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Storia del Pontificato

 

Storia del Pontificato

Papa Felice I

Fonte: Wikipedia

Felice I, Papa dal 269 al 274. Romano di nascita, successe a Dionisio dopo la morte di questi, avvenuta il 26 dicembre 268, venendo eletto Papa nel gennaio 269. Sul suo pontificato esistono poche informazioni autentiche, ma si dice che abbia dato la sanzione ecclesiastica alla celebrazione annuale della messa sulle tombe dei martiri, un'usanza che comunque esisteva già in precedenza. Anche la legge riguardante la consacrazione delle chiese è attribuita a lui. Si dice che, per riconoscimento al suo forte appoggio ai cristiani durante le persecuzioni dell'Imperatore Aureliano, venne catalogato tra i martiri. 

Viene celebrato il 30 dicembre, l'anno della sua morte è il 274. Un frammento di una lettera a Massimo, Patriarca di Alessandria, in appoggio alle dottrine della trinità e dell'incarnazione e contro le tesi di Paolo di Samosata, venne con tutta probabilità scritta da Felice, ma altre tre lettere a lui ascritte sono certamente non sue.

 

Fonte: Santi e beati

Secondo la breve biografia contenuta nel Liber Pontificalis Felice era romano, figlio di un certo Costantino; eletto al sommo pontificato agli inizi del 269, stabilì con un decreto che si celebrasse la Messa sulle "memorie" dei martiri; durante l'impero di Aureliano ottenne la palma del martirio e fu sepolto al secondo miglio della via Aurelia, in una basilica da lui stesso edificata, il 30 maggio 274. Parecchie di queste notizie sono false; non consta, infatti, che Felice sia morto martire, poiché il suo nome non fu inserito nella Depositio martyrum, ma in quella episcoporum, il che vuol dire che all'inizio del sec. IV non era venerato a Roma come martire. 

Il suo dies natalis non è il 30 maggio come dice il Liber Pontificalis e ripete il Martirologio Romano, ma il 30 dicembre; evidentemente l'anonimo compilatore lesse III Kal.iun. invece di III Kal.ian. Non è certo che abbia edificato una basilica sulla via Aurelia ed è sicuramente falso ch'egli sia stato sepolto sulla stessa via, perché la Depositio episcoporum attesta chiaramente che il suo sepolcro era nel cimitero di Callisto sulla via Appia. L'equivoco nacque dal fatto che sulla via Aurelia era realmente sepolto e venerato un martire Felice col quale fu identificato e confuso il papa. 

Anche del decreto liturgico attribuitogli dal Liber Pontificalis non si può affermare l'autenticità, come è certamente apocrifa la lettera che Felice avrebbe scritto alla Chiesa di Alessandria, un frammento della quale fu riferito da s. Cirillo d'Alessandria, e letto al concilio di Efeso (431): in realtà si tratta di un falso degli Apollinaristi. L'unica notizia certa su Felice rimane perciò il latercolo della Depositio episcoporum, e gli anni del suo pontificato. Probabilmente egli dovette interessarsi della questione di Paolo di Samosata, perché fu lui a ricevere la lettera sinodale che il concilio di Antiochia del 268 aveva inviato al papa Dionigi che nel frattempo era morto. Fu infatti durante il governo di Felice che l'imperatore Aureliano, dopo la deposizione di Paolo, decise di assegnare i beni immobili della Chiesa antiochena a quei fedeli che erano in comunione con la Chiesa di Roma.