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Storia del Pontificato

 

 

 

 

 

 

 

Storia del Pontificato

Papa Alessandro VII

 

Fonte: Wikipedia

Alessandro VII, nato Fabio Chigi (Siena, 13 febbraio 1599 - Roma, 22 maggio 1667), fu Papa dal 28 aprile 1655 alla sua morte. Nato a Siena col nome di Fabio Chigi, membro di una nota famiglia di banchieri toscani e bisnipote di Papa Paolo V, venne educato in privato da un tutore e ricevette la laurea in filosofia, diritto e teologia all'Università di Siena.

Nel 1627 iniziò il suo apprendistato come vice-legato pontificio a Ferrara, e su raccomandazione di due cardinali venne in seguito nominato Inquisitore di Malta e nunzio a Colonia (1639-1651). Benché ci si aspettasse che prendesse parte ai negoziati che portarono nel 1648 alla Pace di Westfalia, si rifiutò di trattare con gli eretici, e protestò contro di esso, quando il trattato venne completato, ponendo fine alla Guerra dei trent'anni e stabilendo l'equilibrio tra le potenze europee che durò fino alle guerre della Rivoluzione Francese.

Papa Innocenzo X richiamò Chigi a Roma e lo rese in seguito cardinale segretario si stato. Alla morte di Innocenzo, Chigi, candidato favorito dalla Spagna, venne eletto Papa dopo ottanta giorni di conclave, il 7 aprile 1655. Il conclave riteneva che egli si opponesse duramente al nepotismo all'epoca prevalente. In realtà, nel primo anno di regno, Alessandro VII visse semplicemente e vietò ai parenti persino di fargli visita a Roma; ma nel concistoro del 24 aprile 1656, annunciò che il fratello e i nipoti lo avrebbero raggiunto a Roma per assisterlo. L'amministrazione venne messa ampiamente nelle mani dei suoi parenti, e il nepotismo divenne cosparso di lusso come non mai nel periodo dei papati barocchi: egli diede loro gli incarichi civili ed acclesiastici più remunerativi, e palazzi e proprietà principesche, adatte ai Chigi di Siena.

Alessandro non apprezzava gli affari di stato, preferendo la letteratura e la filosofia; una raccolta dei suoi poemi in latino apparve a Parigi nel 1656 con il titolo di Philomathi Labores Juveniles. Egli incoraggiò inoltre l'architettura, e il miglioramento generale di Roma, dove fece abbattere abitazioni per raddrizzare ed allargare le strade ed ebbe l'opportunità di essere un grande patrono di Gian Lorenzo Bernini. Ordinò le decorazioni della chiesa di Santa Maria del Popolo, delle chiese titolari di diversi dei Cardinali Chigi, la Scala Regia, l'altare della Cattedra nella Basilica di San Pietro, ed in particolare patrocinò la costruzione del magnifico colonnato del Bernini nella piazza della basilica vaticana.

Durante il regno di Alessandro VII avvenne la conversione della Regina Cristina di Svezia, che, dopo la sua abdicazione, venne a vivere a Roma, dove il giorno di Natale del 1655, il suo battesimo venne confermato dal Papa, nel quale trovò un generoso amico e benefattore.

Nella politica estera i suoi istinti non furono né così umanistici, né così di successo. Il pontificato di Alessandro venne offuscato dai continui attriti con il Cardinale Mazarino, consigliere di Luigi XIV di Francia, che gli si era opposto durante i negoziati che portarono alla Pace di Westfalia, e che difese le prerogative della Chiesa Gallicana. Durante il conclave Mazarino si era dimostrato ostile all'elezione di Chigi, ma fu alla fine costretto ad accettarlo come compromesso. Comunque, egli impedì a Luigi XIV di inviare l'usuale ambasciata di obbedienza ad Alessandro VII, e, finché fu in vita, impedì la nomina di un ambasciatore francese a Roma, facendo gestire gli affari diplomatici dai carinali protettori, in genere nemici personali del Papa. Nel 1662 venne nominato ambasciatore l'altrettanto ostile Duca di Crequi. A causa dell'abuso dei diritti di asilo tradizionalmente concessi ai distretti ambasciatoriali di Roma, egli fece precipitare una discussione tra la Francia e il Papato, che risultò nella perdita temporanea di Avignone e nell'accettazione forzata dell'umiliante Trattato di Pisa, nel 1664.

Alessandro favorì le pretese degli spagnoli nei confronti dei portoghesi, che avevano ristabilito la loro tradizionale indipendenza del 1640.

Favorì inoltre i Gesuiti in tutte le loro imprese. Quando i veneziani chiesero aiuto a Creta contro gli Ottomani, Alessandro gli strappò in cambio la promessa che i Gesuiti avrebbero potuto fare ritorno nel territorio veneziano, dal quale erano stati espulsi nel 1606. Continuò inoltre a prendere le parti dei Gesuiti nel loro conflitto con i Gianseniti, la cui condanna aveva vigorosamente appoggiato come consigliere di Innocenzo X. I Gianseniti francesi professavano che le proposizioni condannate nel 1653 non si trovavano in realtà nell'Augustinus scritto da Cornelius Jansen. Alessandro VII confermò che invece erano presenti, con la bolla Ad Sanctam Beati Petri Sedem (16 ottobre 1656), dichiarando che le cinque proposizioni di Jansen, concernenti principalmente la grazia e la natura dell'uomo, erano eretiche, compresa la posizione "che Cristo morì, o versò il suo sangue per tutti gli uomini". Egli inoltre inviò in Francia il suo famoso formulario, che doveva essere firmato da tutto il clero, come mezzo per individuare ed estirpare il Giansenitismo, e che infiammò l'opinione pubblica.

Con altre decisioni proibì nel 1661 la traduzione del messale romano in lingua francese, e nel 1665 canonizzò Francesco di Sales. Alessandro morì nel 1667, venne commemorato da una spettacolare tomba di Gian Lorenzo Bernini, e gli successe Papa Clemente IX.