PARROCCHIA SANTA GIOVANNA ANTIDA THOURET

Adorazione eucaristica perpetua

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Storia del Pontificato

 

Storia del Pontificato

Papa Celestino I

Fonte: Wikipedia

San Celestino I fu Papa dal 422 al 432. Era un romano e si suppone fosse un parente stretto dell'Imperatore Valentiniano III. Niente si sa della prima parte della sua vita, eccetto che suo padre si chiamava Prisco. Si dice abbia vissuto per un certo periodo a Milano, con Sant'Ambrogio. La prima notizia conosciuta che lo riguarda è in un documento di Papa Innocenzo I del 416, dove se ne parla come di Celestino il Diacono. Gli sono attribuite diverse parti della liturgia, ma senza alcuna certezza sull'oggetto. Tenne il Concilio di Efeso, nel quale vennero condannati i Nestoriani, nel 431. Quattro lettere scritte da Celestino in quell'occasione, tutte datate 15 marzo 431, assieme a poche altre indirizzate ai vescovi africani e a quelli di Illiria, Salonicco e Narbonne, esistono in traduzione dal greco: gli originali in latino sono andati perduti.

Celestino perseguì attivamente i Pelagiani, e fu rigoroso nel seguire l'ortodossia. Inviò Palladio in Irlanda a servire come vescovo nel 431. Il continuatore di quest'opera missionaria fu poi San Patrizio. Celestino si infuriò con i Novaziani di Roma, imprigionando il loro vescovo e vietando il loro culto. Fu zelante nel rifiuto di tollerare la benché minima innovazione a quanto costituito dai suoi predecessori ed è riconosciuto dalla Chiesa come santo.

Morì il 6 aprile 432. Venne seppellito nel cimitero di Santa Priscilla sulla Via Salaria, ma il suo corpo, successivamente spostato, giace ora nella chiesa di Santa Prassede

 

Fonte: Santi e beati

I dieci anni di pontificato di S. Celestino I (10 settembre 422 - 27 luglio 432) segnano un periodo, pur breve, di grandi realizzazioni. Il successore di Bonifacio I era un di grande energia e al tempo stesso di commovente liberalità. Mentre badava alla ricostruzione di Roma, ancora dolorante per il terribile sacco subito nel 410 dal barbaro Alarico, non perdeva di vista gli interessi spirituali dell'intera cristianità. Difendeva il diritto del papa di ricevere appelli da parte di ogni fedele, laico o chierico, ed era sollecito nel rispondere. Al papa veniva chiesto soprattutto di fissare norme alle quali ogni fedele dovesse conformare la propria condotta.

Da queste risposte, conosciute col nome di Decretali, prese forma il primo embrione del diritto canonico. Scrisse lettere ai vescovi dell'Illiria, della Gallia Narbonese e Viennese, delle Puglie e della Calabria, per correggere abusi, dissipare dubbi dottrinali, combattere eresie o semplicemente per proibire ai vescovi di indossare cintura e mantello propri dei monaci. Tenne cordiale corrispondenza con l'amico vescovo di Ippona, S. Agostino, del quale, a un anno dalla morte (28 agosto 430), difese calorosamente la dottrina, nella disputa antipelagiana, con parole che ne consacrarono definitivamente l'autorità e la santità.

In questa lettera, indirizzata ai vescovi della Gallia, il papa affermava che Agostino era sempre stato in comunione con la Chiesa romana e lo collocava tra i più autorevoli maestri di dottrina. In essa si avvertiva non solo l'affettuosa solidarietà verso un amico, ma anche la chiara visione che il santo pontefice aveva dei problemi dell'intera comunità ecclesiale, in cui egli svolgeva con evangelica evidenza la parte del buon pastore, sollecito delle sorti di ognuno, foss'anche l'eretico Nestorio, patriarca di Costantinopoli, che il Concilio di Efeso, indetto dal papa nel 431, aveva appena destituito e condannato. Il 15 marzo 432 papa Celestino indirizzava ai padri conciliari, all'imperatore, al nuovo patriarca, al clero e al popolo una lettera in cui esprimeva la sua esultanza per il trionfo della verità e invitava tutti alla magnanimità verso lo sconfitto.

E’ questo l'ultimo documento del fattivo pontefice. Morì infatti il 27 luglio dello stesso anno e venne sepolto nel cimitero di Priscilla, in una cappella affrescata con gli episodi del recente concilio di Efeso, che aveva proclamato solennemente la divina maternità di Maria. Nell'817 le reliquie del santo pontefice furono collocate nella basilica di S. Prassede e parte di esse sembra siano state trasportate nella cattedrale di Mantova.