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Storia del Pontificato

 

Storia del Pontificato

Papa Aniceto

Fonte: Wikipedia

Aniceto Proveniva da Emesa in Siria. Fu durante il suo pontificato che San Policarpo, un discepolo di San Giovanni il Divino, visitò la Chiesa Romana. Policarpo ed Aniceto discussero sulla data in cui celebrare la Pasqua. Policarpo e la sua chiesa di Smyrna celebravano la Pasqua nel quattordicesimo giorno di Nisan, che era il giorno di Pesach, mentre la Chiesa Romana usava celebrare la Pasqua di domenica, in quanto questo era il giorno della resurrezione di Gesù, e la resurrezione di Gesù in una domenica è il motivo per cui tale giorno è santo per la cristianità. 

Policarpo ed Aniceto non si accordarono su una data comune, ma Aniceto permise a Policarpo di mantenere la data a cui era abituato. La controversia si sarebbe riscaldata nei secoli seguenti. Anche lo storico cristiano Egesippo visitò Roma durante il pontificato di Aniceto. La visita viene spesso citata come un segno dell'importanza della Sede Romana già dagli albori del cristianesimo. Aniceto fu il primo Papa a condannare l'eresia proibendo il Montanismo. Egli inoltre si oppose attivamente allo Gnosticismo e al Marcionismo. Secondo il Liber Pontificalis, Aniceto decretò che ai sacerdoti non fosse permesso portare i capelli lunghi (forse perché così li portavano gli gnostici). Si dice che Aniceto abbia sofferto il martirio, ma la data varia tra il 16, il 17 e il 20 aprile, e nessun dettaglio è conosciuto sul tipo di martirio. Viene commemorato il 17 aprile.

 

Fonte: Santi e beati

Sulla Pasqua i cristiani non hanno mai trovato un accordo duraturo in modo da festeggiarla tutti nello stesso giorno. Un dissenso sempiterno. Già papa Pio I (140-145) tenta di risolverlo, fissando per tutti la prima domenica dopo il plenilunio di primavera. Ma i cristiani d’Oriente hanno invece una data fissa: il 14 del mese lunare di Nisan,in cui ha inizio la Pasqua degli Ebrei. Succedendo a Pio I nel 155, papa Aniceto tenta la strada della concertazione, incontrando a Roma il vescovo orientale Policarpo di Smirne. I due discutono a lungo, non trovano un accordo, ma si separano in comunione e in pace: Aniceto, anzi, riserva al vescovo d’Asia (e futuro martire) onori e attenzioni speciali. Così l’unità è salva: non ci sarà alcuno scisma sulla questione della Pasqua.

Aniceto viene probabilmente dalla Siria e, succedendo a Pio I, trova tra i suoi una confusione drammatica. Dall’Oriente è arrivato il teologo Marcione, accolto nella comunità romana e stimato per la sua generosità e il suo rigore morale: poi si mette a divulgare una sua dottrina basata su un Dio Padre di Gesù Cristo, distinto dal Dio dell’Antico Testamento; insomma, due dèi, uno Salvatore e l’altro Giudice. Marcione trova seguaci; fonda una sua Chiesa, nominando vescovi e preti. E crea una confusione enorme in Roma, con relativi disordini. Secondo Policarpo, quest’uomo è "primogenito di Satana".

Per il vescovo Aniceto, la dottrina si combatte con la dottrina, studiando di più per orientare i fedeli; e ugualmente si combatte con l’esempio. Perciò nomina un buon numero di nuovi preti e diaconi, e da ciascuno pretende di più, a cominciare dalla moralità, che dev’essere autentica e anche visibile. Sicché, ad esempio: niente più ecclesiastici in giro con chiome fluenti: capelli corti per tutti. Aniceto vive momenti di dura persecuzione sotto Marco Aurelio, in contrasto col pensiero di questo imperatore e con l’ispirazione umanitaria di molte sue leggi. Ma lui vede in ogni scontro sulla dottrina un disordine nefasto per l’Impero, che già lotta in Oriente contro i Parti, in Europa contro i Germani; ma che ha difficoltà anche contro governatori romani infedeli e ribelli, come nel caso della Siria.
Per il vescovo di Roma, l’angoscia quotidiana di undici anni è questa Chiesa da salvare, nelle vite dei fedeli e nella certezza della dottrina; da stimolare con energia, ma anche con discernimento tra l’essenziale e il secondario. Aniceto muore durante la persecuzione (che a Roma fa vittime come san Giustino e santa Felicita); ma probabilmente non a causa della persecuzione. Infatti non è indicato come martire. Il suo corpo (ed è la prima volta per un vescovo di Roma) viene seppellito nelle cave di pozzolana che si trasformeranno in seguito nelle catacombe di san Callisto.