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Storia del Pontificato

 

 

Storia del Pontificato

Papa Giovanni X

 

Fonte: Wikipedia

Giovanni X fu Papa dal 914 al maggio 928.

Nato a Tossignano, vicino a Imola, completò il diaconato a Bologna per poi diventare procuratore dell’arcivescovo di Ravenna.

La diocesi di Ravenna all’epoca era più importante di quella di Bologna: essa infatti dipendeva direttamente da Roma. Egli compì diversi viaggi di lavoro verso l’Urbe, presso la corte pontificia. Così, secondo quanto riportato da Liutprando, divenne l’amante di Teodora, la moglie di Teofilatto, il console di Roma, cioè il capo dell’intera aristocrazia dell’Urbe. Questo accelerò la sua carriera ecclesiastica.

Fu nominato da Sergio III vescovo di Bologna e, nel luglio 905, vescovo di Ravenna, diocesi che tenne fino al marzo 914, quando fu eletto Papa. Un decreto conciliare proibiva il trasferimento di sede episcopale, ma il volere di Teodora e di Teofilatto prevalse sulla forza della legge.

Ciononostante, non bisogna pensare a Giovanni X come a un fantoccio nelle mani dell’aristocrazia. Anzi, egli fu l’ultimo Papa a far valere il suo potere anche sulla nobiltà romana, prima di una lunga serie di pontefici cortigiani.
Una delle sue prime decisioni politiche fu quella di stringere un’alleanza con Alberico I, Marchese di Camerino, allora governatore del Ducato di Spoleto. Giovanni X, già forte dell’alleanza con l’aristocrazia romana, portava così dalla sua parte anche uno dei nobili più potenti del meridione.

Per affermare invece l’indipendenza del suo potere dall’aristocrazia, volle ripristinare l’autorità imperiale. Formalmente la carica apparteneva al provenzale Ludovico III (887-928), ma egli non aveva più alcuna autorità sull’Italia e sulla Chiesa. Il Papa diede quindi la corona imperiale a Berengario I (850 ca. - 924), Re d'Italia dall'888 (ma dal 900 posto in esilio in Friuli). L’incoronazione avvenne nei primi giorni di dicembre del 915.

Se la situazione all’interno dell’Impero poteva dirsi sotto controllo, non era così appena ci si muoveva al di là dei suoi confini. Da oriente avanzavano minacciosi gli Ungari e da nord provenivano le frequenti incursioni dei Vichinghi. Ma il pericolo maggiore erano i Saraceni, che con i loro continui assalti alle città della penisola, minacciavano di attaccare prima o poi il cuore stesso della cristianità.

Giovanni X, con un’abile azione diplomatica, riuscì a riunire le forze dei vari principati della penisola contro i Saraceni, unificando sotto un’unica armata l’esercito pontificio, le milizie dei Ducati del Centro-sud e la flotta bizantina. La lega cristiana spinse l’esercito saraceno fuori dalla Sabina e dalla Campania e lo sconfisse sulle rive del fiume Garigliano nel giugno 916, ottenendo una vittoria talmente importante da scongiurare definitivamente le mire degli arabi sulla penisola.

Passato il pericolo esterno, Giovanni X riuscì a mantenere la pace interna per quasi dieci anni, finché il Marchese di Camerino, Alberico I, nel frattempo creato console, tentò il colpo decisivo per la conquista del potere. Il momento per lui propizio arrivò nel 924, quando Berengario fu assassinato dagli Ungari, che avevano invaso il nord d’Italia. Alberico riuscì ad impadronirsi di Roma e ad imporre la sua autorità, ma in breve tempo Giovanni si riorganizzò e lo costrinse alla fuga. Alberico si rifugiò ad Orte, ma qui fu assalito e ucciso dai popolani.

Nel frattempo erano morti anche i principali alleati del Papa nell'aristocrazia romana, Teofilatto e Teodora, mentre il nuovo re d’Italia, Ugo di Provenza († 947/48), era stato nominato dai principi senza chiedere il suo assenso. Giovanni X ora non aveva nessun alleato su cui poter contare. Così, nominò il fratello Pietro Console dell’Urbe e Duca di Spoleto. La sua principale avversaria era la vedova di Alberico, Marozia, che nel frattempo si era risposata con il Duca di Toscana, Guido, il quale disponeva di un proprio esercito.

Giovanni X tentò come prima cosa di venire incontro a Ugo, offrendogli la corona imperiale. La risposta fu che il Re d’Italia si alleò con il Duca di Toscana ed insieme assaltarono la residenza papale, il Laterano. Il Papa e il fratello Pietro non poterono fare altro che chiamare in aiuto gli Ungari, ma in questo modo firmarono la loro fine: Pietro morì durante l’assalto e Giovanni fu catturato. Era il maggio del 928.

Per ordine di Marozia, Giovanni fu deposto dal soglio pontificio e venne rinchiuso in Castel Sant’Angelo. La sua vita fu quindi segnata dalla presenza di due donne: Teodora che lo esaltò e Marozia che ne decretò la fine. Ma in questa storia la realtà supera la fantasia, poiché Marozia era la figlia di Teodora.

Giovanni morì in carcere, forse per strangolamento, tra il maggio 928 e i primi mesi del 929. Il suo successore fu Papa Leone VI.