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Storia del Pontificato

 

 

Storia del Pontificato

Papa Giulio I

Fonte: Wikipedia

Giulio I, Papa dal 337 al 352, era nativo di Roma e venne scelto come successore di Papa Marco dopo che la sede romana era stata vacante per mesi. Giulio è noto principalmente per la posizione che prese nella controversia Ariana. Dopo che i sostenitori di Eusebio, in un sinodo tenuto in Antiochia nel 341, avevano rinnovato la loro deposizione di Atanasio, si risolsero ad inviare delegati presso Costante, Imperatore d'Occidente, e anche presso Giulio, portando avanti le basi sulle quali avevano proceduto. Giulio, dopo aver espresso un opinione favorevole ad Atanasio, invitò abilmente le due parti a presentare il caso davanti a un sinodo presieduto da lui stesso. Questa proposta, comunque, non venne accettata dai vescovi orientali.

Alla seconda espulsione da Alessandria d'Egitto, Atanasio si recò a Roma, dove venne riconosciuto come vescono da un sinodo tenuto nel 342. Fu attraverso l'influenza di Giulio che, più tardi, venne tenuto il Concilio di Sardica in Illiria, cui parteciparono solo settantasei vescovi orientali, che si ritirarono rapidamente a Filippopoli e deposero Giulio, assieme ad Atanasio ed altri. I trecento vescovi occidentali che restarono, confermarono le decisioni precedentemente prese dal sinodo romano; tramite il 3°, 4° e 5° decreto, relativi al diritto di revisione sostenuto da Giulio, il Concilio di Sardica si mosse percettibilmente in direzione delle pretese del Papato. Alla sua morte, nell'aprile 352, Giulio venne succeduto da Liberio.

 

Fonte: Santi e beati

Della sua vita anteriore al pontificato non si conosce niente di sicuro; secondo il Liber Pontificalis era romano, figlio di un certo Rustico. Eletto papa nel 337 governò la Chiesalino al 352, in un periodo molto critico a causa della controversia ariana, inasprita dalle controversie degli Eusebiani, protetti dall'imperatore Costanzo, contro s. Atanasio.

Appena conosciuta la sua elezione al sommo pontiíicato, gli ariani gli inviarono delle lettere contro Atanasio ed altri vescovi deposti nel 335; ma Giulio informato sul vero stato delle cose, convocò un concilio a Roma per il giugno 340, al quale invitò anche i vescovi orientali, per decidere secondo giustizia. Gli eusebiani non intervennero, anzi inviarono al papa una lettera arrogante, aspra e piena di calunnie; il concilio fu tenuto egualmente e vi parteciparono cinquanta vescovi che approvarono l'operato di Giulio, riconobbero innocenti e riabilitarono tutti i vescovi deposti e particolarmente s. Atanasio. Agli eusebiani poi, il papa rispose con una lettera che è un capolavoro di dignità e nobiltà, degno in tutto della Sede apostolica, in cui confutava le loro scuse ed accuse, difendeva con fermezza la verità, li rimproverava d'aver violato le leggi canoniche, smantellava i pretesti addotti per non venire al concilio, illustrava l'innocenza di s. Atanasio e la doppiezza del loro operato contro di lui, concludendo con una calda esortazione alla carità e alla pace.

Questa lettera però non riuscí a vincere l'impudenza degli ariani che riuniti in sinodo ad Antiochia nel 341, ribadirono la loro condanna contro Atanasio. Le trattative per una pacificazione furono riprese al concilio di Sardica (343), ma ancora una volta la malafede degli eusebiani fece fallire tutto. Giulio però difese sempre e protesse s. Atanasio, l'accolse a Roma con grandi segni di stima ed affetto e gli diede lettere di congratulazione per la Chiesa di Alessandria, quando poté tornare in sede, dopo l'esilio del 349. Giulio fu anche molto attivo nel governo interno della Chiesa di Roma; dal Liber Pontificalis sappiamo che stabilí ed organizzò il collegio dei notai ecclesiastici per tutte le questioni amministrative e proibí di citare i chierici ai tribunali laici. Il Catalogo Liberiano attesta di lui che multas fabricas fecit, ed infatti Giulio edificò almeno cinque nuove chiese: una nella settima regione "iuxta forum divi Traiani", corrispondente all'attuale chiesa dei Dodici Apostoli ed un'altra in Trastevere, in città; tre invece nei cimiteri e cioè sulla via Flaminia (S. Valentino), Portuense (S. Felice ad insalatos) ed Aurelia (al III miglio, sul sepolcro del papa Callisto).

Morí il 12 aprile 352 e fu sepolto nella chiesa da lui stesso edificata sulla via Aurelia, dove lo veneravano ancora i pellegrini del sec. VII. Il suo nome fu inscritto subito nella Depositio episcoporum e nel Martirologio Geronimiano: è falso però ch'egli sia morto martire, come pretende sapere l'autore della Notitia Ecclesiarum. Le sue reliquie, secondo una tradizione, sarebbero state portate nella basilica di S. Prassede dal papa Pasquale I, mentre secondo un'altra tradizione, Innocenzo II le avrebbe trasferite nella basilica di S. Maria in Trastevere; in questa ultima le trovò nel 1505 il card. titolare Marco Vegerio, il quale si adoperò anche per far rifiorire il culto di Giulio, ottenendo a tale scopo un Breve dal papa Giulio II.