di Norcia. Studiò giurisprudenza nella città natale conseguendo il dottorato nel 1530 e tenendovi lezione dal 1531 al 1539; fu ordinato sacerdote all'età di qurant'anni circa. Dopo aver rinunciato alla cattedra, si recò a Roma, entrando al servizio del cardinale Parisio. Paolo III lo creò senatore del Campidoglio, e poi Referendario di ambedue le Segnature; prese parte ai lavori del Concilio di Trento come Abbreviatore esperto di diritto canonicoo. Sotto Giulio III cadde in disgrazia per cause non note e fu cancellato dal gruppo dei Referendari. Rientrò in grazia sotto Paolo IV, come giurista e diplomatico, che lo affiancò al nipote Carlo Carafa alla Dataria e nel 1558 fu fatto membro del nuovo Consiglio di Stato.

Nello stesso anno fu nominato vescovo di Vieste. Ebbe a governare la diocesi per due anni, in momenti molto difficili: la città, infatti, ancora non si era ripresa dai terribili saccheggi del famigerato Draguth. Provvide con munificenza a dotare la Cattedrale di arredi molto pregiati, di vasi sacri, di paramenti preziosi, di quadri. Da pontefice non dimenticò la sua Vieste: la fece riportare nelle Carte Geografiche affrescate nelle Sale Vaticane e concesse all'altare della Cappella di san Michele della Cattedrale il grande privilegio dell'acquisto delle indulgenze plenarie per l'anima dei defunti durante la Messa di suffragio celebrata da un sacerdote locale.

Pio IV, con bolla del 12 marzo 1565, gli offrì il cappello cardinalizio con il titolo di san Sisto e, al termine del Concilio, lo volle a Roma, nominandolo Assistente di Cappella ed assegnandolo come compagno di san Carlo Borromeo. Pur ricoprendo tali prestigiosi incarichi sottoscrisse, fino al 1566, tutti gli atti con "Ego Ugo Boncompagnus, Episcopus Vestanus". Nell'autunno dello stesso anno fu inviato in legazione presso il re di Spagna per il processo dell'Inquisizione contro l'arcivescovo di Toledo, Carranza, ma, appresa la notizia della morte di Pio IV, tornò a Roma. Era fra i Correctores romani incaricati della riforma del Corpus Iuris Canonici, quando, alla morte di Pio V, fu eletto papa in un rapido conclave, il 14 maggio 1572. Scelse di chiamarsi GREGORIO XIII.

Anche il suo papato fu di notevole importanza per l'avviata Riforma cattolica, sebbene inferiore ai precedenti. Egli governò con la viva coscienza che la politica è l'arte del possibile, con molta indipendenza e curando personalmente tutti gli affari importanti.
Ma la grandiosità dei suoi intenti portò a uno sbilancio delle finanze pontificie, che non fu equilibrato dalla rigorosissima revisione, fatta da lui stesso, dei diritti fiscali della Santa Sede, revisione che portò all'incameramento di parecchi feudi e possedimenti nobiliari. Tali misure suscitarono molto malcontento nelle classi colpite e contribuirono allo scatenamento delle associazioni, specialmente in Romagna, e alla piaga del brigantaggio, alimentato in parte anche dagli stati vicini, più d'uno dei quali riteneva di aver ragione di lagnarsi della politica autoritaria del pontefice. Possedette sempre un alto concetto della sua sovranità che lo tenne lontano dal nepotismo. Unica eccezione fu nei confronti del figlio Giacomo, avuto da laico e legittimato, che aveva nominato Castellano di Castel sant'Angelo e nel 1573 Capitano delle truppe pontificie, e che aveva sposato con la sorella del conte di Santa Fiora, la nipote del cardinale Sforza.

Predisposto alla laboriosità e largo d'udienze, ma sintetico nei colloqui e rapido nelle decisioni, si circondò di Gesuiti, Cappuccini, Teatini; fu ben influenzato da san Carlo Borromeo e san Filippo Neri, che molto lo coadiuvarono specialmente nel Giubileo del 1575 (vedi sotto), anno in cui approvò la Congregazione dell'Oratorio. In particolare beneficò i Gesuiti, favorendo gli studi ecclesiastici, consapevole che la Riforma non poteva essere attuata se non attraverso un clero colto e ben preparato; fece costruire dall'Ammannati il Collegio Romano nell'omonima piazza tutt'ora esistente, divenuto poi con altre istituzioni culturali, l'Università in suo onore, denominata, per l'appunto, Gregoriana; egli stesso l'inaugurò il 25 ottobre 1584. Grazie alla sua azione di promozione degli studi romani si installarono in Roma i Collegi Germanico, Ungarico, Inglese, Irlandese, Maronita, Greco. Dagli studenti, formati nei vari collegi romani, il papa si aspettava la diffusione della riforma tridentina in tutta la cristianità.
Accanto al Collegio Romano venne istituito l'Osservatorio Astronomico ad esso adiacente, nel 1583.

Nella vasta opera di Riforma rientrò anche la revisione, effettuata in prima persona e pubblicata nel 1582, della raccolta di diritto canonico, che da allora prese il nome di Corpus Juris Canonici; editata anche la prima edizione del Martirologio Romano, nel 1583. 
L'evento che rappresentò il culmine del suo pontificato fu l'XI Giubileo indetto il 10 maggio 1574 con la Bolla "Dominus ac Redemptor noster" (pubblicata per due volte: una per la solennità dell'Ascensione e una il 19 dicembre, in quanto quarta domenica d'avvento), primo anno santo dopo la chiusura del Concilio di Trento, anno di universale remissione e di speranza di un ritorno dei protestanti alla Chiesa Cattolica. Tutto il 1574 fu considerato dal papa come una grande vigilia. Infatti fece chiamare a Roma eccellenti predicatori e confessori di varie nazioni. Il 24 dicembre, quando Gregorio XIII aprì la Porta Santa, il martello si spezzò e ferì leggermente la sua mano. Carlo Borromeo se ne fece intreprete principale nel nord Italia; a Roma, invece, troviamo Filippo Neri con la cura dei pellegrini. Quest'ultimo pensava l'Anno Santo come un'occasione unica per aiutare i cristiani più lontani, ne promosse perciò ogni possibile forma di assistenza, da quella materiale a quella propriamente morale e religiosa. Il papa, per l'occasione, proibì il carnevale e ogni altro gioco (su suggerimento del Borromeo furono offerti i risparmi all'Ospedale dei Pellegrini, gestito dal Neri), diede lo sfratto alle donne di mala vita, fissò un listino del giusto prezzo dei viveri e degli alloggi, stabilì rigorose pene per chi avesse recato danno od oltraggio ai pellegrini, vietò ai padroni di casa ogni aumento di pigione o di dare la disdetta ai pigionanti. Durante questo Giubileo venne fissata una norma che aggiungeva al viaggio dei pellegrini la visita alle tombe dei Santissimi Apostoli. Il papa, da parte sua, nel corso dell'anno fece a più riprese la visita alle quattro basiliche a piedi scalzi.

Gli aspetti caratteristici di questo Anno Santo furono la preghiera, la predicazione, la penitenza e la carità; si intravede la fine della crisi del Giubileo medioevale, e quest'anno santo costituisce il punto di partenza di un nuovo ciclo nella storia del Giubileo cristiano.
Oltre all'intensa preparazione spirituale, si volle anche un rinnovamento edilizio, per far rinascere Roma anche esternamente: fu fatta spianare la montagna tra san Giovanni in Laterano e santa Maria Maggiore e fece lastricare le strade della città; a Gregorio si deve anche l'uso della muratura della Porta Santa e l'introduzionde delle medaglie celebrative. Confluirono a Roma circa 350.000 persone da tutta l'Europa. La Confraternita della SS. Trinità fondata da Filippo Neri assisteva quotidianamente seicento persone, e si calcola che in quell'anno ne abbia accolti 170.000. Giunsero pellegrini anche dall'Arabia, dall'Etiopia, dall'Armenia; le principali nazionalità europee provvedettero ad erigere in Roma ospizi per i loro pellegrini, affidandoli ad una Confraternita. Nacquero così, ad esempio, santa Maria dell'Anima per i tedeschi, san Giuliano per quelli dei Paesi bassi, santa Maria di Monserrato e san Giacomo in piazza Navona per gli spagnoli, san Luigi per i francesi. Ai pellegrini si dava una tessera di riconoscimento: 'T Roma' per i pellegrini della Confraternità della Trinità. Data la grande affluenza di Confraternite, papa Gregorio dispose che il numero delle visite alle chiese venisse ridotto.

Le Confraternite furono la novità del Giubileo del 1575 dando un notevole incremento alla religiosità popolare. Esse incedevano processionalmente per Roma, cantando litanie, accompagnate da cantori muniti dei più svariati strumenti musicali e, spesso, seguite anche da cocchi per le persone più deboli. L'atmosfera religiosa che si creava per la città era certamente di grande suggestione. Il papa concesse a quanti non potevano recarsi a visitare le basiliche romane, nel caso pensava ai cattolici inglesi, la recita di quindici rosari invece delle quindici visite romane previste per i forestieri. Il Giubileo fu un'occasione per beneficare gli istituti d'educazione, ospedali, Monti di Pietà; per dare riscatto, con somme di denaro, ai cristiani fatti schiavi dai musulmani. Nel 1573 aveva definito la festa solenne della Vergine del Rosario, fissandone la data al 7 ottobre. Con Gregorio XIII si concluse la vicenda di Michele Baio, che si sottomise nel 1580 dopo lunghe tergiversazioni e in seguito a un suo nuovo interevento; ma con ciò la dottrina a Lovanio non fu per nulla estinta, anzi essa assunse poi una nuova e maggiore efficacia nel Giansenismo.

Tentativi unionisti furono avviati con la Chiesa russa. Gregorio mandò, durante la guerra russo-polacca, allo zar Ivan IV, il gesuita Antonio Possevino, quale mediatore di pace, ma le promesse dell'autocrate russo circa una riunifocazione religiosa non erano sincere. Simile fallimento si ebbe con i tentativi con la Chiesa greca, gelosa della sua indipendenza e del suo distacco; perfino l'accettazione del calendario gregoriano riformato (vedi sotto) fu respinta in blocco dagli ortodossi. Giovanni III di Svezia, divenuto re di un paese protestante, ma sposato con la cattolica Caterina Jagellona di Polonia, si adoperò specialmente per ragioni politiche per la causa della riunificazione dell'antica fede e a questo scopo aprì trattative con papa Gregorio il quale inviò a Stoccolma parecchi gesuiti; fu introdotta una liturgia simile a quella cattolica (con il cosiddetto Libro rosso) e lo stesso re passò occultamente al cattolicesimo nel maggio 1578. Ma le sue richieste per ottenere il matrimonio dei sacerdoti, la comunione sotto le due specie, l'uso della lungua volgare in una parte della Messa non trovarono ascolto e il suo zelo religioso andò spegnendosi rapidamente.

Ripristinò la cosiddetta 'predica coattiva' che obbligava gli ebrei ad ascoltare prediche che avrebbero dovuto indurli alla conversione; emanò in proposito due Bolle, nel 1577 e nel 1584. Gli ebrei dovevano andare il sabato pomeriggio in una chiesa vicina al ghetto: quelli di Roma nella chiesa di san Paolo alla Regola, quelli di Lugo nella chiesa delle Stimmate, attigua al portone verso l'esterno della città; e così in tutti i centri dello Stato dove vivevano ebrei. Ma prima di andarci, molti di essi si turavano le orecchie e turavano quelle dei loro figli con della cera; oppure, simulando mal di denti, si fasciavano la testa. Facile è comprendere quale risultato potessero avere tali prediche. Gregorio XIII si dedicò anche all'arte e all'edilizia artistica. Fondò a Roma l'Accademia Musicale di Santa Cecilia, e sempre nella capitale iniziò la costruzione del palazzo del Quirinale con l'intervento di vari architetti. L'avvio dei lavori spinse Gregorio anche a predisporre la condizione dell'Acqua Alessandrina. In occasione del Giubileo del 1575 ordinò di decorare una sala dei suoi appartamenti privati con un breve ciclo gegrafico, dedicato alla propria città natale ed al suo territorio; la sala, pertanto, ebbe a chiamarsi Sala Bologna.

Sotto il suo pontificato sorsero a Roma le chiese del Gesù, della Vallicella, di sant'Andrea della Valle, mentre molte piazze di Roma si abbellirono di artistiche fontane, specie nei quartieri bassi della città, e sorsero in periferia molte ville con parchi; si costruiva la spaziosa via Merulana che collegava san Giovanni in Laterano con santa Maria Maggiore.
Chiamò nell'Urbe personaggi illustri, tra cui il Palestrina, nel 1571, impegnato a dirigere la Cappella musicale pontificia, e lo storico Cesare Baronio redattore degli 'Annales'. In politica estera merita particolare importanza la completa riorganizzazione delle NUNZIATURE, facendone veri centri propulsori della Riforma cattolica. Alle rappresentanze diplomatiche della Curia, già stanziate contemporaneamente presso le corti di Vienna, di Parigi, di Madrid e di Lisbona, si aggiunsero le Nunziature stabili di Lucerna per la Svizzera (1579), di Gratz per l'Austria (1580) e di Colonia per la Germania meridionale (1584). Si adoperò molto per la cessazione delle lotte civili; ottenne che le fazioni rimettessero le loro contese nelle mani sue e in quelle dell'Imperatore. Per mezzo di questo triplice arbitrato, il 17 marzo del 1576 fu pubblicato un compromesso, il quale stabiliva l'abolizione delle varie categorie di nobili, divisi in due fazioni. Li includeva tutti in un unico ordine e decretava che soltanto essi fossero ammessi al governo con facoltà di aggregare ogni anno nuove famiglie. Furono accontentati un po' tutti.
Intervenne come paciere tra russi e polacchi, che si accapigliavano per l'occupazione di alcune province baltiche, facendo loro firmare una pace di dieci anni; la Russia cedette ai polacchi la Livonia e l'Estonia. Fallirono invece tutti i suoi sforzi, ostinati e molteplici, per la disfatta del protestantesimo e della regina Elisabetta nelle isole Britanniche; a tale scopo finanziò rivolte in Irlanda e si adoperò per una Lega tra Filippo II di Spagna e i Guisa. Sotto il suo pontificato si ebbe la triste 'notte di san Bartolomeo', il 24 agosto 1572, vale a dire la strage dei capi anticattolici (gli Ugonotti) a motivo dello sposalizio tra Enrico di Navarra, già capo degli Ugonotti, e Margherita di Valois, sorella del re di Francia; ciò fu motivo in Francia di lotta di supremazia tra il cattolicesimo e il protestantesimo. La vittoria cattolica si concluse con il ringraziamento del papa nella chiesa nazionale di san Luigi dei Francesi.