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Storia del Pontificato

 

 

Storia del Pontificato

Papa Eugenio III

 

Fonte: Wikipedia

Eugenio III, nato Bernardo dei Paganelli (morto a Tivoli l'8 luglio 1153), fu Papa dal 1145 alla sua morte.

Nativo di Pisa, Bernardo dei Paganelli venne eletto Papa nel febbraio 1145. Quando venne chiamato ad occupare questa posizione suprema, era il semplice abate di un monastero appena fuori Roma, e dovette in parte la sua elevazione al fatto che nessuno era desideroso di accettare un incarico i cui doveri erano all'epoca così difficili e pericolosi, ma principalmente al suo essere amico e pupillo di Bernardo di Clairvaux, il più influente ecclesiastico della Chiesa occidentale, e forte assertore del potere temporale dei Papi. La scelta comunque, non ebbe l'approvazione di Bernardo, che fece le sue rimostranze contro l'elezione, sulla base dell'"innocenza e semplicità" di Eugenio. A decisione presa però, si avvantaggiò delle qualità di Eugenio alla base delle sue obiezioni, al punto che in pratica governò in suo nome.

Per quasi tutto il suo pontificato Eugenio non fu in grado di risiedere a Roma. Aveva appena lasciato la città per essere consacrato nel monastero di Farfa (circa 40 km a nord di Roma), quando i cittadini, sotto l'influenza di Arnaldo da Brescia - il grande oppositore del potere temporale dei Papi - istituirono la vecchia costituzione romana ed elessero Giordano come "patrizio". Eugenio si rivolse in cerca di aiuto a Tivoli e ad altre città feudi di Roma, e con il loro aiuto riuscì a creare le condizioni per cui i cittadini di Roma gli consentirono di mantenere una sembianza di autorità nella sua capitale; ma non avendo voluto accettare un patto traditore contro Tivoli, venne costretto a lasciare la città nel marzo 1146. Restò per qualche tempo a Viterbo, e quindi a Siena, ma alla fine si spostò in Francia.

Avuta notizia della caduta di Edessa in mano ai turchi, egli, nel dicembre 1145, indirizzò una lettera a Luigi VII di Francia, invitandolo a prendere parte a un'altra crociata; e in una grande dieta tenuta a Speyer nel 1146 l'imperatore Corrado III, e molti dei suoi nobili, furono incitati dall'eloquenza di Bernardo a dedicarsi alla Crociata.

Eugenio tenne dei sinodi nell'Europa settentrionale: a Parigi, Reims, e Treviri, nel 1147 e nel 1149, che furono dedicati alla riforma della vita clericale. Egli tenne in considerazione e approvò il lavoro di Ildegarda di Bingen. Nel 1149, Eugenio ritornò in Italia, e prese residenza a Viterbo. Nel 1150, grazie all'aiuto del Re di Sicilia, fu in grado di entrare a Roma, ma la gelosia dei repubblicani lo spinse di nuovo a ritirarsi.

L'imperatore Federico Barbarossa gli aveva promesso aiuto contro i rivoltosi, ma la morte di Eugenio a Tivoli, l'8 luglio 1153, impedì il realizzarsi dello scontro. Anche se i cittadini di Roma erano gelosi degli sforzi di Eugenio nell'asserire la sua autorità temporale, furono sempre pronti a riconoscerlo come loro capo spirituale, e riverivano profondamente il suo carattere personale. Di conseguenza venne sepolto in Vaticano, con tutte le forme di rispetto, e la sua tomba ben presto acquisì una fama straordinaria per delle cure miracolose.