PARROCCHIA SANTA GIOVANNA ANTIDA THOURET

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Storia del Pontificato

 

 

 

 

Storia del Pontificato

Papa Gelasio I

Fonte: Wikipedia

Gelasio I fu Papa dal 492 al 496. Gelasio era stato spesso impiegato dal suo predecessore Felice III, particolarmente nella stesura dei documenti papali, e la sua elezione, il 1 marzo 492, fu un gesto di continuità. Gelasiò ereditò le lotte di Felice con l'imperatore e con il patriarca di Costantinopoli, e le esacerbò insistendo sulla rimozione del nome dell'ultimo Acacio patriarca di Costantinopoli, dal dittico, nonostante tutti i gesti ecumenici dell'attuale, e altrimenti abbastanza ortodosso, patriarca Eufemio (si veda per i dettagli Scisma Acaciano).

La divisione con l'imperatore e il patriarca di Costantinopoli fu inevitabile, dal punto di vista occidentale, poiché questi avevano abbracciato l'idea di un'unica natura divina (Monofisita) di Cristo, che il partito papale vedeva come un'eresia. Il libro di Gelasio De duabus in Christo naturis ('della natura duale di Cristo') delineava il punto di vista occidentale.

Separazione dei poteri

A livello politico, la scomunica di Acacio da parte di Felice, aveva attaccato le fondamenta del potere dell'Imperatore. Ora Gelasio si appoggiava a Ambrogio e ad Agostino per formulare nel 494 una fondazione politica per la Chiesa Cattolica occidentale, basata su una distinzione dei poteri che era inerente al diritto romano. Gelasio definì i poteri separati (anche se non esattamente uguali) di Chiesa e Stato, che hanno definito da allora la cultura occidentale. Gelasio faceva notare che esistevano figure nella tradizone Biblica che erano sia Re che sacerdoti, come Melchìsedek, ma dall'epoca di Cristo esistevano due fondamenta per il potere nel mondo: i prelati esercitavano il potere sacro, e i Re e gli Imperatori esercitavano il potere regale. Basandosi sulla tradizione romana, il potere della chiesa era auctoritas, un potere legislativo, mentre l'autorità dell'Imperatore era potestas, un potere esecutivo. Nel diritto romano, che era supremo, l'auctoritas era superiore alla potestas. Gelasio si rifece alla giustificazione di Ambrogio, "l'autorità dei sacerdoti è tanto più pesante, in quanto devono rendere davanti al tribunale di Dio, un resoconto anche per i Re degli uomini."

Il problema immediato di Gelasio era di tenere l'Imperatore al di fuori degli affari di dottrina, formulando un contrappeso alla contrastante teorie Bizantina del potere, generalmente caratterizzata come Cesaropapismo. Lo scisma prodotto da Felice e Gelasio si ricompose infine, ma non per sempre, e la teoria Gelasiana dei poteri di auctoritas e potestas rimase assopita fino a quando non fu risvegliata, in una forma radicalmente nuova, da Papa Gregorio VII, che domandò, non solo la separazione di Chiesa e Stato, ma la soggezione di tutti i Re e gli Imperatori all'autorità papale.

Soppressione dei riti pagani ed eretici

Guardando più vicino a casa, Gelasio riuscì finalmente, dopo una lunga lotta, a sopprimere l'antica festa romana dei Lupercalia. La lettera di Gelasio al senatore Andromaco, copre le questioni principali della controversia, e incidentalmente offre alcuni dettagli su questa festa, che combinava fertilità e purificazione, che altrimenti sarebbero andati perduti. In maniera significativa, i Lupercalia di febbraio vennero sostituiti da una festa che celebrava invece la purificazione e la fertilità della Vergine Maria.

Gelasio stanò i Manichei, i dualisti eretici che si consideravano Cristiani, e che certamente passavano per tali e si sospettava fosssero presenti a Roma in grande quantità. Gelasio decretò che l'eucarstia venisse ricevuta "nelle due forme", con il vino oltre che con il pane. Poiché i Manichei ritenevano il vino impuro ed essenzialmente paccaminoso, avrebbero rifiutato il calice e sarebbero stati quindi individuati. Successivamente, con i Manichei soppressi, il vecchio metodo di ricevere la comunione solo in forma di pane ritornò in voga.

Connessa a queste spinte verso l'ortodossia fu la definizione di quali libri dovessero essere considerati canonici. La fissazione del Canone della Bibbia è stata tradizionalmente attribuita a Gelasio, che pubblicò in un sinodo romano (494), il suo celebrato catalogo delle autentiche scritture dei Padri, assieme a una lista di lavori apocrifi e interpolati, e ad una lista di libri eretici proscritti (Epistola XLII).

Alla fine di un regno breve ma dinamico, la sua morte (o la sua inumazione) avvenne il 21 novembre 496. Gelasio fu lo scrittore più prolifico tra i primi Papi. Una grade quantità di corrispondenza di Gelasio è sopravissuta, quarantadue lettere e frammenti di altre quarantanove, archiviate attentamente nel Vaticano, che spiegano incessantemente ai vescovi orientali il primato della sede di Roma. Esistono inoltre sei trattati e il decreto sui libri canonici e apocrifi.

Alcuni hanno messo in discussione il fatto che Gelasio fosse un nero africano di discendenza — o un Papa nero— Anche se il Liber Pontificalis dice chiaramente che fu un natione Afer ('Africano di nascita'). la dichiarazione fatta da Gelasio in una lettera, che egli era Romanus natus (nato romano) è certamente non inconsistente.

 

Fonte: Santi e beati

Il più bell'elogio di San Gelasio Papa è quello di Dionigi il Piccolo, che scrisse di lui: " Morì povero, dopo aver arricchito i poveri ". Anche il Liber pontificalis dice che Gelasio " amò i poveri ".

Eppure, nella storia della Chiesa, la figura di questo Santo è rimasta come quella di un " uomo ", cioè di un Papa battagliero e intransigente, che nei quattro anni del suo breve pontificato tenne validamente testa al Senato romano, all'Imperatore di Costantinopoli e a vari eretici. Di origine africana, il suo forte temperamento polemico risalta nelle lettere vigorose e mordenti, anche se un tantino verbose. Al Senato romano, che amava il quieto vivere e permetteva ancora, nel V secolo, certe feste pagane, con la scusa che il popolo amava le tradizioni e voleva divertirsi, Papa Gelasio denunziò l'immoralità che quelle feste nascondevano o meglio rinfocolavano. All'Imperatore di Costantinopoli, che credeva di poter intervenire nel governo della Chiesa, Gelasio scriveva chiaramente che il Papa era lui, e che non avrebbe permesso la più piccola ingerenza del potere civile nelle questioni ecclesiastiche.

Egli affermava chiaramente, insomma, quella che fu detta poi " la supremazia dello spirituale sul tempo-rale ". Il Papa era superiore all'Imperatore, non perché volesse governare o peggio opprimere, ma perché era suo compito guidare e salvare tutti gli uomini, compreso l'Imperatore. Oltre che maestro di morale, il Papa era anche maestro di dottrina. Perciò Gelasio coni: batté risolutamente gli eretici Monofisiti, i Pelagiani, e i seguaci di Eufemio e di Acazio. Lo zelo di quest'uomo accusato di essere duro nasceva dall'amore per la verità e per la carità. E la riprova della sua dedizione a Dio consisteva nella sua benevolenza verso i bisognosi. Perciò il suo più bell'elogio, dopo la morte, avvenuta nel 494, fu quello che abbiamo già citato: " Morì povero, dopo avere arricchito i poveri ". E si potrebbe aggiungere: " Morì non amato, da coloro che aveva arricchito con il suo amore di Padre severo, ma giusto ".