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Storia del Pontificato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Storia del Pontificato

Papa Bonifacio VIII

 

Fonte: Wikipedia

Bonifacio VIII, nato Benedetto Caetani (Anagni, ca. 1230 - Roma, 11 ottobre 1303), fu Papa dal 1294 alla sua morte.

Di nobile famiglia, nacque ad Anagni verso il 1230 e la sua famiglia poté acquisire enormi ricchezze e grandi latifondi sfruttando proprio la sua carica pontificale.

Per lungo tempo si è ritenuto che l’anno di nascita fosse il 1235. Recentemente, però, è stato rinvenuto un documento datato al 1250 nel quale si fa riferimento ad un canonico di Anagni di nome Benedetto. Poiché non si conosce alcun altro omonimo che sia stato canonico ad Anagni nel decennio 1250-1260, il riferimento al futuro papa appare inequivocabile. Non appare credibile, però, che il Caetani fosse canonico già all’età di quindici anni. Ciò ha indotto a retrodatare la nascita di alcuni anni. La conferma di ciò la si ritrova in una lettera a firma di Papa Niccolò IV datata 1291, nella quale il pontefice, riferendosi al cardinal Benedetto Caetani, usa il termine ad senium che, a quei tempi, stava ad indicare i sessantenni. La combinazione dei due documenti porta a concludere, quindi, che Benedetto Caetani sia nato verso il 1230.

Studiò a Todi e a Bologna, specializzandosi in diritto canonico. La sua carriera ecclesiastica fu rapida e prestigiosa, svolgendo missioni di grande fiducia presso le corti di Francia e Inghilterra. Entrò a far parte del Sacro Collegio nel 1287, all'età di circa cinquantasette anni.

L'elezione al soglio pontificio

Appena dieci giorni dopo l'abdicazione di Papa Celestino V, i componenti del Sacro Collegio si riunirono in Conclave in Castel Nuovo, nella città di Napoli, il 23 dicembre 1294 per dare alla Chiesa il nuovo Pastore. Già il giorno successivo, vigilia di Natale, fu eletto Papa il Cardinal Benedetto Caetani, nativo di Anagni e titolare della Chiesa dei SS. Silvestro e Martino. Fu incoronato nella Basilica di San Pietro il 23 gennaio 1295 e assunse il nome di Bonifacio VIII. Aveva 64 anni circa.

Le regole per l'elezione

Contrariamente al passato, il conclave fu radunato nella città di Napoli, nei dieci giorni dall'apertura della Sede vacante ed ebbe una durata molto breve. Tutto ciò fu dovuto alle disposizioni contenute nella costituzione Ubi periculum sull'elezione pontificia, fortemente voluta da Papa Gregorio X (al secolo Tebaldo Visconti), nel corso del XIV Concilio Ecumenico tenutosi nella città di Lione (concilio ecumenico Lionese II) dal 7 maggio al 17 luglio 1274.

La costituzione Ubi periculum conteneva disposizioni molto precise, rigide e vincolanti per l'elezione papale, al fine di sottrarla ad ogni ingerenza che non fosse strettamente ecclesiastica. Conteneva, infatti, l'obbligo del Conclave per il Sacro Collegio dei Cardinali; il Conclave stesso avrebbe dovuto riunirsi, obbligatoriamente, entro dieci giorni dall'apertura della Sede vacante e nella stessa città ove era scomparso il Papa precedente.

Passati i dieci giorni, il Sacro Collegio doveva essere segregato in Conclave sotto la sorveglianza del Podestà. Inoltre, se entro tre giorni dall'apertura del Conclave il Papa non fosse stato ancora eletto, si doveva cominciare ad applicare norme restrittive sui pasti e sul reddito dei porporati, fino a ridurli a pane ed acqua. Tutte queste disposizioni erano finalizzate non solo ad evitare che l'elezione del Papa finisse nelle mani del popolo o dei nobili, ma anche ad evitare che l'elezione stessa si trasformasse in una lunga ed estenuante trattativa basata su operazioni di mercimonio, come frequentemente avveniva in quei tempi.

È possibile che l'elezione del Caetani sia stata accompagnata da simonia; tale ipotesi è stata avanzata anche dall'Alighieri nelle cantiche XIX e XXVII dell'Inferno.

Il pontificato

La destituzione e la morte di Celestino V

Come primo atto del suo pontificato, dopo aver riportato la sede papale da Napoli a Roma per sottrarre l'istituzione all'influenza di Re Carlo II d'Angiò, dichiarò nulle tutte le decisioni assunte dal suo predecessore Celestino V.

Immediatamente dopo, a causa dell'ostilità dei cardinali francesi, ebbe timore che il suo predecessore, Pietro del Morrone, ritornato semplice frate, potesse essere cooptato dai porporati transalpini come antipapa. Per cui si rendeva necessario che la sua persona rientrasse sotto il ferreo controllo del Pontefice. Bonifacio VIII fece pertanto arrestare Celestino V da Carlo d'Angiò, lo stesso monarca che pochi mesi prima ne aveva sostenuto l'elezione pontificia, e lo rinchiuse nella rocca di Fumone, di proprietà della famiglia Caetani, dove rimase fino alla morte. Nonostante ci siano varie ipotesi (suffragate anche dalla presenza di un ampio foro nel suo cranio) non è certo che la morte di Celestino V sia avvenuta per mano di Bonifacio VIII. Lo stato di detenzione, però, fu voluto dal Caetani.

L'assegnazione della Sicilia

Eliminato un potenziale antipapa come avrebbe potuto essere l'ex Pontefice, il primo atto politico cui egli dovette adempiere fu la risoluzione della controversia in corso tra gli angioini e gli aragonesi per il possesso della Sicilia; controversia che si protraeva dall'epoca dei "vespri siciliani"; cioè dal 1282.

A Napoli governava Carlo II d'Angiò e in Sicilia Federico d'Aragona, fratello di Giacomo II che, a sua volta, era passato sul trono d'Aragona. Il 20 giugno del 1295, spinto dal Papa, che parteggiava per l'angioino avendolo questi aiutato nella cattura del Morrone, Giacomo II sottoscrisse la Pace di Anagni con la quale rinunciava ad ogni diritto sulla Sicilia a favore del Papa. Mentre questi, a sua volta, li trasferiva a Carlo d'Angiò.

Ma la Sicilia si ribellò preferendo come Re il suo governatore Federico e non l'angioino. Il Papa, seppur malvolentieri, dovette acconsentire e incoronò Federico nella cattedrale di Palermo il 25 marzo 1296. Questa incoronazione fu la prima amara sconfitta per Papa Bonifacio.Questa sconfitta sarà sanzionata successivamente e definitivamente mediante la Pace di Caltabellotta, stipulata nel 1303 tra Roberto d'Angiò, figlio di Carlo II e Federico, il quale riceveva il titolo di Re di Trinacria e, come feudo, la Sicilia. La Pace di Caltabellotta segnò l'affermazione definitiva degli Aragonesi per l'inizio della loro espansione nel Mediterraneo.

La tassazione degli ecclesiastici

A questa sconfitta politica, altre ne seguirono, decretando il sostanziale fallimento della politica di Bonifacio VIII. Questo fallimento fu causato dalla concezione che il Caetani possedeva circa il ruolo del Papa nel contesto degli Stati d'Europa che, sul finire del Medioevo, si stavano avviando a trasformarsi in Nazioni. Bonifacio VIII, piú dei suoi predecessori, riteneva che l'autorità del Papa fosse al di sopra del potere dei regnanti (teocrazia). Con questa concezione dell'autorità papale, tutti i sovrani dovevano sottostare non solo al potere spirituale del Pontefice, ma anche a quello temporale.

La qual cosa non avvenne mai, aprendo la strada alla lotta di potere, pressoché ininterrotta, che nei secoli successivi vedrà impegnati Pontefici e sovrani, mediante l'ingerenza di quelli negli affari di stato di questi e di questi negli affari ecclesistici di quelli.

Papa Bonifacio diede avvio alla sua politica di predominio mediante l'emanazione della Bolla Clericis laicos, il 25 febbraio 1296, mediante la quale proibiva ai laici di tassare gli ecclesiastici e a questi di versare i relativi contributi, pena la scomunica. Era questa una chiara ingerenza negli affari di stato di paesi sovrani.

Il Re di Germania, Adolfo di Nassau - Vilburgo, candidato alla nomina imperiale, non si oppose per motivi di opportunità. Egli, infatti, mirava alla corona imperiale, per cui aveva bisogno dell'approvazione papale. In Inghilterra Re Edoardo I Plantageneto, benché contrario, dovette accettare il rifiuto dei Vescovi al pagamento delle imposte.

La Francia assunse, invece, una posizione molto diversa. Il Re Filippo IV Capeto, detto "il bello", nel respingere decisamente la Bolla papale, emise una serie di Editti, nei quali vietava a chiunque, laici ed ecclesiastici, l'esportazione di danaro e preziosi; contemporaneamente vietava la residenza sul suolo francese agli stranieri, impedendo, di fatto, che eventuali legati pontifici potessero recarsi in Francia per la riscossione delle cosiddette "decime", cioè l'obolo per la Chiesa di Roma.

La posizione di Re Filippo fu talmente risoluta che il Papa fu costretto ad addivenire ad un accordo, autorizzando il Re francese a riscuotere le imposte dal clero, in caso di estrema necessità, senza la preventiva autorizzazione pontificia. Filippo IV, preso atto del nuovo atteggiamento papale, revocò i propri editti e sottoscrisse la pace con la Santa Sede.

I contrasti con la curia

Anche questa fu una pesante sconfitta per Papa Bonifacio. Il suo cedimento di fronte alla ferma opposizione del Re di Francia nasceva, però, da una perdita di autorità all'interno della Santa Sede. Infatti, a causa del suo atteggiamento eccessivamente dispotico, aveva provocato l'insorgere di uno schieramento a lui ostile, sia all'interno della Curia che dell'aristocrazia romana. Questo schieramento era capeggiato dai cardinali Giacomo Colonna e Pietro Colonna, i quali dichiararono la sua elezione illegittima in quanto non valida l'abdicazione di Celestino V. Questa posizione che preludeva ad un possibile scisma, era sostenuta anche da tutto il movimento degli Spirituali Francescani i quali avevano la loro voce più alta nelle somme laudi di Jacopone da Todi che definì il Pontefice "novello anticristo". La perdita di potere interno aveva, quindi, indotto il Pontefice ad essere più tollerante verso le resistenze del Re francese.

La lotta all'interno delle istituzioni ecclesiastiche toccò il suo culmine il 10 maggio 1297 allorquando i Colonna e gli Spirituali Francescani sottoscrissero un memoriale, il "manifesto di Lunghezza", mediante il quale il Papa veniva dichiarato decaduto, sempre a causa della sua illegittima elezione, con espresso invito ai fedeli a non portare più obbedienza al Caetani.

La reazione del Pontefice non si fece attendere: con violenza i due cardinali furono destituiti con una apposita Bolla la quale poneva in risalto come la famiglia Colonna fosse da sempre portatrice di disprezzo verso le cose altrui, nonché piena di superbia e oltraggiosa e che, per queste colpe, suscitava soltanto desiderio di annientamento. Si aprì, quindi, una lotta tra il Papa e i Colonna, nella quale questi ultimi speravano in un intervento a loro favore del Re di Francia. La qual cosa non avvenne in quanto il monarca francese stava trattando proprio in quel momento gli accordi con il Papa per la risoluzione del problema dei tributi agli ecclesiastici in Francia, per cui non aveva alcun interesse ad inimicarsi il Pontefice.

La lotta tra il Papa e i Colonna si concluse con la sconfitta di questi ultimi. Jacopone da Todi fu rinchiuso prigioniero in un convento e scomunicato. I Cardinali Colonna furono scomunicati e dovettero riparare in Francia sotto la protezione di Filippo il bello, e i loro beni furono confiscati e divisi tra la famiglia del Papa e la Famiglia degli Orsini, acerrimi nemici dei Colonna.

La distruzione di Palestrina

Le cronache dell’epoca riferirono che, dopo lunghe trattative, condotte soprattutto attraverso la mediazione del Cardinal Boccamazza, molto vicino ai Colonna, questi, alla fine dell’estate del 1298, si recarono al cospetto del papa, nella città di Rieti, nelle vesti di umili penitenti.

Chiedendo perdono e sottomettendosi all’autorità pontificia, riconobbero la piena legittimità di Bonifacio quale unico vero pontefice della Chiesa cattolica.Il papa accolse con benevolenza le dichiarazioni di contrizione dei Colonna e accordò loro il suo perdono, non senza aver prima preteso che i cardinali Colonna restituissero i loro sigilli che furono debitamente distrutti. Inoltre tutta la famiglia fu inviata al soggiorno obbligato nella città di Tivoli nell’attesa delle decisioni definitive del pontefice.

La tregua tra il Caetani e i Colonna fu tutt’altro che tale; tant’è che l’Inquisizione della città di Bologna, a seguito di una decisione di papa Bonifacio datata 12 aprile 1299, ebbe a confiscare il palazzo del cardinal Giacomo Colonna. Di fatto, la conflittualità tra il papa e la famiglia Colonna non fu affatto rimossa e questi ultimi dovettero riparare in Francia.

I negoziati che avevano preceduto l’atto di sottomissione dei Colonna al papa nella città di Rieti, era stato preceduto da una serie di negoziati nel corso dei quali fu stabilito, tra l’altro, che la città di Palestrina, fulcro e roccaforte dei possedimenti dei Colonna, entrasse nel pieno possesso di papa Bonifacio.

Non appena, però, il papa entrò nel possesso materiale della città, diede ordine di distruggerla e la fece radere al suolo completamente nella primavera del 1299; fece passare l'aratro su tutto il territorio della città e ne fece cospargere il suolo di sale.

La motivazione del suo gesto è contenuta in una lettera datata 13 giugno 1299, nella quale papa Bonifacio così si espresse: “perché non vi resti nulla, nemmeno la qualifica o il nome di città”.

La distruzione della città ebbe come conseguenza anche la perdita del privilegio di essere una delle sette diocesi suburbicarie di Roma.

Gli storici hanno sempre cercato di trovare la vera motivazione che indusse il Caetani a distruggere una intera città, nonostante ne fosse venuto in possesso pacificamente e a seguito di negoziati.

Oggi sono tutti concordi nel ritenere che papa Bonifacio sia stato spinto a un gesto così efferato solo a causa dell’odio che egli nutriva verso i suoi avversari Colonna dei quali intendeva cancellare completamente anche la memoria.

L'istituzione del Giubileo

Ispirandosi alla Perdonanza istituita dal suo predecessore istituì l'Anno Santo, nel quale assicurava indulgenza plenaria per tutti quelli che avessero fatto visita alle Basiliche di San Pietro e San Paolo fuori le mura. L'Anno Santo fu indetto il 22 febbraio 1300, con la Bolla Antiquorum habet fidem, nella quale era anche stabilito che l'Anno Santo si sarebbe ripetuto, in futuro, ogni cento anni.

A parte la diffusa e sentita necessitá di indulgenza di quel periodo (esempio le stesse crociate offrivano questo beneficio) l'afflusso dei pellegrini a Roma, da tutto il mondo, significava un notevole apporto di denaro, esaltava la magnificenza di Roma e consolidava il primato ed il prestigio del Pontefice.

Alcuni commentatori ritengono che, terminato il conflitto con i Colonna, e non avendo ancora concluso la pace con Filippo IV, il Papa temeva il blocco delle "decime", ed istituì il Giubileo proprio per motivi finanziari.

Senz'altro notevole fu l'afflusso di danaro ma non ricevette l'omaggio dei Sovrani d'Europa (fu per lui una grossa delusione). Queste assenze stavano a significare che la sua aspirazione di riunire nelle sue mani sia il potere spirituale che quello temporale era soltanto una illusione.

I nuovi contrasti con Filippo IV di Francia

Questa stessa aspirazione animava, però, anche il Sovrano francese il quale, a tal proposito, aveva stretto alleanza nel 1299 con il nuovo Re di Germania Alberto I d'Asburgo, accusato dal Papa di aver fatto assassinare il suo predecessore Adolfo di Nassau. Questa alleanza contrastava con l'aspirazione del Papa che intendeva sottrarre la Chiesa francese dal controllo del Re. Bonifacio VIII invitò allora il nuovo Re di Germania a comparire alla sua presenza in Roma per discolparsi dall'accusa di assassinio. Questa comparizione non avvenne mai. Anzi il Re di Francia, interpretando l'ingiunzione del Papa verso Alberto d'Asburgo come un affronto verso la sua persona, accentuò ancor più la sua posizione anticlericale mediante la confisca di tutti i beni della Chiesa, provocando un nuovo conflitto con il Papa.

Questo nuovo conflitto si aprì ufficialmente il 4 dicembre 1301 allorquando Bonifacio VIII emanò la Bolla Salvator Mundi, mediante la quale abolì tutti i privilegi che Egli aveva concesso a Re Filippo allorquando lo aveva autorizzato a riscuotere le imposte agli ecclesiastici anche senza il consenso papale.

Il giorno successivo, attraverso la Bolla Ausculta fili, convocò l'episcopato francese e lo stesso Re ad un Concilio, da tenersi a Roma l'anno seguente, al fine di definire una volta e per sempre i rapporti tra lo Stato e la Chiesa, facendo intendere, a chiare lettere, che il Papa era l'autorità suprema, cui dovevano sottomettersi anche i Sovrani, senza eccezione alcuna; e che solo al Papa tutti dovevano rendere conto dei propri atti, Sovrani compresi.

Questo atteggiamento eccessivamente autoritario e dispotico del Pontefice, manifestato nelle due Bolle del 4 e 5 dicembre 1301, provocò la immediata reazione di Filippo IV, il quale fece divulgare in Francia una sintesi delle due Bolle, alquanto manipolata e non perfettamente conforme alla linea espressa dal pontefice, nel senso che ne peggiorava il contenuto. Ciò per raccogliere maggiori consensi a suo favore ed aumentare l'ostilità verso il Papa.

Lo scopo che si era prefisso il Re fu raggiunto quando, nel corso degli Stati Generali, riuniti a Parigi da Filippo nell'aprile del 1302, Egli ottenne l'approvazione dell'Assemblea la quale si concretizzò con la stesura di una lettera indirizzata al Papa, approvata all'unanimità, nella quale veniva stigmatizzata e respinta la posizione altamente ingiuriosa del Pontefice verso il Re. Contemporaneamente vi fu la proibizione da parte del Re ai Vescovi francesi di recarsi a Roma per il Concilio.

Nel corso del Concilio, il 18 novembre 1302, Bonifacio VIII emanò la ben nota Bolla Unam Sanctam, nella quale veniva ribadito dogmaticamente il seguente concetto: "…nella potestà della Chiesa sono distinte due spade, quella spirituale e quella temporale; la prima viene condotta dalla Chiesa, la seconda per la Chiesa, quella per mano del sacerdote, questa per mano del re ma dietro indicazione del sacerdote……". Ciò stava a significare la supremazia del potere spirituale su quello temporale (pena la scomunica in caso di ribellione).

La reazione di Filippo IV fu estremamente determinata e decisa anche questa volta. Il suo obiettivo, stavolta, era quello di mettere sotto processo il Papa, invalidarne l'elezione, accusarlo di eresia e simonia e procedere alla sua deposizione. In ciò gli ritornò molto utile le testimonianze dei Colonna che erano stati scomunicati da Papa Bonifacio e si trovavano ancora sotto la sua protezione. La decisione di processare il Papa fu adottata da Filippo nel corso di una riunione del Consiglio di Stato da lui convocata al Louvre il 12 marzo 1303. Occorreva però la presenza del Pontefice al processo. A tal fine Egli incaricò il Consigliere di Stato Guglielmo di Nogaret di catturare il Papa e condurlo a Parigi.

Il Pontefice, venuto a conoscenza delle manovre del Re, tentò di correre ai ripari. Prima inviando una lettera di scomunica al Sovrano, la qual cosa non sortì effetto alcuno. Poi cercando di guadagnare l'amicizia del Re di Germania Alberto I d'Asburgo, sottraendolo all'alleanza con il Re di Francia. Convocò a tal fine un Concistoro per il 30 aprile del 1303 nel quale lo riconobbe ufficialmente Re di Germania, nonché Sovrano di tutti i Sovrani, con la promessa della incoronazione imperiale in un futuro alquanto prossimo. Tutto ciò in cambio della difesa della persona del Papa contro tutti i suoi avversari. Promessa che non sarebbe mai stata mantenuta.

Venuto a conoscenza che Alberto d'Asburgo era stato riconosciuto dal Papa Re di Germania, e temendo di averne perso l'alleanza, Re Filippo cercò di accelerare i tempi per la messa in stato di accusa del Papa, convocando una nuova Assemblea degli Stati Generali, al Louvre, nel mese di giugno, con lo scopo di avviare una istruttoria che preparasse il processo al Pontefice.

Poiché il Consigliere di Stato Guglielmo di Nogaret era assente in quanto trovavasi in missione verso Roma, la pubblica accusa fu affidata ad un altro Consigliere di Stato, Guglielmo di Plasian.

Le accuse e le congiure

Numerose furono le accuse formulate verso il Caetani. Innanzi tutto quella di aver fatto assassinare il suo predecessore Pietro da Morrone, già Papa Celestino V. Fu accusato poi di negare l'immortalità dell'anima e di aver autorizzato alcuni sacerdoti alla violazione del segreto confessionale. Fu accusato, infine, di simonia e sodomia. Sulla base di queste infamanti accuse, il Re propose di convocare un Concilio per la destituzione del Pontefice e la sua proposta fu approvata dalla quasi totalità del clero francese.

Papa Bonifacio, messo al corrente di questi ultimi avvenimenti, preparò una nuova Bolla di scomunica contro il Re di Francia, la Super Petri solio, che non fece in tempo a promulgare in quanto il Nogaret, insieme a tutta la famiglia Colonna, capeggiata da Sciarra Colonna, organizzò una congiura contro il Papa cui aderirono una gran parte della borghesia di Anagni e una gran parte del Sacro Collegio dei Cardinali.

All'inizio di settembre del 1303 il Nogaret e Sciarra Colonna riuscirono a catturare il Papa dopo un assalto al palazzo pontificio di Anagni e per tre giorni il Papa restò nelle mani dei due congiurati che non risparmiarono ingiurie alla persona del Pontefice. Le numerose ingiurie inferte al Papa, unitamente al contrasto tra il Nogaret e il Colonna sul destino del Caetani, il primo lo voleva infatti prigioniero a Parigi, il secondo lo voleva morto, indussero la città di Anagni a rivoltarsi contro i congiurati e a prendere le difese del loro Papa. Vi fu pertanto un capovolgimento di fronte della borghesia di Anagni che mise in fuga i congiurati e liberò il Papa, guadagnandosi la sua benedizione ed il suo perdono.

La morte

Rientrò a Roma il 25 settembre sotto la protezione degli Orsini. Aveva, però, perduto l'immagine del grande e potente Pontefice che si era illuso di essere ed era fiaccato anche nel fisico per le molte sofferenze dovute alla calcolosi renale che lo affliggeva da anni. Morì l'11 ottobre del 1303 e fu sepolto nella Basilica di San Pietro, nella Cappella costruita apposta per lui da Arnolfo di Cambio. Attualmente non vi è traccia alcuna di tale opera in quanto distrutta in occasione della edificazione della nuova Basilica avvenuta per mano del Bramante prima e di Michelangelo poi. Le sue spoglie, invece, furono sistemate nelle grotte vaticane dove si trovano tuttora

Considerazioni sulla sua condotta

Fu l'ultimo Papa a concepire la Chiesa come una istituzione al di sopra delle genti e degli Stati, tutti ad essa sottomessi. A lui si deve la fondazione dell'Università "La Sapienza" di Roma e la costruzione del Duomo di Orvieto e di Perugia.

Bonifacio VIII fu un Papa dedito al culto della sua immagine. Si fece ritrarre, ancora in vita, in tantissime immagini; cosa che nessun Pontefice prima di lui aveva mai fatto. Statue in marmo e bronzo raffiguranti la sua persona si trovano a Firenze, Orvieto, Bologna, nel Laterano e ad Anagni. Persino Giotto lo immortalò in un celebre affresco nell'atto di leggere, dalla loggia di San Giovanni in Laterano, la Bolla con la quale proclamava il Giubileo dell'anno 1300.

Benedetto Caetani fu un personaggio estremamente controverso che visse in un periodo di transizione. Diversi sono gli storici che lo giudicano un personaggio cinico e dispotico, gran peccatore, avido di ricchezze e di potere. Diversi segni fanno supporre che fosse superstizioso tant'è che usava, ad esempio, coltelli aventi per manico corna di serpente e portava al dito un anello appartenuto a Re Manfredi di Svevia. La leggenda popolare sosteneva addirittura che avesse strappato personalmente tale anello dal cadavere del Re.

Si dice anche che nel delirio dell'agonia, sul letto di morte, abbia continuato a lanciare anatemi, bestemmie, minacce e maledizioni contro tutto e tutti.

È molto noto per le citazioni del vescovo Traversaro in cui esprimeva tutto il suo odio verso il suddetto papa. Queste citazioni possono essere trovate nel celeberrimo Codex Paulinus, scritto da un ignoto autore di nome Paoli.