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Storia del Pontificato

 

Storia del Pontificato

Papa Adeodato I

Fonte: Wikipedia

Adeodato I (talvolta chiamato Deusdedito I, morto l'8 novembre 618) fu Papa dal 615 al 618. Nacque a Roma, figlio di un sottodiacono. Secondo la tradizione fu il primo papa ad usare i sigilli in piombo (bullae) sui documenti papali, che con il tempo presero il nome di "bolle papali". Sempre secondo la tradizione, Adeodato era un monaco benedettino, ma non ci sono prove certe di questo fatto.

 

Fonte: Santi e Beati

Nella serie dei Pontefici è indicato col nome originario Deusdedit (“Dio ha dato”) e con l’equivalente Adeodato (“donato da Dio”). Figlio del suddiacono romano Stefano, è stato educato nel monastero dell’Urbe dedicato a sant’Erasmo. Altre notizie non ci sono su di lui giovane, e ben poche sul suo pontificato, perché "durante la prima metà del VII secolo, che fra tutti fu per la città il più orribile e rovinoso, la storia di Roma è immersa in una oscurità fittissima" (F. Gregorovius).

Sappiamo che Adeodato, succedendo nel 615 a papa Bonifacio IV, trova le alte cariche ecclesiastiche in mano a monaci, come ha voluto Gregorio Magno (590-604); e che le ridà ai preti secolari, ma obbligandoli a pregare di più. All’epoca sua una parte d’Italia è in mano ai Longobardi; e l’altra, con Roma, dipende dall’imperatore d’Oriente, rappresentato da un esarca che vive a Ravenna. E che ci muore, a volte: come Giovanni Lemigio, ucciso dalle sue truppe rimaste senza stipendi. 

A sostituirlo arriva l’esarca Eleuterio, che incontra papa Adeodato a Roma e paga ai militari gli arretrati. Ma poi tenta di farsi proclamare imperatore e finisce trucidato. D’altronde, a Costantinopoli regna l’imperatore Eraclio, che ha fatto uccidere il predecessore Foca, il quale aveva ucciso il predecessore Maurizio e i suoi figli. 

Questi sono i tempi in Oriente e in Occidente, con l’aggiunta delle controversie dottrinali fra i cristiani. Ma Adeodato non ha il tempo di affrontarle. Nel 616 riecco nell’Urbe la peste, che aveva già fatto strage nel 590. 

Nel 618 arriva un’epidemia mortale di lebbra o scabbia.
E tra un contagio e l’altro viene il terremoto, nell’agosto 618. Così, lui “pontifica” in mezzo ai morti, e tra superstiti atterriti che gli chiedono aiuto, perché Roma appartiene all’imperatore lontano, ma le disgrazie dei romani “appartengono” al Papa. È Adeodato che deve soccorrere e consolare. 

Ma lo fa per poco: nell’anno terribile, la morte lo coglie. L’“oscurità fittissima” di cui parla Gregorovius avvolge anche la sua fine, come quella di tante altre vittime. Non abbiamo notizie certe sui suoi ultimi giorni. Sappiamo soltanto che per dargli un successore ci vorranno tredici mesi.